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Recensione Silenzio in sala
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La quattordicenne protagonista della storia, Meg Murray (Storm Ride), è in un momento particolare della sua vita: timida e goffa, non va d'accordo coi coetanei a scuola; ha un fratellino piccolo, Charles Wallace (Deric McCabe), geniale e “strano”, e il padre, il celebre fisico Dr. Jack Murry, è scomparso da quattro anni.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
Voto utenti: 3/5

I genitori di Meg, entrambi scienziati, hanno ideato un sistema per viaggiare nello spazio e nell'Universo, nel quale tutto si può smarrire ma nulla perdere, neppure l'amore di un padre. Così Meg, con un suo coetaneo e l'inquietante fratellino Charles, grazie a tre magiche signore dall'abbigliamento eccentrico (Reese Witherspoon, Mindy Kaling e Oprah Winfrey) inizia a viaggiare nel tempo alla ricerca del padre scomparso (Chris Pine). Nelle pieghe del tempo è tratto dal bestseller omonimo di Madeleine L'Engle, che ha vinto vari premi letterari, tra i quali uno dei più prestigiosi al mondo: la Newbery Medal. Queste sensazioni di diversità e di esclusione fanno parte della biografia della scrittrice, ragazzina in difficoltà che cercò una rivincita nella scrittura, e in parte spiegano la passione e la profondità del libro, che narra vicende magiche e avventurose. Ma soprattutto è un'iniezione di autostima e fiducia per tutti i “diversi” e gli insicuri del mondo. Il film, per la regia di Ava DuVernay, riporta con fedeltà ed efficacia il messaggio: diventare se stessi è davvero un compito difficile, e Nelle pieghe del tempo resta un buon insegnamento per ragazzini e adolescenti; peccato però che quest'opera, strada facendo, perda la restante magia del libro, svuotando di significato tutto il resto della storia.

Il tono del film, decisamente fiabesco in un primo tempo, prende poi una piega paurosa: il che sarebbe nel copione della favola, se non fosse che il fratellino di Meg sembra letteralmente posseduto dal demonio e ricorda un po' la bambina de L'Esorcista (rimando stridente in un film Disney), presagio di anni di incubi notturni per i piccoli spettatori. Per non parlare dei bambini muti che giocano con una palla, simbolismo demoniaco fin dai tempi di Fellini in Tre Passi nel Delirio.

Il tono del film, decisamente fiabesco in un primo tempo, prende poi una piega paurosa: il che sarebbe nel copione della favola, se non fosse che il fratellino di Meg sembra letteralmente posseduto dal demonio e ricorda un po' la bambina de L'Esorcista.

Anche l'amico di Meg, Calvin (Levi Miller), innamorato di lei, come ogni altro personaggio della storia sembra fuori posto: tanto che a un certo punto lo spettatore non riesce a spiegarsi come Calvin abbia fatto, da solo, a ricatapultarsi nella realtà, mentre l'intero film è incentrato sull'impossibilità dei personaggi di ritornare indietro. Un errore di sceneggiatura che resta inspiegabile, soprattutto perchè la sceneggiatura è di Jennifer Lee, che firmò il grande successo Frozen, la Regina del Ghiaccio. Una vera occasione mancata per questo film, dotato di ottimo cast, la cui regista, Ava DuVernay è stata la prima donna afroamericana a ricevere una nomination al Golden Globe e al Critics Choice Award per il film Selma - La strada per la libertà. Però è difficile immaginare qualcuno che possa rimanere del tutto soddisfatto da Nelle Pieghe del tempo: nonostante qualche momento riuscito, rimane un puzzle di rimandi cuciti insieme alla bell'e meglio (Il Mago di Oz, Ritorno al Futuro, Alice in Wonderland).

Toppo spaventoso per i piccoli, troppo sciocco per i più grandi, irritante per gli adulti.

di Emanuela Di Matteo
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