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L'esorcista Recensione


L'esorcista Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Se chiedete a qualcuno di citarvi il titolo del primo film horror che gli viene in mente, è estremamente probabile che vi risponderà, senza alcuna esitazione, L’Esorcista. Il motivo è piuttosto semplice: nell’ala oscura del cinema non c’è stata un’altra pellicola che abbia avuto un effetto così dirompente sugli spettatori e un’influenza così incisiva sulle produzioni successive come quella di William Friedkin.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
Voto utenti: 3/5

È il 1973 e finalmente il genere splatter esce dai sottocircuiti in cui era relegato e approda in una produzione di alto livello che beneficia oltretutto di una distribuzione capillare in quasi tutto il mondo. Il successo è clamoroso, così come impressionante è l’impatto sul pubblico dell’epoca: chi c’era ricorda ancora le ambulanze pronte fuori dalle sale.

La dodicenne Regan MacNeil (Linda Blair), da ragazzina dolce e mite, diventa di colpo ferocemente aggressiva, violenta e blasfema, e la madre (Ellen Burstyn) la affida alle cure di alcuni psichiatri. Constatato il fallimento della medicina, si rivolge al prete del luogo: Damien Karras (Jason Miller) per cercare conforto nella religione. Il giovane gesuita riesce a mettersi in contatto con l’anziano esorcista Lancaster Merrin (Max Von Sydow), pallido e debole ma spiritualmente indomabile, con il quale si troverà a combattere una battaglia mortale contro il demonio che possiede Regan.

Tratto dall’omonimo bestseller di William Peter Blatty, co-responsabile di una sceneggiatura da premio Oscar, L'esorcista rimane una pietra miliare del cinema dell’orrore che ha nel volto deturpato e ghignante di Linda Blair una delle sue icone assolute: la sua interpretazione fu così potente e convincente che diventò per lei una specie di maledizione, un marchio da cui fu impossibile liberarsi, qualcosa di molto simile a quanto era accaduto ad Anthony Perkins dopo Psycho. Confinata in piccole produzioni televisive e spettacoli teatrali, troverà il modo di prendersi gioco di se stessa e della sua immagine cristallizzata di eterna indemoniata con l’ultrademenziale ma divertentissimo Riposseduta. Più che nella trama in sé, la forza del film sta nel fortissimo impulso dato al verismo di trucchi, make up ed effetti speciali: prima de L’Esorcista non si era mai visto nulla di simile sotto questo aspetto. Il lavoro di Dick Smith sul volto di Regan ha un effetto ancora oggi assolutamente impressionante e Marcel Vercoutere stupisce gli spettatori dell’epoca e li terrorizza mostrando loro qualcosa di assolutamente nuovo, come la levitazione di Regan e la sua camminata “a ragno” sulle scale (visibile nella versione integrale uscita nel 2000).

Una pietra miliare del cinema dell’orrore, che ha nel volto deturpato e ghignante di Linda Blair una delle sue icone assolute.

Fondamentale poi è il suono (premiato con l’Oscar): i rumori di sottofondo sono il segnale del passaggio dal mondo normale a quello sovrannaturale e contribuiscono in maniera decisiva ad aumentare la tensione. Il film è stato visto da molti anche in chiave sociologica, come una sorta di ribellione, di sfogo verso la cultura repressiva e chiusa dell’epoca: sotto questa luce vanno lette le blasfemie e gli insulti con cui Regan risponde alle benedizioni di Padre Merrin o la famosa scena in cui la ragazzina interrompe il ricevimento della madre scendendo a urinare nel salone di casa. I due deboli sequel e un altrettanto fiacco prequel che hanno fatto seguito, non sono riusciti minimamente ad intaccare la forza ispiratrice di un vero e proprio spartiacque nella storia del cinema.

di Marco D'Amato
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