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Recensione Silenzio in sala
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Nexo Digital continua a portare avanti l’ambizione di far arrivare l’arte pittorica e scultorea nei cinema: dopo il lavoro entusiasmante su Caravaggio, arriva in sala il genio di Van Gogh. Un artista controverso, come il suo modo di lavorare e di vivere, la cui esistenza è ricostruita in questo film attraverso scambi epistolari e testimonianze eccellenti.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Voce narrante dell’intero progetto è Valeria Bruni Tedeschi, che restituisce gli oneri e gli onori di un sogno artistico dalla chiesa di Auvers-Sur-Oise, affrescata da Van Gogh qualche settimana prima di suicidarsi.

Gli artisti, siano essi pittori o scultori, nell’Ottocento erano l’equivalente delle rock star. Si parlava solo di loro: erano contesi, scorbutici, contorti, amati. Potrebbe essere questo il motivo per cui, nell’epoca del digitale e della forza dei pixel, occorre ridestare una figura come quella di Van Gogh. Un Kurt Cobain ante litteram, con il quale condivide la medesima fine. Non è un caso che la pittura per Vincent – così come la musica per Kurt – era una rappresentazione del mondo ideale. Attraverso i colori, egli dava vita a emozioni proprie, qualche volta intime, che colpivano gli occhi di chi sapeva capirle e interpretarle.

Una cartolina perenne di luoghi, strade e quartieri vissuti dall’artista che elevano il racconto a guida.

Come nel caso di Helene Kroller Muller, ricca signora, innamorata del genio pittorico di Van Gogh, che è riuscita ad aggiudicarsi quasi 300 sue opere tra dipinti e disegni. Il patrimonio, ora, è custodito nel museo di Otterlo, in Olanda, ed è da qui che inizia la composizione di questo puzzle attorno alla figura di un uomo che è divenuto immortale grazie al suo talento, ma che, in vita, aveva più fragilità che certezze. Il racconto ripone grande attenzione analitica e interpretativa ai pezzi più significativi e pregiati del repertorio dell'artista (parecchia attenzione anche alle influenze che hanno plasmato Van Gogh, nei diversi periodi della sua vita). Poi, con delicatezza, il regista Giovanni Piscaglia si addentra in una dimensione più intima: alla ricerca di Vincent, lontano da quel richiamo iconico che restava impresso su tela, ripescando fra lettere, citazioni, appunti e, addirittura, cose mai venute alla luce.

Scritti celati che prendono vita in questa ricostruzione perenne, che somiglia a un vaso rotto di cui si cercano le increspature.

Van Gogh - Tra il grano e il cielo è una cartolina perenne di luoghi, strade e quartieri vissuti dall’artista che elevano il racconto a guida. Infatti, nel vasto percorso, è come se si attraversasse Italia, Francia e Olanda. Il mezzo non è un mero veicolo, ma scorci mozzafiato che divengono visibili nei dipinti. Colori e utilizzo della luce ribaltano la pittura del tempo, così come quest’opera filmica ribalta il concetto di apprendimento artistico: chi guarda non è al cospetto di un semplice studio, ma si trova dinnanzi a una formazione professionale e umana che in pochi hanno avuto il coraggio di riportare in auge. A Giovanni Piscaglia, così come alla Nexo, va riconosciuto il merito d’esser riusciti a rendere fruibile la storia dell’arte a qualsiasi livello. Senza, però, scadere nella banalità e cercando di mantenere sempre e comunque un approccio critico.

di Andrea Desideri
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