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Recensione Silenzio in sala
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L'ascensore è un non-luogo, un piccolo abitacolo che ci trasporta da uno spazio fisico all'altro, costringendoci a interminabili momenti in compagnia di sconosciuti. O, peggio, soli e abbandonati a noi stessi.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3.3/5

Compiere un viaggio in ascensore è indubbiamente inquietante. Lo avevano notato gli eclettici fratelli Manetti, che in Piano 17, intrappolavano un gruppo di persone in compagnia di una bomba innescata che sta per esplodere. Nel 2010, su un soggetto di M. Night Shyamalan era stato realizzato Devil di John Erick Dowdle: e ai malcapitati andava assai peggio, perchè in ascensore con loro era nascosto il Diavolo in persona. Ma Daniele Misischia, regista trentenne romano al suo primo lungometraggio, ha voluto alzare il tiro e ha scelto l'inquietante ascensore come location privilegiata per una storia di zombie. La trama è classica e al contempo originale: mentre l'Apocalisse fuori esplode, “gli infetti” non possono entrare nell'ascensore nel quale il malcapitato uomo d'affari Claudio Verona (Alessandro Roja) è accidentalmente chiuso, ma neppure lui ne può uscire. In questo caso l'ascensore diventa un luogo non solo di passaggio ma anche di trasformazione, perchè se fuori si scatena l'inferno e gli impiegati, i conoscenti, gli amici del protagonista perdono la loro umanità per trasformarsi in infetti dai tratti stravolti - grazie al realistico make up - anche il nostro protagonista, che è un uomo d'affari arrogante, viziato ed egocentrico, si ritrova a cambiare.

Prodotto dai Manetti Bros., il claustrofobico e travolgente lungometraggio di Daniele Misischia è stato acclamato al FrightFest 2017 di Londra, al Festival di Roma e al FI PI LI Horror Festival di Livorno.

Lui, che ha sempre avuto potere su tutti, riverito e corteggiato, stavolta è impotente, non potendo aiutare nessuno, né le persone a un passo da lui, né la moglie da sola a casa (Carolina Crescentini) e a sua volta attaccata dagli infetti. Non può allontanarsi, né fuggire da quell'abitacolo: ma mentre tutti attorno a lui perdono la propria umanità, Claudio Verona la ritrova.

Prodotto dai Manetti Bros., il claustrofobico e travolgente lungometraggio di Daniele Misischia è stato acclamato al FrightFest 2017 di Londra, al Festival di Roma e al FI PI LI Horror Festival di Livorno, dove aveva debuttato alla regia nel 2012 con un corto vincitore. Ora il film arriva nelle sale italiane, ad agosto di quest'anno.

La sceneggiatura, compatta e inattacabile, è frutto della cooperazione tra Misischia e Cristiano Ciccotti; il resto del cast all'altezza, dalla grintosa Euridice Axen - appena vista in Loro 2 - all'umano e credibile poliziotto Claudio Camilli, contribuiscono a rendere il film galvanizzante e di grande intrattenimento. Un passo importante in un panorama cinematografico italiano spesso scontato e ripetitivo. Metafora di una società dei privilegi e delle apparenze e di una città eterna in declino e delirio, l'arrivo del misterioso virus spazzerà via ogni cosa, perfino il traffico dalle strade, solitamente congestionate, della capitale. Non tutti gli zombie vengono per nuocere.

di Emanuela Di Matteo
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