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Recensione Silenzio in sala
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Da film indipendente indonesiano The Raid - Redenzione non approda a una distribuzione ufficilale, ma si fa il giro dei festival – arriva anche al nostro Torino Film Festival nel 2011 – suscitando clamore e consensi e guadagnandosi lo status di cult. Solo successivamente fa breccia nei vari mercati.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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Ad esempio, nel nostro paese esce direct-to-video nel dicembre del 2013, appena tre mesi prima che nelle sale arrivasse Captain America: The Winter Soldier, acclamato dalla critica come «uno dei migliori action mai visto negli ultimi anni». L’accostamento di tale frase a questi due film così diametralmente opposti fa sorgere qualche dubbio sui metri di giudizio della critica: chi ha visto entrambi capirà che sono pellicole imparagonabili! Come chiedere a qualcuno se è più bello Dogville di Lars von Trier o Nightmare - Dal profondo della notte di Was Craven: sono generi totalmente diversi e per essere chiari chi concorre nella categoria “action” non è la Marvel!

The Raid - Redenzione è il classico film che prima incuriosisce, poi esalta e infine fa sperare di vedere prestissimo un sequel, nel timore che tale seguito possa non essere all’altezza. Gareth Evans è conscio di tutti i rischi (ma eventualmente anche i meriti) che un sequel comporta e che il solo modo per alzare l’asticella non è spingere l’acceleratore sull’azione (anche perché sarebbe impossibile!) bensì puntare su di una storia un po’ più stratificata rispetto a “SWAT che fanno irruzione in un palazzo”. E si dà il caso che Evans abbia giusto giusto una sceneggiatura pronta, che necessita solo di qualche ritocco per poter divenatre il sequel diretto di quel capolavoro di The Raid - Redenzione.

Si tratta di Berandal, film che il regista gallese aveva accantonato a causa della produzione troppo complessa e dispendiosa. Ma dopo il successo di The Raid - Redenzione i tempi sono maturi e così nasce The Raid 2 - Berandal. Il protagonista è sempre il nostro Iko Uwais che, sopravvissuto al massacro, deve venire a capo di quella storiaccia emersa durante il raid che implicava dei poliziotti corrotti. Ovviamente il palazzo governato dal boss del primo film era solo una delle molteplici cellule criminali che infestano Giacarta, e faceva capo a un’organizzazione ben più grande che non vede l’ora di avere la testa di Iko su di un piatto.

The Raid 2 - Berandal diventa quindi una storia di gangter old-shool alla John Woo, in cui affari malavitosi e scene action pazzesche si susseguono sullo schermo inanellandosi perfettamente le une con le altre.

Il dittico di The Raid e il resto dell’action mainstream non sono lo stesso campo da gioco, non sono lo stesso campionato e non sono nemmeno lo stesso sport.

Gareth Evans diluisce l’azione, portandola al suo limite estremo già nei primi minuti di film: prima con la scena di pestaggio in bagno, poi con quella ambientata nel cortile della prigione detta fin da subito uno standar altissimo che non farà che crescere costantemente nel corso del film (e parliamo di 150 minuti). Inoltre è lampante che questa volta il gallese punti molto di più su estetica e messa in scena, richiamando alla mente a più riprese il mondo criminale e iper-glamour di Nicolas Winding Refn; non tanto per i colori fluo e saturati, quanto per la composizione geometrica delle inquadrature, per certi primissimi piani e dettagli di oggetti minuscoli, per alcuni tempi dilatati che rallentano in modo quasi straziante l’attesa prima di esplodere in sequenze frenetiche e violentissime.

L’azione è ovviamente coreografata e ripresa in modo divino, forse ancor di più che nel primo film. Le scene d’azione di massa sembrano balletti in cui nulla è lasciato al caso, men che meno i movimenti della telecamera, sempre pronta a cristallizare su pellicola la migliore inquadratura possibile con cui rendere al massino l’acrobazia che gli stuntmen stanno compiendo.

E non sono più solo pugni, calci e macheti, ma si aggiungono personaggi strampalati che usano martelli (uno per mano) o lanciano palle da baseball (ovviamente scagliate con un’apposita mazza) contro le loro vittime. Questo al netto di un carismatico personaggio – tutto nuovo dato che Mad Dog è morto – interpretato da Yayan Ruhian.

Il pubblico generalista continuerà a reputare Captain America: The Winter Soldier «uno dei migliori action mai visto negli ultimi anni» ma ancora una volta Evans dimostra di provenire da un’altro pianeta e - parafrasando il Jules di Pulp Fiction - il dittico di The Raid e il resto dell’action mainstream «non sono lo stesso campo da gioco, non sono lo stesso campionato e non sono nemmeno lo stesso sport».

di Marco Filipazzi
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