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Recensione Silenzio in sala
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Nella sterminata prateria di b-movie anni '80 troviamo pellicole (rigorosamente low-budget) horror, sci-fi o thriller: la peculiarità sta nel fatto che questi generi non erano mai “puliti” ma spesso si contaminavano tra loro, irrorati da abbondanti dosi d’ironia e da una resa visiva molto, ma molto artigianale. Film innocui, popolati da personaggi tagliati con l’accetta, soluzioni narrative in bilico sul filo del trash o addirittura illogiche.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Insomma opere tutt’altro che memorabili, eppure in grado di offrire 90 minuti canonici d’intrattenimento a chi si approccia alla visione senza particolari pretese. Tantissimi sono i titoli che rientrano in questa sottocategoria e uno degli esponenti più orgogliosi è senza dubbio Chi è sepolto in quella casa?, diretto da Steve Miner (al suo terzo lavoro dopo i capitoli II e III della saga di Venerdì 13), scritto da Fred Dekker (che qualche anno dopo ci regalerà quel gioiello che è Scuola di mostri) e prodotto proprio dal papà di Jason Voorhees, Sean Cunningham. Il film uscì nel 1986 e i distributori italiani, non potendo adattare letteralmente il titolo originale, House, anticipato 5 anni prima da La casa, decisero di sfruttare comunque il successo del film di Sam Raimi utilizzando la stessa C a forma di falce nella locandina. A suo modo un’idea geniale.

Uno scrittore in crisi creativa (traumatizzato dall'esperienza in Vietnam prima, dalla misteriosa scomparsa di suo figlio e dal divorzio con la moglie poi) si trasferisce nella casa di una zia da poco deceduta nel tentativo di scrivere un libro sul suo trascorso bellico. Strani fenomeni, però, iniziano a tormentarlo: un mostro nascosto nell’armadio, attrezzi da giardino che si animano e cercano di ucciderlo, una strega che prende le sembianze della sua ex-moglie per ingannarlo. Ma anche creature maligne che cercano di rapire un bambino a cui sta facendo da babysitter, mondi infernali che si celano nello specchio dell’armadietto del bagno e, dulcis in fundo, un ex-commilitone del Vietnam tornato dall’aldilà per avere la propria vendetta. Raccontata così la trama di Chi è sepolto in quella casa? sembra un gran pastrocchio di idee e situazioni bizzarre.

Chi è sepolto in quella casa? è un autentico manifesto dei b-movie 80s: film sconclusionati e lontanissimi dal circuito mainstream, ma comunque in grado di tracciare un solco profondo nell’immaginario collettivo di un intera generazione.

Ma se ciò è in parte vero, la cosa che sorprende più di tutte è scoprire quanto il film funzioni!

Funziona per i suoi personaggi stereotipati - il protagonista stralunato, il vicino ficcanaso, la vicina bellona e svampita -, funziona per le trovate strampalate e per i mostri di gomma (che è difficile anche solo per un secondo credere possano fare del male al nostro protagonista), funziona per la sua ironia demenziale e a tratti persino infantile. Ma proprio per questa capacità di non prendersi mai sul serio riesce a sorprendere con alcune sequenze di puro horror anni ’80, magari ingenue, eppure ancor oggi efficaci sullo schermo. Per tutti questi motivi Chi è sepolto in quella casa? è un autentico manifesto dei b-movie 80s: film sconclusionati e lontanissimi dal circuito mainstream, ma comunque in grado di tracciare un solco profondo nell’immaginario collettivo di un intera generazione.

di Marco Filipazzi
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