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Recensione Silenzio in sala
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Presentato alla 75esima Mostra di Venezia nella sezione Orizzonti c’è La profezia dell’armadillo, film di Emanuele Scaringi dalla complessa genesi produttiva, tratto dalla graphic novel di Zerocalcare.

È la storia di Zero (Simone Liberati), un giovane disegnatore che si barcamena tra ripetizioni di francese, la compilazione di questionari in aeroporto e altri piccoli lavoretti per sbarcare il lunario. Condivide i suoi disagi quotidiani con un armadillo (Valerio Aprea), trasposizione della sua coscienza che fa da moralizzatore in molti momenti della vita.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
Voto utenti: 3/5

Qualcosa nella sua routine si rompe quando scopre che la sua amica d’infanzia Camille non c’è più. Il ricordo dell’amica, che muore inaspettatamente e alla quale non ha mai dichiarato il proprio amore, sarà un pretesto per provare a dare una svolta per quanto possibile alla sua vita.

Di questo film si sentiva rumoreggiare da tanto. Perché La profezia dell’armadillo, oltre a essere ispirato dai lavori dell’amato Michele Rech, meglio conosciuto come Zerocalcare, ha avuto una gestazione davvero controversa. Il film è stato sceneggiato da Oscar Glioti, da Zerocalcare, Valerio Mastandrea e Johnny Palomba: la scrittura è iniziata nel 2013, due anni dopo l’uscita del fumetto. Questo lavoro ha anche dovuto fare i conti con l’abbandono alla regia di Valerio Mastandrea e il passaggio di testimone all’esordiente Emanuele Scaringi. Ma queste difficoltà non hanno impedito al film di essere portato alla mostra del cinema di Venezia e venire accolto con entusiasmo, complice sicuramente l’ottima performance dei protagonisti (nel cast anche Pietro Castellitto, Diana del Bufalo, Kasia Smutniack e Laura Morante).

Notevoli sono le differenze tra la graphic novel e la sceneggiatura del film che, nonostante alcuni picchi davvero esilaranti, non riesce davvero a essere brillante come dovrebbe. Adattare una graphic a un mezzo che non gli è nativo è già di per se un’impresa eccezionale e per questo motivo non possiamo accostarci alla visione del film con lo stesso atteggiamento.

I personaggi di Zero e Secco sono la vera forza della pellicola, alla quale poi si aggiungono una serie di luoghi comuni sui conflitti tra Roma Nord e Roma Sud che a volte funzionano, a volte scivolano nel banale.

La profezia dell’armadillo prova a essere fedele e preservare almeno lo spirito dei fumetti di Zero, a trasporli in maniera cinematografica combinando comicità e naturalezza, una dimensione un po’ naif mista al senso di disorientamento di una generazione ferita da molti episodi sconcertanti (il G8 di Genova) e alla ricerca di un posto fisso che non esiste, che brancola in un limbo esistenziale, senza però perdere la voglia di trovare la propria strada.

I personaggi di Zero e Secco sono la vera forza della pellicola, alla quale poi si aggiungono una serie di luoghi comuni sui conflitti tra Roma Nord e Roma Sud che a volte funzionano, a volte scivolano nel banale. Al netto del paragone con il libro, il problema più evidente del film è la mancanza di una visione d’insieme che rende debole la narrazione. Come se fossero tante tavole separate legate da un senso davvero troppo debole. Alla regia manca un orizzonte unitario e, nonostante gli sforzi, per Emanuele Scaringi non deve essere stato semplice ricostruire l’immaginario così forte e così amato dai fan di Zerocalcare.

Nel complesso non c’è armonia delle parti e il film è poco in equilibrio. Poggia con troppa forza sulle spalle dei protagonisti e perde la verve narrativa, fondamentale per dare spessore al racconto e adattarlo veramente allo schermo.

di Valentina Pettinato
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