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Recensione Silenzio in sala
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Nel 1974 Joseph Sargent diresse un riuscitissimo film d’azione con Walter Matthau, conosciuto in Italia con il titolo di Il colpo della metropolitana, e particolarmente amato da Tarantino che si ricorderà dei nomi in codice del quartetto di criminali protagonista della pellicola per il suo Le iene. 35 anni dopo Tony Scott (Top gun, L’ultimo boy-scout, Spy game) cura la regia di questo remake, puntando forte su un cast di grandi nomi quali Denzel Washington, John Travolta e John Turturro.

Quattro banditi capeggiati dall’ex broker Ryder (John Travolta) sequestrano il primo vagone di un treno della metropolitana di New York bloccandolo tra due stazioni, e chiedono dieci milioni di dollari entro un’ora per liberare gli ostaggi che in caso di ritardo verranno uccisi con il ritmo di uno al minuto.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
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A tenere i contatti via radio con i rapitori, sotto la guida del tenente Camonetti (John Turturro), è Walter Garber (Denzel Washington), un alto dirigente dell’MTA (Metropolitan Transportation Authority), accusato di aver intascato una mazzetta e temporaneamente retrocesso al controllo della normale circolazione ferroviaria. Ryder, voglioso di vendetta verso la città di New York, rea di averlo usato e sfruttato, vede in Garber un’altra vittima della società e cerca di instaurare con lui un rapporto di fiducia e mutua comprensione, permettendo così al responsabile dell’MTA, alla ricerca di riscatto e redenzione, di tenere a bada per quanto possibile la sua furia omicida fino allo scontro decisivo.

La storia funziona, cattura lo spettatore con il suo ritmo incalzante senza lasciargli un attimo di tregua e il meccanismo della suspence è ben oliato dalla mano sapiente di Scott; inoltre, anche se non sembrano ispirati né particolarmente convinti, due mostri sacri come Washington e Travolta sanno benissimo come reggere il peso della scena, dando vita a una lunghissima partita di tennis in cui si scambiano la pallina dall’inizio alla fine del film. Il problema è che siamo di fronte all’ennesimo action-movie “muscolare”, vitaminizzato e superpompato, con un montaggio ipercinetico sottolineato da musica assordante e un surplus di immagini, suoni e situazioni che, se eliminato, avrebbe reso il film decisamente più gradevole e incisivo. Si risolve in una colossale “masturbazione” fine a se stessa la scena della folle corsa della polizia per portare in tempo i soldi alla stazione, con i centauri e le macchine del NYPD che sbattono contro qualsiasi cosa si muova, taxi, ambulanze, tra voli, cappottamenti ed esplosioni. In omaggio alla pellicola originale, poi, si è cercato di dare un taglio umoristico e di protesta contro la classe politica americana, ma mentre la figura imbarazzata del sindaco ( il “Tony Soprano” James Gandolfini) funziona e risulta simpaticamente “umana”, l’umorismo si risolve in battute sterili e grossolane (“la morte è un passo avanti rispetto a dove sono ora” oppure, di fronte alla testa sfondata di uno dei rapitori, “lui è Ramos, era il cervello dell’operazione”).

Infine, passi la giusta caratterizzazione da “uomo comune” di Garber, ma un suo dialogo con la moglie prima del rendez-vous con Ryder è talmente zuccheroso e ridicolo che in parecchi augureranno al buon Denzel di sparire due fotogrammi dopo. Quindi, se volete un po’ di sano intrattenimento e azione senza andare troppo per il sottile, Pelham 123 fa assolutamente al caso vostro, altrimenti passate oltre.

Ryder, voglioso di vendetta verso la città di New York, rea di averlo usato e sfruttato, vede in Garber un’altra vittima della società e cerca di instaurare con lui un rapporto di fiducia e mutua comprensione, permettendo così al responsabile dell’MTA, alla ricerca di riscatto e redenzione, di tenere a bada per quanto possibile la sua furia omicida fino allo scontro decisivo

di Marco D'Amato
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