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Batman Ninja Recensione


Batman Ninja Recensione

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Mentre sta combattendo con Gorilla Grodd all'Arkham Asylum, Batman finisce inghiottito da una macchina del tempo creata dal suo avversario e si trova trasportato nel Giappone feudale. Qui viene affrontato da dei samurai alle dipendenze del Joker, anch'esso finito con l'inseparabile Harley Quinn in quell'epoca passata.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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Ma come scoprirà ben presto l'Uomo Pipistrello, altre vecchie conoscenze - alleati e nemici - si trovano ora in quel determinato periodo storico. Il supereroe viene informato da Catwoman che lui è l'ultimo ad essere arrivato e che gli altri sono giunti li già da due anni, avendo avuto il tempo di ambientarsi e di imbastire dei rispettivi regni, ognuno ricalcato sulle rispettive peculiarità: da Deathstroke a Due Facce, da Poison Ivy a Il Pinguino, i criminali hanno l'intenzione di soggiogare l'intero Paese ai rispettivi domini. L'Uomo Pipistrello, che oltre all'aiuto della felina ladra può contare sulla presenza di Robin, Nightwing, Red Robin e Red Hood, dovrà così affrontare i suoi storici nemici e in particolare la principale nemesi, Joker, affinché il futuro non subisca conseguenze irreparabili.

L'eroe di casa DC Comics sbarca nel Sol Levante in una trasposizione animata che si distingue dalle decine di omologhe produzioni a tema sul personaggio, fin a cominciare dal character design e dallo stile grafico, qui ricalcato sul classico stile degli anime giapponesi. Diretto da Junpei Mizusaki, autore dell'horror antologico Zoo (2005), con lo stile dei personaggi curato da Takashi Okazaki (creatore di Afro Samurai), Batman Ninja si presenta come un'operazione fuori da qualsiasi canone estetico e narrativo, che plasma di fatto il canonico universo dell'Uomo Pipistrello sotto una nuova ottica tutta nipponica. Le introduzioni dei vari personaggi, con i doppi caratteri su schermo sia in idioma autoctono che nell'alfabeto occidentale; una lunga sequenza volta a omaggiare i classici dipinti indigeni (affascinante pur nelle sue evidenti sbavature); la scena di chiusura con in sottofondo il monte Fuji: i novanta minuti di visione si rivelano un vero e proprio omaggio al Paese in cui è ambientata la vicenda, e non solo per i rimandi al relativo folklore e alle tipiche usanze.

Soprattutto nell'ultima parte, infatti, il film affastella una serie di rimandi cinematografici ai classici live-action e al mondo dell'animazione. Il pianeta delle scimmie (1968), Il castello errante di Howl (2004), la saga dei Transformers e l'intero mondo dei robottoni figli di Mazinga e Goldrake, il filone dei kaiju-eiga: sono solo alcune delle innumerevoli ispirazioni che si susseguono senza sosta in un meltin-pot tanto frenetico quanto visionario, atto a delineare una lucida e scatenata follia nella messa in scena con castelli che si trasformano in giganteschi robot, eserciti di primati corazzati e fusioni sempre più esagerate tra cose materiali ed esseri viventi. ù

La sceneggiatura sospende volutamente qualsiasi istinto di verosimiglianza in favore di una pura apoteosi citazionista che lascia stupefatti e disorientati al contempo in più occasioni.

La sceneggiatura sospende volutamente qualsiasi istinto di verosimiglianza in favore di una pura apoteosi citazionista che lascia stupefatti e disorientati al contempo in più occasioni.

A pagarne, come ovvio, è l'omogeneità narrativa ma, compreso appieno il gioco messo in moto, anche i più strampalati WTF diventano un piacevole escamotage di puro intrattenimento. Il finale prevede la solita resa dei conti, multipla, tra tutti i personaggi che vanno a comporre i due distinti schieramenti, lasciando la parte del leone al lungo (anche troppo) combattimento finale tra Il Cavaliere Oscuro e il Joker, chiudendo infine il cerchio nel modo più prevedibile. L'unica vera pecca di Batman Ninja è una certa mancanza di epica che, visto il contesto, avrebbe potuto essere espressa in alcune delle sequenze chiave, qui schiavizzata dalla ricerca senza compromessi di sorta del prossimo eccesso a venire. L'animazione invece, basata su fondali fissi nel quale interagiscono le figure in primo piano, vive o inanimate che siano, si rivela di ottimo livello e grazie ad un tratto lineare e pulito restituisce appieno il fascino ruvido e spigoloso dei buoni e dei villain in maniera più che congeniale per un buon impatto estetico.

di Maurizio Encari
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Commenti

Vito302 | 7:47 01/11/18

Sono d'accordo. Una reinterpretazione del Cavaliere Oscuro totalmente folle ed estrema. Animazione sublime che mescola tradizione e CGI. Secondo esperimento nipponico dopo "Batman - Il Cavaliere di Gotham" a convincere nonostante gli eccessi e qualche lungaggine di troppo.

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