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Recensione Silenzio in sala
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Inutile: non vi sono altri aggettivi per definire Halloween - La resurrezione. Inutile perchè, con un finale come quello di Halloween – 20 anni dopo, era un suicidio pensare di mettere in cantiere l’ennesimo capitolo della saga senza sfociare in ripetitività - che già è intrinseca nel genere slasher - e noia.

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Voto Silenzio in Sala: 1.5/5
Voto utenti: 3/5

Il solo modo per riscattarsi da queste premesse era imbastire una trama che risultasse anche solo minimamente interessante. Ma non è così.

Jamie Lee Curtis aveva firmato con la Dimension Films un contratto che la obbligava a comparire in un eventuale sequel, ma lei stessa però pose un secondo vincolo: togliere di mezzo per sempre il personaggio di Laurie Strode. Halloween - La resurrezione si apre quindi con la scena finale del film precedente: Laurie trancia di netto la tesa di Michael Myers, che rotola a terra, salvo poi scoprire che quello che ha decapitato non è il mostruoso fartello, bensì un poliziotto a cui Michael ha fatto vestire i propri panni. Superato questo WTF troviamo Laurie rinchiusa in un manicomio. Ancora la notte di Halloween, e Michael irrompe nella stanza in cui la sorella è rinchiusa e la uccide. Questo avviene nei primi 15 minuti di film.

Ora, prima di arrivare alla vera trama (se così possiamo chiamarla) di Halloween - La resurrezione, riflettiamo un secondo. Il motore che ha spinto Michael a uccidere nei sei film precedenti è sempre stato il rancore per la sua famiglia, che fosse sua sorella Laurie e sua nipote Jamie nei capitoli 4, 5 e 6.

La regia è affidata a Rick Rosenthal, che già aveva diretto Halloween 2, ma in questa pellicola non vi è nemmeno un pallido barlume di tutto il buono che vi era nel primo sequel.

Considerando che questo ottavo film ignora tutta la storyline di Jamie, una volta tolta di mezzo anche Laurie, Michael non avrebbe più alcun motivo non solo di uccidere, ma proprio di esistere. La sua vendetta nei confronti della famiglia Myers si è conclusa. Fine della questione. E invece ci sono altri 70 minuti di film.

Un gruppo di studenti del liceo di Haddonfield vincono un concorso per trascorrere la notte di Halloween nella casa natale di Michael Myers, costantemente spiati dalle telecamere che tarsmetteranno l’evento come un reality show online.

Casualmente, dopo 24 anni che non vi rimetteva piede, Micahel decide di tornare a casa proprio quella notte.

La regia è affidata a Rick Rosenthal, che già aveva diretto il buon Halloween 2 – Il signore della notte, ma in questa pellicola non vi è nemmeno un pallido barlume di tutto il buono che vi era nel primo sequel. Tutto scorre piatto e inesorabile esattamente come ogni spettatore (anche il meno avvezzo al genere) si aspetta. La trama si trascina tra personaggi odiosi e stereotipi dell’horror di inizio millennio – i reality show (il film è uscito nel 2002) e l’imperante musica hip-hop (tra i protagonisti figura il rapper Busta Rhymes) – e non vi è davvero nulla di salvabile. La tensione è inesistente, gli omicidi a dir poco pigri e persino la proverbiale maschera bianca è inguardabile: con quelle labbra arricciate che donano a Myers un’aurea più ridicola che inquietante.

No, non vi è davvero nulla di buono Halloween - La resurrezione e la sua visione non può essere incoraggiata nemmeno dal senso di completezza della saga. Il dittico, che verrà in seguito diretto da Rob Zombie, è una storia parallela: il più recente capitolo del 2018 ignora qualsiasi altro film a parte il capostipite. Halloween - La resurrezione, allora, non conta nulla: un flop al botteghino, visto con astio anche dai fan più incalliti (non è difficile immaginare il perché). Meglio fingere che non sia mai stato realizzato.

di Marco Filipazzi
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