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Recensione Silenzio in sala
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Quattro donne, accomunate dall’amore per i propri mariti, si reinventano criminali dopo che i loro consorti rimangono uccisi durante un colpo. Allora Veronica, Alice, Linda e Belle decidono di dare una scossa alle proprie vite: l’intenzione è quella di portare a termine una rapina ad alto rischio, che potrebbe compromettere le sorti dell’intero quartetto, ma quando le scadenze aumentano e i debiti si fanno soffocanti, prendersi qualche rischio diviene inevitabile.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5



Steve McQueen, al suo ottavo lavoro da regista, ha sentito l’esigenza di raccontare il crimine sotto altre vesti: quelle femminili. Stavolta il lavoro sporco lo fanno quattro donne, lasciate prematuramente dai loro mariti in un mare di guai e debiti. Una volta che gli uomini sono caduti durante un colpo, tocca alle donne (spietate e complici) risollevare le sorti del casato criminale. Questa parabola narrativa l’avevamo già vista in estate con Ocean's 8, in cui la sorella del celeberrimo Danny Ocean prende in eredità le redini della banda di ladri più famosa d’America riadattandola al femminile. Quello di Gary Ross, però, è stato più un tentativo di ricalcare i fasti di un cult movie. Steve McQueen, invece, vuole sovvertire la figura della donna spodestandola dagli stereotipi di grazia e delicatezza per renderla protagonista di un action dalle tinte ruvide.

Widows - Eredità criminale pone la stessa attenzione e cura in tutte le fasi del film: quella iniziale, in cui c’è lo sgomento per la morte degli amati, e quella finale in cui c’è la vera e propria metamorfosi di quattro adulte diventate oramai pedine nella scacchiera del malaffare.

Il merito di McQueen è quello d’esser riuscito a liberare il genere femminile dal cliché, per generare protagoniste ribelli e spregiudicate.

L’opera di McQueen ci catapulta in meccanismi già conosciuti, dove però la sfrontatezza femminile viene affinata per compiere atti al limite della legalità. Assistiamo, dunque, a un susseguirsi di colpi di scena dettati da variabili che non possono esser calcolate: la trama è intricata a tal punto che è impossibile prevedere qualsiasi mossa. C’è tanta fisicità, proprio per far capire che il crimine è democratico: tratta allo stesso modo sia gli uomini che le donne. Come suggerisce il sottotitolo, si tratta di un’eredità criminale in piena regola, infarcita anche da presenze illustri: Liam Neeson, Jon Bernthal, Robert Duvall, Garret Dillahunt.

Tanti attori di spicco a comporre un mosaico già ricco; particolare, inoltre, il contributo di Colin Farrell: lo vediamo sfrecciare per le strade di Chigago nelle vesti di un politico irlandese sprezzante e dinamico, che riveste una parte importante nel colpo delle vedove. In Widows - Eredità criminale il merito di McQueen è quello d’esser riuscito a liberare il genere femminile dal cliché, per generare protagoniste ribelli e spregiudicate.

di Andrea Desideri
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