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Recensione Silenzio in sala
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Il mangiatore di pietre, tratto dall’omonimo romanzo di Davide Longo e presentato al 36° Torino Film Festival nella sezione “Festa mobile”, è il primo lungometraggio di fiction del documentarista Nicola Bellucci, che ne ha curato anche la sceneggiatura insieme a Hans Geissendörfer e Marco Colli. Cesare (Luigi Lo Cascio) vive sui monti della Val Varaita, in Piemonte.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
Voto utenti: 4.3/5

È conosciuto da tutti come “Il francese”, perché in passato ha vissuto nel paese transalpino. Una volta tornato alle sue montagne, rimasto vedovo, Cesare ha intrapreso un’attività molto rischiosa: quella del passeur. Negli anni, attraverso i valichi alpini, ha contrabbandato di tutto, aiutando inoltre numerosi clandestini a espatriare. Da quando, però, la merce da trasportare ha iniziato a essere la droga, Cesare ha deciso di smettere e di ritirarsi nella sua baita con il cane Micol, vivendo di lavori estemporanei e intagliando il legno. Non ha molti amici, uno di questi è Ettore (Bruno Todeschini), piccolo imprenditore locale e anche lui ex passeur. Un giorno Cesare scopre nel vicino torrente il cadavere di Fausto, il figlioccio al quale aveva trasmesso “il mestiere” e che aveva perso di vista dopo che questi aveva accettato di trasportare ciò che lui si era sempre rifiutato. Evidentemente si tratta di omicidio, e le indagini condotte dal commissario Sonia Di Meo (Ursina Lardi) portano a sospettare Cesare, sino a quando la donna si convincerà della sua innocenza.

Il delitto come scusa, come strumento per raccontare le persone e tutta una comunità

Nel frattempo apprendiamo che l’ultima missione di Fausto avrebbe dovuto essere quella di aiutare un gruppo di migranti clandestini, uomini, donne e bambini, a varcare il confine. Abbandonati al loro destino in una baita in mezzo alla neve, i migranti vengono scoperti da Sergio (Vincenzo Crea), un giovane del posto che vive con il padre autoritario e che decide di aiutarli e condurli in Francia, superando le difficoltà di una traversata in condizioni climatiche estremante difficili. Per fare ciò chiede aiuto a Cesare il quale, dapprima riluttante, cede e si lascia convincere ad aiutare il giovane.

Il film è incentrato sulla figura di Cesare, montanaro solitario che si porta dietro un doloroso passato e ai rapporti complessi fra i vari personaggi, fatti di odi, rancori, amicizie ormai finite. Lo script del film ricalca molto quello del testo letterario dal quale è tratto, fatto di frasi brevi, secche.

Il non detto, dal quale lentamente trapelano episodi del passato, che permettono alla storia di svelarsi, è decisamente più di ciò che viene esplicitato. Ma forse è proprio questo il limite del film, unitamente alla scarsa definizione di alcuni personaggi come, ad esempio, il mafioso interpretato da Peppe Servillo. Un film che non appassiona come dovrebbe e che non convince a pieno; anche se lo scenario delle montagne innevate e la bellezza selvaggia di quei luoghi, veri co-protagonisti del film, certamente aiutano. Il mangiatore di pietre è un thriller che utilizza il delitto come scusa, come strumento per raccontare le persone e tutta una comunità. Ma, alla fine, fatica a farlo, scadendo nella retorica del montanaro chiuso e scontroso, come le montagne che gli fanno da cornice.

di Marcello Perucca
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NomFranco Mascoloe | 1:05 28/07/19

Il film mi è sembrato lontano e incomprensibile, ma molto sobrio come sceneggiatura di ambienti e persone

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