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Il Grinch Recensione


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Il Grinch odia il Natale: vive nella sua grotta, con la sola compagnia del fedele cane Max, tenendosi a distanza dalla cittadina di Chissarà, dove quello delle Feste è il momento più importante dell’anno. Quando a Chissarà si prepara un Natale «tre volte più grande» il Grinch decide di ribellarsi: ruberà il Natale, rendendo tutti infelici.

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Il piano è perfetto, ma l’incontro con la piccola Cindy Lou - che per Santa Claus ha un desiderio importante - farà riscoprire al Grinch il vero significato delle Feste.

Il Grinch è apparso per la prima volta su carta, nel 1957, dalla fantasia del fumettista statunitense Dr. Seuss (pseudonimo di Theodor Seuss Geisel): da allora è stato protagonista di libri, cartoni animati, di un film con Jim Carrey e, nel 2018, di questa animazione firmata da Illumination (quelli di Cattivissimo Me, per capirci). Qualche variazione sul tema, per adattare la storia al presente, ma di base la favola dell’omino verde e peloso che odia il Natale ma che, alla fine, ama e viene amato, è sempre quella.

Se nel 2000 la versione con Jim Carrey, Il Grinch, diretta da Ron Howard, avanzava qualche passo verso i temi del consumismo e si proponeva come visione anche per un pubblico adulto (splendida interprete, lì, Christine Baranski), questo nuovo film è concepito per il pubblico dei piccoli. Grinch odia il Natale perché da bambino è stato abbandonato e da adulto soffre la solitudine. Tutto qui. Non c’è sottotesto ma buoni sentimenti e una delicata ironia adatta ai bambini.

Il Grinch odia il Natale perché da bambino è stato abbandonato e da adulto soffre la solitudine. Tutto qui. Non c’è sottotesto ma buoni sentimenti e una delicata ironia adatta ai bambini.

Anche gli adulti in sala sorridono, di una comicità che è sempre fisica, in stile Minions, ma meno elementare. Non solo pernacchie e capriole, ma qualche gag divertente davvero. L'adattamento della trama, per quanto ingenuo, è ben studiato: i bambini di oggi sono svegli e possono recepire il messaggio di una mamma single che non ce la fa a fare tutto da sola e che va aiutata; di un piccolo Grinch senza genitori e di un Grinch adulto che impara a stare in comunità. Il senso di tutto, ovvio, è come sempre Natale uguale Amore, ma qualche messaggio in più arriva.

Nota di merito per le musiche, arrangiamenti pop e hip-hop dei classici canti di Natale. Effetto wow per l’animazione: il vento soffia sul pelo verde del Grinch, così come sulle pellicce degli abitanti di Chissarà e fra i capelli biondi di Cindy-Lou, trasmettendo le consistenze e i materiali. Una nuova, riuscita, versione di un classico.

di Aurora Tamigio
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