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Recensione Silenzio in sala
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Walt Disney: un nome, un simbolo, una certezza. Se puoi sognarlo, puoi farlo, diceva Walt, e le sue storie hanno fatto sognare in moltissimi.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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Per questo Il ritorno di Mary Poppins ha il sapore della speranza e l’aspetto di un regalo di Natale inatteso. La bambinaia più famosa di tutti i tempi – frutto della penna di Pamela Lyndon Travers – torna al cinema dopo più di mezzo secolo; dopo il film diretto da Robert Stevenson nel 1964. Oggi, al posto della pellicola, c’è il digitale: il cinema è cambiato, ma la voglia d’emozionarsi è rimasta la stessa. Per questo è azzardato definire Il ritorno di Mary Poppins un remake; meglio chiamarlo sequel, perché Mary Poppins ritrova Viale dei Ciliegi in un contesto totalmente diverso. Se è vero che, però, la vita è una ruota... le problematiche restano più o meno le stesse.

Michael Banks è ormai un uomo adulto, padre di tre figli: Annabel, John e Georgie.

Il ritorno di Mary Poppins non farà rimpiangere gli amanti del vintage e i disneyani più conservatori.

Anche lui, come suo padre, lavora presso la Banca di Credito londinese ma i tempi sono cambiati: ha un contratto a tempo determinato e deve lottare con la congiuntura economica. Inoltre, la recente scomparsa della moglie getta nello sconforto quel che resta della famiglia nonostante il contributo fondamentale della domestica Ellen. Michael è supportato, in qualche modo, dalla sorella ma il clima in casa non è dei più sereni. Allora, inaspettatamente, Mary Poppins torna con i suoi straordinari poteri magici restituendo la tranquillità smarrita.

Con lei sopraggiungerà anche sua cugina Topsy e il suo vecchio amico Jack.

L’esigenza di non volersi cimentare in un rifacimento nasce dal non trascurabile dettaglio che l’ideatrice di Mary Poppins compose la bellezza di sette romanzi dedicati alla bambinaia più eroica di tutti i tempi e l’attuale titolo strizza l’occhio proprio ad uno di questi: Mary Poppins comes back (1935). Ovviamente, ogni aspetto è stato traslato ai tempi attuali: l’intelaiatura narrativa è piuttosto solida (altrimenti non sarebbe vissuta concettualmente tutti questi anni) ma la messa in scena ben si addice ai bisogni del cinema attuale. Grande merito di una storia che è ancora in grado di stupire, in ogni declinazione possibile.

Come se non bastasse, molteplici curiosità – dentro e fuori dal set – hanno accompagnato quest’opera di cui si è iniziato a parlare già dal 2014. Prima con una voce (smentita) riguardo una possibile direzione di Tim Burton, con Cate Blanchett come protagonista. Poi, il vero – e attuale – progetto è partito un anno più tardi (2015) e la scelta è ricaduta sull’esperto di musical Rob Marshall. La sua regia è molto moderna, ma garantisce anche un tocco di raffinatezza in grado di rievocare suggestioni passate: si ha sempre l’impressione di avere a che fare con un patrimonio da maneggiare con cura.

Alla scrittura ci ha pensato David Magee, che in molti ricorderanno per Vita di Pi: la sua mano è tangibile, si percepisce una sferzata di vitalità nelle parti dialogate che, però, non rinuncia ad offrire una visione didascalica. Questa è sempre stata la vera forza dei capolavori Disney. Per quanto concerne il cast, la benedizione a Emily Blunt arriva direttamente da Julie Andrews, che avrebbe addirittura rifiutato un cameo per non prevaricare la giovane attrice. Spicca, inoltre, il ritorno sulla scena – alla veneranda età di 92 anni – di Dick Van Dyke nei panni di Mr. Dawes Jr. Tra sorprendenti flashback ed esaltanti novità, Il ritorno di Mary Poppins non farà rimpiangere gli amanti del vintage e i disneyani più conservatori.

di Andrea Desideri
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