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Shazam! Recensione


Shazam! Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Parafrasando Stephen King: «è bello essere bambini, ma è anche bello essere adulti ed essere capaci di riflettere sul mistero dell’infanzia». È questa la verità assoluta che sta alla base di un certo tipo di arte, e il cinema non fa eccezione.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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Lungo questo filone vi sono film con la F maiuscola, in grado di parlare sia agli adulti che (soprattutto) ai ragazzi: Shazam! è uno di essi. Una sorta di Big dove il protagonista, anziché diventare un adulto dalle sembianze di Tom Hanks, si trasforma in un pompatissimo Zachary Levi con tanto di superpoteri. A reggere l’impianto emotivo ci pensano tematiche classicissime (ma che oggi è bene riscoprire) come l’amicizia, la famiglia e gli ostacoli da affrontare per diventare grandi. Ostacoli che nel film sono incarnati (con una metafora strillata a caratteri cubitali) dei Sette Peccati Capitali, demoni dagli occhi rossi che sembrano un ibrido tra i cani gozeriani di Ghostbusters - Acchiappafantasmi e i demoni di Non aprite quel cancello. Tutto ciò ci viene raccontato attraverso un canovaccio di storia d’origini, dove il protagonista riceve i poteri, li esplora, li usa per il proprio tornaconto e infine si mette al servizio del bene comune.

Dopo un bombardamento incessante durato 15 anni, il mercato dei cinecomics è a dir poco saturo, perciò le trasposizioni che arrivano al cinema sono sempre meno mainstream: supereroi sconosciuti al grande pubblico, con pellicole che tendono a diversificarsi tantissimo. Solo in questo inizio anno abbiamo avuto un blockbuster tamarro come Aquaman, lo spionaggio fantascientifico in salsa femminista di Captain Marvel e questo Shazam!: un film per ragazzi pescato dagli anni '80. E nel giro di meno di un mese arriveranno l’horrorifico Hellboy e il megaevento distruggibotteghini e infrangirecord, Avengers: Endgame.

Ma agli albori del genere, i cinecomics - come i fumetti da cui erano tratti - erano trattati con sufficienza perché “roba per ragazzi”.

Per la prima volta da troppo tempo, il supereroe non è un uomo adulto, ma un ragazzino alle prese con superproblemi.

Negli anni il cinema si è impegnato per sfatare questo mito sino ad arrivare allo sdoganamento totale con la trilogia di Christopher Nolan sul Cavaliere Oscuro, che trasforma definitivamente la figura del supereroe in qualcosa di più adulto. Da quel momento in poi è stata una continua corsa a una nuova plausibilità che mantiene sì gli elementi fantastici dei fumetti, ma cerca di calarsi sempre più in un contesto realistico o perlomeno plausibile, appunto. Questo ha fatto sì che, in favore di spettacolo visivo e battute infantili, si sia perso di vista il fulcro delle storie d’origine, che si rivolgevano a un pubblico giovane, declinando con un linguaggio leggero temi sociali anche importanti come bullismo, razzismo e integrazione.

Shazam! recupera quanto in questi anni è stato perso, confezionando un ottimo film per ragazzi, che riesce a divertire anche gli adulti. Una storia raccontata con il cuore, genuina, che spazia dalla commedia, al dramma, all’azione, ma confezionando anche alcune gustose sequenze horror.

Il regista infatti è pur sempre David F. Sandberg, che si è fatto notare con Lights Out - Terrore nel buio (il corto prima, il film omonimo poi) e Annabelle 2: Creation, il quale non riesce a rinunciare al suo tocco inquietante, facendolo emerge qua e là nel corso della pellicola.

Ma il vero spasso è Zachary Levi, che dopo un paio di comparsate Marvel, esordisce in prima linea dell’universo DC... divorando il film! Essendo l’incarnazione adulta di un ragazzino di 15 anni, la sua prova d’attore consiste nel sfoderare un arsenale infinito di mossette ed espressioni bizzarre, da ragazzino, che stridono con il suo fisico enorme messo in risalto da un costume a dir poco appariscente. Le movenze impacciate, lo sguardo a metà tra l’ebete e lo stupito, il finto atteggiamento da duro... sono tutte cose che rendono giustizia al personaggio. A conti fatti Shazam! è davvero una ventata d’aria fresca nel panorama dei cinecomics per un semplice motivo: per la prima volta da troppo tempo (parliamo di live action, perciò Spider-Man: Un Nuovo Universo non conta) il supereroe non è un uomo adulto, ma un ragazzino alle prese con superpoteri e superproblemi.

di Marco Filipazzi
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