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Io sono Mia Recensione


Io sono Mia Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Non è stata facile la vita per Mia Martini, una delle più grandi voci della canzone italiana. Le maldicenze feroci sul suo conto, sul fatto cioè che portasse sfortuna, ne hanno ostacolato la carriera costringendola a una vita di sofferenza e solitudine.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Tutto questo viene raccontato nel biopic di Riccardo Donna Io sono Mia, in uscita nelle sale cinematografiche dal 14 al 16 gennaio e, successivamente, sui canali Rai nel mese di febbraio. Prodotto da Eliseo Fiction in collaborazione con Rai Fiction, Io sono Mia è un’operazione simile a quella già intrapresa l’anno scorso con Fabrizio De André – Principe libero, che permette di far rivivere, portandoli a conoscenza del grande pubblico, questi protagonisti della musica italiana. Io sono Mia racconta circa vent’anni della vita di questa splendida cantante che i francesi paragonano addirittura a Edith Piaf; dalla partecipazione di Mia Martini al Festival di Sanremo del 1989, che la vide ritornare sulle scene dopo qualche anno di assenza con l’intenso brano scritto da Bruno Lauzi Almeno tu nell’universo – che le varrà il Premio della Critica - il film di Donna si dipana fra le ore antecedenti l’esibizione sul palco del Teatro Ariston, con Mia impegnata a rilasciare un’intervista a una giornalista che, in realtà, avrebbe voluto intervistare Ray Charles, e i continui flash-back che ne ripercorrono la vita dal 1970 quando ancora si chiamava Mimì Berté e, per sottrarsi all’autorità violenta del padre, insieme alla sorella Loredana si trasferisce a vivere a Roma. Qui Mia inizia a cantare in un gruppetto jazz sino all’incontro che le cambierà la vita e la farà arrivare al successo, quello con il manager Alberigo Crocetta. Crocetta, interpretato da Antonio Gerardi, la convincerà ad abbandonare le sonorità jazz, per dedicarsi alla canzone leggera, permettendole così di giungere alla consacrazione con Minuetto, nel 1972. Raccontando alla giornalista la propria vita, Mia svelerà tutto il dolore provato per le maldicenze sul proprio conto, per il rapporto conflittuale con il padre e per la fine del grande amore della sua vita. Che nel film è rappresentato da Andrea, un giovane fotografo con il quale conviverà per anni, pur fra mille difficoltà dovute alle sue lunghe tournée e ai periodi di depressione, ma che nella realtà fu rappresentato da Ivano Fossati che nel film non viene mai citato per sua espressa richiesta, così come, per lo stesso motivo, non viene mai fatto cenno a Renato Zero, grande amico della cantante.

Io sono Mia è un prodotto di qualità, adatto sia per il cinema sia per la programmazione televisiva.

Non una biografia vera e propria, ma una storia che coglie l’essenza di Mia Martini. E l’essenza è quella di una grande donna, sensibile, raffinata, fragile, alla quale, in molti, hanno fatto violenza.

La vicenda di Mia Martini viene raccontata in maniera commovente e priva di retorica, pur se con alcune imprecisioni storiche dovute a esigenze di scrittura. La ricostruzione dell’epoca è accurata e fedele e Serena Rossi – che interpreta Mia Martini - è bravissima a dar corpo e voce con grande intensità al suo personaggio, interpretando personalmente tutte le canzoni e rendendone appieno le straordinarie doti canore. Sin dall’incipit, con la cantante che da sola, a piedi, giunge al Teatro Ariston seguita dalla macchina da presa che ne riprende di spalle la figura esile, viene trasmesso al pubblico il senso di sofferenza che, per lunghi periodi ha fatto da compagno di strada all’artista. I personaggi di contorno, da Crocetta ai colleghi cantanti, Lauzi, Califano, Aznavour, sono resi in maniera sobria, senza scadere nel ridicolo, rischio per altro sempre presente in questo tipo di operazioni.

E il racconto finisce da dove aveva preso l’avvio. Cioè da Sanremo, dal trionfo tributatole dal pubblico dopo l’esibizione. Non affronterà gli ultimi anni di vita di Mia, dal 1989 sino a quel 14 maggio 1995, quando venne ritrovata priva di vita nel suo appartamento. Ed è giusto che sia così, perché lo scopo del film era quello di rendere omaggio a una grande interprete, a una donna che aveva sofferto in vita per colpa della cattiveria umana. Non una biografia vera e propria, bensì una storia che ne cogliesse l’essenza. E l’essenza è quella di una grande donna, sensibile, raffinata, fragile, alla quale, in molti, hanno fatto violenza.

di Marcello Perucca
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