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Hellboy Recensione


Hellboy Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Neil Marshall ha avuto un esordio al fulmicotone a base di militari e licantropi: Dog Soldiers, seguito dal claustrofobico The Descent - Discesa nelle tenebre che lo impose all’attenzione del pubblico. Neil, appena trentenne, aveva davanti a sé una lunga carriera per regalarci innumerevoli altre perle horror, invece i suoi successivi due film (il post-apocalittico Doomsday e lo storico Centurion) non fecero che affossare la sua carriera.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
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Intendiamoci, non sono film orribili, ma solamente insipidi, che non lasciano alcun segno nello spettatore. Il che forse è anche peggio che realizzare un film brutto. Così Marshall semplicemente scomparve dai radar, e negli ultimi 8 anni il suo nome è baluginato qua e là in qualche serie TV di successo, dimostrando che era ancora un ottimo maestrante in gradi di portare a casa il risultato in modo egregio. Suoi sono due tra i più memorabili episodi de Il Trono di Spade (Blackwater e The watchers on the Wall), ma ha fatto capolino anche in Hannibal, Constantine, Westworld e apposto la firma sul più bel segamento dell’antologico Tales of Halloween. Insomma, si è sempre distinto dalla massa, ma senza ricevere nuovamente la possibilità di dirigere un altro lungometraggio. Almeno fiché lo scorso anno non è trapelata la notizia che Marshall avrebbe diretto il reboot di Hellboy.

Il diavolone rosso era stato già portato al cinema nel corso della prima ondata di cinecomics (a inzio millennio, prima che i Marvel Studios si imponessero come standard) riscuotendo un discreto successo grazie alla poetica di Guillermo del Toro, che impregnò il cinecomics delle tematiche a lui più care, che ben si sposavano con il materiale cartaceo di Mike Mignola. Dopo il film del 2004 e quello 2008, i fan si aspettavano un capitolo conclusivo della trilogia, ma tra continui rinvii e petizioni online la produzione non venne mai varata.

Le scene che si salvano possono essere contate sulle dita di una mano: la battaglia in piano sequenza contro i giganti, l’incontro tra Hellboy e la Baba Jaga (in assoluto la scena più interessante del film) e i colossali demoni nel finale.

Perciò la notizia di un reboot suscitò sin da subito non poco scetticismo. Poi la notizia che Marshall avrebbe curato la regia, che il film sarebbe stato vietato ai minori e le foto di David Harbour come versione più grezza di Perlman. Infine l’annuncio di Ian McShane come professor Broom e Milla Jovovich nei panni della cattiva di turno. Insomma, si poteva sperare in qualcosa di buono, invece...

La storia ruota attorno alla Regina di Sangue, un’antica strega che nel medioevo venne sconfitta da nientepopodimeno che Re Artù e Mago Merlino.

Il suo corpo venne smembrato, chiuso in scatole di ferro che vennero nascosti negli angoli più remoti del regno. Oggi la strega sta cercando di riacquistare il suo antico potere per risvegliare le creature fantastiche che si nascondono nel nostro mondo; l’unico baluardo per poterla fermare è Hellboy, demone evocato accidentalmente dai nazisti che ora lavora per il Bureau of Paranormal Research and Defense.

Inutile girarci attorno: il nuovo Hellboy non è un buon film. La sceneggiatura è un accozzaglia di situazioni prese di peso dal fumetto e incollate tra loro, temi abbozzati mai esplorati a dovere. Il rapporto padre/figlio, la natura combattuta di Hellboy, sono solo tracce superficiali che risultano quasi ridicole se paragonate al lavoro ben più introspettivo di Del Toro. E meno male che era stata promessa al pubblico una «versione più matura» del personaggio, che si sarebbe discostata dalla declinazione urban fantasy del regista messicano. In due ore di film sono compressi decisamente troppi temi, storie e personaggi che scorrono sullo schermo come un’insipida parata. La fretta è tale che ogni problema che i protagonisti devono affrontare viene risolto in pochi minuti grazie a un flashback o una soluzione che qualcuno miracolosamente estrae dal cilindro (tipo la scena della cripta di Mago Merlino, peraltro uguale a quella dell’Angelo della Morte in Hellboy - The Golden Army) mentre i momenti più drammatici non hanno il giusto respiro, con il risultato di apparire banali e pretestuosi.

Persino l’aspetto più interessante, quel rating-R che avrebbe potuto dare un tono più serio e/o quantomeno più horror alla storia (soprattutto dato il bagaglio d’esperienza di Marshall e il potenziale del personaggio stesso) è semplicemente sprecato. Per carità, ci sono un sacco di teste mozzate e sangue che schizza, ma è tutto così digitale (e si vede) che non c’è una sola scena splatter che risulti davvero appagante per gli appassionati. Altra nota davvero dolente è, appunto, la CGI. Alcuni personaggi sono resi bene sullo schermo (il facocero antropomorfo ad esempio) ma perlopiù sembra di guardare un film dell’Asylum da quanto siano grossolane alcune animazioni. Le scene che si salvano possono essere contate sulle dita di una mano: la battaglia in piano sequenza contro i giganti, l’incontro tra Hellboy e la Baba Jaga (in assoluto la scena più interessante del film) e i colossali demoni nel finale, se non altro perché ricordano non poco gli Angeli di Evangelion. Su tutto il resto si può anche soprassedere.

di Marco Filipazzi
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