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Tramonto Recensione


Tramonto Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Tramonto, secondo lungometraggio del regista ungherese László Nemes, che lo ha scritto insieme a Clara Royer e Matthieu Taponier, esce nelle sale italiane dopo essere stato oggetto di pareri contrastanti all’ultima edizione del Festival del Cinema di Venezia. Nemes, che con il suo primo lungometraggio Il figlio di Saul aveva voluto gettare uno sguardo sull’orrore dei campi di sterminio, sposta ora l’attenzione agli inizi del XX secolo.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
Voto utenti: 3/5

Siamo a Budapest, nel 1910, che insieme a Vienna è una delle due capitali dell’Impero austro-ungarico. Qui giunge la giovane Irisz Leiter, proveniente da Trieste: vuole essere assunta nella leggendaria cappelleria che porta il suo nome e che, un tempo, era appartenuta ai suoi genitori, ormai da molti anni defunti. Verrà però cacciata da Oszkar Brill, il nuovo proprietario del negozio, impegnato nei preparativi per l’imminente visita dell’imperatrice. Irisz verrà quindi avvicinata da un uomo, alla ricerca un certo Kalman Leiter, fratello di lei, che, verremo a scoprire, aveva ucciso un aristocratico e adesso sembrerebbe far parte di un gruppo di cospiratori. La ragazza si metterà quindi alla ricerca di colui del quale aveva perso le tracce e che credeva morto. Attraverso le strade di una città che sta vivendo gli ultimi sussulti prima del grande buio dell’umanità, la carneficina della prima guerra mondiale.

In questo nuovo lavoro, le intenzioni del regista magiaro sono chiare sin dal titolo: realizzare un film sul tramonto della civiltà. Un mondo che si sta avviando a grandi passi verso il suicidio collettivo.

Una società, ormai agonizzante, che si sarebbe ritrovata, di lì a poco, nel fango e nel sangue delle trincee della Prima Guerra Mondiale.

Lo fa con un’opera che utilizza i medesimi stilemi del suo precedente lungometraggio. La camera a spalla, che aveva avuto una importanza fondamentale (e un senso ben preciso) nel seguire costantemente il deportato nel campo di sterminio, in Tramonto accompagna la giovane protagonista nel suo vagare. La fotografia di Mátyás Erdély, che già aveva collaborato con László Nemes nel precedente film, utilizza tonalità cromatiche di gialli e rossi immergendole in ambientazioni notturne per dare l’idea dell’atmosfera demoniaca che si respira, della perdita della ragione di un mondo giunto ormai alla fine dei suoi giorni. È una ambientazione straniante quella nella quale Irisz – interpretata da Juli Jakab – si muove, con il suo sguardo perennemente attonito, di fronte ad avvenimenti che faticherà a comprendere.

Lo stesso regista dichiara di aver concepito il film «come un modo per calare lo spettatore nel labirinto irto di ostacoli che la protagonista percorrerà, non solo alla ricerca del fratello ma anche del significato del mondo che intende scoprire».

Tramonto non è un film di facile consumo: scene di difficile comprensione, salti di passo che rendono la trama poco fruibile, recitazione monocorde e sceneggiatura inconsistente. Si tratta di un’opera poco riuscita della quale, tutto sommato, poco importa arrivare a comprenderne gli avvenimenti. Ciò che conta, in realtà, è rendersi conto – e il piano sequenza finale è sotto questo punto di vista esplicativo – che tutta una società, ormai agonizzante, si sarebbe ritrovata, di lì a poco, nel fango e nel sangue delle trincee.

di Marcello Perucca
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