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Una giusta causa Recensione


Una giusta causa Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Come è iniziata la strada verso la parità femminile nell'America degli anni '60? Stranamente, attraverso la difesa dei diritti di un uomo. La causa tributaria di un maschio bianco, che non può accedere al sussidio che spetterebbe a una donna nelle sue stesse condizioni, fu brillantemente portata avanti da Ruth Bader Ginsburg, docente e avvocatessa, in seguito giudice della Corte Suprema, una delle figure americane più importanti nel raggiungimento della parità dei diritti civili.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Ruth è una minuta ma coraggiosa studentessa di Harvard (9 donne in tutto, su classi interamente maschili) che si laurea a pieni voti, nonostante il sentimento sessista che permeava quegli anni, nei quali persino la biblioteca di Harvard era chiusa per tradizione alle donne. Alla storia della carismatica figura di Ruth Bader Ginsburg, che ebbe il merito di cambiare per sempre le cose, già nel 2015 era stato dedicato un tumblr, seguito dal libro Notorious RBG di Irin Carmon e Shana Knizhnik. E quasi in contemporanea con RBG, il documentario del 2018 diretto da Julie Cohen e Betsy West, candidato al premio Oscar, arriva Una giusta causa, della regista Mimi Leder.

Una giusta causa ci racconta come Ruth (Felicity Jones), dopo la laurea, ottenuta alla fine degli anni '50, crescendo la figlia primogenita e aiutando lil buon marito malato (un Armie Hammer imprigionato in ruoli da gentleman), venga discriminata come avvocato e debba ripiegare sull'insegnamento. Arriviamo agli anni '70 e alle lotte per i diritti civili: si manifesta un mondo migliore e l'utopia sembra accessibile. La stessa figlia di Ruth, Jane (Cailee Spaeny), contesta il sistema partecipando a cortei di protesta e rimprovera la madre di non fare nulla per cambiare le leggi ingiuste. Allora Ruth decide di iniziare a combattere, non gridando e rivendicando, secondo lo spirito di quegli anni, ma in modo gentile, rispettoso e tuttavia non meno inesorabile. Una giusta causa si concentra principalmente sulla figura umana e privata della donna, operando una scelta evitabile tra biografia e storia, che conduce a un biopic forse un po' parziale, che risente della retorica e prevedibilità presenti anche in alcuni precedenti lavori della regista, specializzata nella realizzazione di serie tv.

La storia di Ruth Bader Ginsburg, che ha dedicato la vita ai diritti delle donne, promuovendo l'uguaglianza di genere.

La fotografia prevedibile e patinata di Michael Grady non migliora le cose, suggerendo ulteriormente l'evidenza, che diventa ridondanza e fa perdere di efficacia al messaggio umano e sociale, enfatizzandolo all'eccesso.

Ciò non toglie che Una giusta causa sia un film ottimamente interpretato, narrativamente efficace e importante per le tematiche trattate, oggi più che mai. Infatti la figura della giudice, che manifestò perplessità sull'attuale presidente Trump ancor prima che fosse eletto, si erge oggi a simbolo di giustizia universale soprattutto per le nuove generazioni. Ruth Bader Ginsburg, che ha dedicato la vita ai diritti delle donne, promuovendo l'uguaglianza di genere, è una delle quattro donne che hanno mai fatto parte della Corte Suprema degli Stati Uniti.

di Emanuela Di Matteo
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