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Lords of Chaos Recensione


Lords of Chaos Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Quella del Black Inner Circle è una storia tanto assurda e malvagia, tanto intrisa di mistero, folklore ed esoterismo che sembrava impossibile che nessuno vi avesse ancora tratto un film. Una storia che, in fondo, tutti conosciamo: un po’ come fatto di cronaca, un po’ come leggenda metropolitana.

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La storia è quella del True Norwegian Black Metal, movimento musicale nato in Norvegia negli anni ’90 e sfociato in una serie di atti vandalici, roghi di chiese, profanazione di cimiteri, omicidi, suicidi e satanismo in varie declinazioni a opera dei membri dell’Inner Circle.

Dopo essere apparso nelle pagine di cronaca di tutto il mondo, il fenomeno è stato esplorato nel libro Lords of Chaos – La storia insanguinata del metal satanico, pubblicato nel 1998 come vera e propria inchiesta. Un decennio dopo ci pensò il documentario Until the light take us a ritornare sull’argomento, andando a intervistare i personaggi coinvolti nella vicenda. Oggi, dopo un altro decennio, arriva il film intitolato Lords of Chaos che in parte si ispira al libro di cui sopra, in parte romanza gli eventi. La dichiarazione iniziale, Based on thruth... lies... and what actually happened, libera l'opera dalla necessità di essere ritratto fedele di ciò che accadde.

Un punto di vista interessante, soprattutto se si tiene conto che a dirigere il film è lo svedese Jonas Akerlund, che di recente è stato autore per Netflix di Polar con Mads Mikkelsen. Jonas Akerlunddebutta come regista negli anni ’90, dirigendo videoclip per gruppi pop e rock svedesi.

Un ottimo film, dal ritmo lento ma cadenzato da scene estreme.

La svolta avviene nel 1997, quando firma quel piccolo capolavoro che è il video di Smack my bitch up dei Prodigy: da quel momento in poi è un’ascesa di collaborazioni con star del calibro di Moby, Madonna, Metallica, Iggy Pop, U2, Ozzy Osburne, Paul McCartney e Rolling Stones. Nel 2002 approda al cinema. Il suo film d’esordio è Spun, nevrotico e schizzato come un trip da meth (argomento attorno a cui ruota la trama); un drug-movie che molto deve a cult d’inizio millennio come Trainspotting e Requem for a dream.

Prima di approdare al cinema, e prima ancora di dedicarsi ai videoclip, Åkerlund bazzicava l’ambiente musicale sin dall’inizio degli anni ’80. Era un batterista.

Non solo: è stato il primo batterista dei Bathory, band svedese che ha giocato un ruolo fondamentale per la diffusione del black metal e per averlo fatto evolvere nel viking metal. Tutto ciò per dire che Jonas Åkerlund ha vissuto molto da vicino, quasi sulla propria pelle, gli anni e gli accadimenti dell’Inner Circle e molto probabilmente è stato questo il motivo principale che l’ha spinto a inseguire questo film per quasi 15 anni.

Lords of Chaos è la storia di Øystein Aarseth, alias Euronymous (il bravissimo Rory Culkin, fratello di Macaulay) chitarrista e fondatore dei Mayhem, dell’etichetta Deathlike Silence Productions, del negozio di dischi Helvete (letteralmente “Inferno” in norvegese) oltre che, ovviamente, dell’Inner Circle, prima di morire pugnalato al cranio a soli 25 anni. Ma è anche la storia di Per Yngve Ohlin, alias Dead o Pelle (l’altrettanto bravissimo Jack Kilmer, figlio di Val), cantante dei Mayhem che era solito tagliarsi durante le sue esibizioni dal vivo, sanguinando sul palco sino a perdere i sensi. Affetto da depressione, si suicidò ad appena 22, tagliandosi i polsi e la gola, poi scrivendo una lettera “scusandosi per il sangue” prima di spararsi in testa con una carabina. Le foto del suo suicidio sono diventate la copertina dell’album Dawn of the Black Hearts del 1990. Infine, è la storia di Varg Vikernes, alias Count Grishnákh, one-man-band dei Burzum prima, bassista dei Mayhem poi, ritenuto il principale responsabile degli incendi alle chiese oltre che dell’omicidio di Euronymous.

Tutti questi fatti ci vengono raccontati nel film, mostrati nei minimi dettagli, romanzati. Viene data molta importanza al rapporto tra Euronymous e Count Grishnákh, facendo emergere il primo quasi come un martire (scelta che ha scontentato non pochi fan di vecchia data); l’aspetto musicale, ovvero il vero fulcro della vicenda, viene parecchio trascurato, emergendo solo di tanto in tanto sullo sfondo di tutto questo fanatismo. Un vero peccato, soprattutto perché nella prima parte del film, che racconta la fondazione dei Mayhem, viene utilizzato parecchio materiale di repertorio, sfruttato come innesto documentaristico.

A parte questo piccolo neo, Lords of Chaos è un ottimo film, dal ritmo lento ma cadenzato da scene estreme. Una storia che, nei suoi picchi di violenza, sappiamo essere vera e proprio per questo quasi insostenibile: tutti gli atti vandalici sono ritratti magistralmente, i roghi notturni delle chiese sono uno spettacolo ammaliante, e i tre omicidi che costellano la pellicola non lesinano su sangue e violenza, risultando lunghissimi ed estenuanti. Quella di Lords of Chaos è una storia che merita di essere (ri)scoperta.

di Marco Filipazzi
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