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Recensione Silenzio in sala
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Go Home - A casa loro, diretto dalla giovane regista romana Luna Gualano e sceneggiato da Emiliano Rubbi, è un progetto nato due anni fa eè sviluppato grazie a un crowdfunding dal basso, che ha permesso di reperire la cifra necessaria alla sua realizzazione. Si tratta di un tipico zombie movie che trae ispirazione nella tradizione classica di questo sottogenere del film horror, del quale George A.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
Voto utenti: 3/5

Romero con La notte dei morti viventi, pur non essendone stato il capostipite ne è sicuramente uno fra i massimi esponenti. E al film di Romero, Go Home - A casa loro deve praticamente tutto, dal modo di raffigurare i morti viventi sino, soprattutto, al chiaro messaggio di denuncia sociale che il film reca in sé. Siamo a Roma, in una delle molte periferie degradate della capitale. Alcuni simpatizzanti di un gruppetto neofascista sta manifestando davanti a un centro di accoglienza per richiedenti asilo, ben intenzionati a farlo sgomberare. Nel momento in cui alcuni esponenti di una contromanifestazione arrivano a contatto con i fascisti, ne nasce una violenta rissa che, degenerando, porterà alla trasformazione di tutte le persone coinvolte in zombie. Tutte tranne una, Enrico, un fascistello che per sfuggire all’assalto degli zombi chiederà aiuto agli stessi extracomunitari i quali lo accoglieranno all’interno del centro, ignari delle sue idee xenofobe. Ma qui Enrico – che per opportunismo nasconderà le proprie convinzioni politiche – si troverà, insieme agli altri ospiti, sotto assedio dell’orda di zombie che cercheranno in ogni modo di penetrarvi, scatenando una sorta di apocalisse che porterà a conseguenze catastrofiche.

In linea con l’idea di Romero, Gualano e Rubbi utilizzano gli zombie come metafora della società.

Film indipendente che si avvale di un’idea che, seppur non particolarmente originale, si presta a raccontare questo povero tempo nostro in cui la parola “solidarietà” sta diventando sempre più estranea al lessico quotidiano.

Ma mentre nel 1968, anno di uscita de La notte dei morti viventi, essi erano metafora di una società vittima del consumismo, qui le creature senza anima si fanno allegoria di una società che si basa sull’intolleranza, sull’odio e sulla incapacità di stabilire una seppur minima connessione con il prossimo. Nessuno ne è escluso tutti si fanno zombie, all’insegna del “tutti contro tutti”.

Film indipendente che si avvale di un’idea che, seppur non particolarmente originale, si presta a raccontare questo povero tempo nostro in cui la parola “solidarietà” sta diventando sempre più estranea al lessico quotidiano, Go Home - A casa loro soffre di qualche ingenuità e lentezza eccessiva nonché di una tensione che non riesce mai ad inchiodare lo spettatore alla sedia. Tuttavia, come ha spiegato la stessa regista, proprio la lentezza del film è un carattere voluto, con l’intento di dare l’idea della vita all’interno di un centro di accoglienza, fatto di lunghi momenti di inattività in attesa di un qualcosa che, per chi si è lasciato tutto alle spalle per provare ad avere un’esistenza migliore, si spera, prima o poi, possa arrivare.

Go Home - A casa loro non è certo un capolavoro ma neanche un film da scartare in toto. Interpretato da attori non professionisti e da professionisti, fra i quali spicca Sidy Diop – già visto in Gomorra – la serie e ne L’ispettore Coliandro - va comunque incoraggiato, se non altro perché è riuscito a vedere la luce dal nulla, grazie solo a un buon gruppo di donatori disinteressati e all’attività compiuta nel laboratorio di recitazione e videomaking Il ponte sullo schermo, interessante esperienza di lavoro con i richiedenti asilo.

di Marcello Perucca
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