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Red Joan Recensione


Red Joan Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Red Joan, del regista britannico Trevor Nunn, è un film di spionaggio che si ispira a una storia vera. Quella di Melita Norwood, amabile nonnina londinese ultraottantenne che, nel 1999, a seguito delle rivelazioni emerse nel caso Mitrokhin, venne arrestata con l’accusa di essere stata, in gioventù, una spia del Kgb.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
Voto utenti: 3/5

Il film di Nunn - basato sul romanzo La ragazza del Kgb di Jennie Rooney - si apre proprio con l’arresto dell’anziana signora, che qui prende il nome di Joan Stanley (Judi Dench). Tradotta in carcere e sottoposta a numerosi interrogatori, la donna alla fine confesserà la propria storia. Durante il periodo di studi a Cambridge, dove si laurea a pieni voti in Fisica, Joan aderisce a una associazione filo comunista, grazie anche alla relazione sentimentale che intrattiene con uno dei suoi leader, Leo Galich (Tom Hughes) e all’amicizia con la cugina di Leo Sonya (Tereza Srbova). Ottenuta la laurea, Joan entrerà a far parte di un gruppo di lavoro guidato dal professor Max Davies (Stephen Campbell Moore) che, durante il periodo bellico, lavora a un progetto top secret di ricerca nucleare che dovrebbe portare alla creazione della bomba atomica.

Quando poi gli americani sganceranno su Hiroshima e Nagasaki i due ordigni nucleari, la ragazza rimarrà sconvolta e capirà che, per impedire nel futuro altri simili orrori, è necessario che anche l’altra potenza mondiale, l’Unione sovietica, possa essere in grado di costruire la bomba. È convinzione di Joan che è solo possedendola entrambe che si può arrivare, paradossalmente, a neutralizzare il rischio dello scoppio di un nuovo ordigno nucleare. Per questo accetterà, dietro sollecitazione della sua ex fiamma Leo, di collaborare con i servizi di spionaggio sovietici, trafugando importanti documenti dal laboratorio per passarli ai servizi segreti russi.

Va dato atto a Nunn di aver lavorato accuratamente sugli ambienti e sui costumi dell’epoca cercando, inoltre, di porre questioni etiche sulla correttezza o meno delle azioni di Joan.

Attività che porterà avanti per vari anni sino a quando deciderà di mettere la parola fine e trasferirsi in Australia sotto falso nome per rifarsi una vita.

Il film di Nunn è un tipico spymovie, che alterna il racconto del passato di Joan con il presente, rappresentato dall’interrogatorio dell’anziana donna. Grazie a numerosi flashback viene ripercorsa la vicenda che vide la giovane Joan (Sophie Cookson) diventare una delle spie più importanti del secondo dopoguerra. Una accurata ricostruzione delle atmosfere del periodo storico – Cambridge, con l’imponente ateneo e il romantico fiume Cam che la attraversa, le ferventi riunioni politiche, il laboratorio di ricerca dove svolge la sua attività la talentuosa Joan – si alternano alle fredde stanze in cui una apparentemente fragile vecchia subisce gli interrogatori della polizia, dapprima negando ogni suo coinvolgimento e poi cedendo sotto l’evidenza dei fatti, ma mantenendo sempre la convinzione di aver agito per il bene dell’umanità.

Sotto questo punto di vista va dato atto a Nunn di aver lavorato accuratamente sugli ambienti e sui costumi dell’epoca cercando, inoltre, di porre questioni etiche sulla correttezza o meno delle azioni di Joan.

Trapela anche la denuncia della condizione femminile negli anni Quaranta, quando era quasi impensabile che una donna potesse essere una scienziata di valore come fu, effettivamente, Joan. Senza contare che il film ha il merito di tratteggiare una figura di spia fuori da qualsiasi forma di stereotipo, raccontandoci la storia di una persona qualunque e, proprio per questo, insospettabile. Tutto questo però non è sufficiente a rendere Red Joan il thriller spionistico e adrenalinico che la vicenda meriterebbe. La regia e la sceneggiatura di Lindsay Shapero, entrambe senza particolari guizzi e intuizioni, lo rendono, purtroppo, un’opera poco coinvolgente e con personaggi stereotipati, che scivola spesso nella banalità, soprattutto per quando riguarda l’aspetto delle relazioni sentimentali di Joan, prima con Leo e, successivamente, con il professor Davies. A conti fatti, una pellicola che rischia di annoiare anziché stimolare la riflessione che, al contrario, i molti e importanti temi trattati – gli interrogativi etici e morali, i rapporti interpersonali e la complessa personalità di Joan – meriterebbero.

di Marcello Perucca
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