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Recensione Silenzio in sala
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Il mostro del Sol Levante per antonomasia, Godzilla, il lucertolone radioattivo, popola i nostri incubi da più di 60 anni: è apparso in 31 film (29 dei quali made-in-Japan) eppure mai prima di oggi aveva avuto un’incarnazione animata. Negli ultimi 5 anni abbiamo assistito a tre declinazioni di Godzilla, diversissime tra di loro, ma accumunate dal fatto che tutte e tre se ne infischiano dei film passati, rebootando completamente la continuity.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Per prima, nel 2014, è arrivata la versione americana di Gareth Edwards, pietra angolare su cui costruire il MonsterVerse (l’universo condiviso dei mostri che culminerà con il già annunciato Godzilla vs King Kong). Ad esso è seguita la controffensiva dei giapponesi, intenzionati a non farsi rubare dagli americani uno dei loro simboli più affermati della cultura pop: nel 2016 il Sol Levante ha risposto con Shin Godzilla di Hideaki Anno: il film pare una versione 2.0 del Godzilla originale del ‘54, pregno com’è di critica alla società e alla burocrazia giapponese. Infine è stata la volta di questa versione anime, Godzilla - Il pianeta dei mostri, uscito in sala esclusivamente in patria nel novembre del 2017, mentre nel resto del mondo è arrivato in streaming grazie a Netflix.

L’idea alla base è qualcosa di inedito nella saga di Gojira e viene reso possibile grazie alla libertà concessa dall’animazione, meno imbrigliata dai vincoli del budget rispetto ai film live-action, e proprio per questo in grado di alzare tantissimo l’asticella. Già, perchè l’impianto narrativo di Godzilla - Il pianeta dei mostri è fantascienza pura. Godzilla ha vinto, costringendo l’umanità ad abbandonare la Terra. Sono passati 20 anni da questa migrazione e i superstiti stanno esaurendo le risorse sulla nave coloniale. Incapaci di trovare un altro pianeta, resta una sola possibilità: ritornare a casa.

Un capitolo parziale, una grossa premessa per i capitoli successivi.

Il ventennio alla deriva nello spazio corrisponde però a 20.000 anni trascorsi sulla Terra, che si è trasformata in un luogo inospitale su cui domina incontrastato un Godzilla mai così immenso!

Difficile giudicare Godzilla - Il pianeta dei mostri come film a sé, perché appare lampante che si tratti del prologo a una storia molto più ampia. Non è il primo atto di una trilogia, ma l’introduzione a una trama più complessa e articolata: lo si capisce dai tempi dilatati della narrazione e, soprattutto, dal colpo di scena in prossimità del finale, dove il “vero” Gojira si palesa al pubblico in tutta la sua maestosità, mai prima d’ora così annichilente. Anche così, però, si possono facilmente ritrovare dei temi cari alla saga del Re dei Mostri che è sempre stata (più o meno, a seconda dei capitoli) una forte critica all’incapacità della nostra società (quella giapponese in primis) di far fronte a problemi reali, oltre a contenere un messaggio ecologista. Il discorso mistico/religioso non è ancora del tutto chiaro: in questo nuovo film, Godzilla è una sorta di punizione divina; ma è solo uno dei tanti temi abbozzati che si spera vengano ripresi e approfonditi nei successivi capitoli.

Godzilla - Il pianeta dei mostri è un film parziale, che scontenterà i puristi dell’animazione classica (per quanto faccia largo uso della CGI, un’abitudine sempre più consolidata nei prodotti in arrivo dal Giappone negli ultimi anni), e che ha nella sua ultima mezz’ora il vero apice del film, oltre a una grossa premessa per i capitoli successivi.

di Marco Filipazzi
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