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Recensione Silenzio in sala
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Qual è il senso di un remake? Spremere fino all’ultima goccia un’idea che si è esaurita da almeno un ventennio? Beh, la maggior parte delle volte è così, e lo spettatore si trova a vedere la copia sbiadita di un cult che già conosce. Una storia rifatta con più budget, con effetti speciali migliori e una fotografia patinata, ma in fin dei conti vuota, fredda, pavida di osare e incapace di dire qualcosa di originale.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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Sono storie che spesso si appoggiano pigramente al film originale, smussandone gli angoli, crogiolandosi nel fan service; lo stesso fan service che nella maggior parte dei casi ama l’opera originaria e rimarrà deluso dal suo rifacimento. Abbiamo stuoli di esempi, dal piattissimo Venerdì 13 di Marcus Nispel sino al recente Cimitero Vivente, passando per quelle operazioni a metà strada tra sequel diretti e pseudo remake/rebooth come l’ennesimo capitolo della saga di Halloween.

Per rifare un film si parte sempre dalla sceneggiatura: il senso sta nel prendere una storia che ormai risulta essere datata e rileggerla in chiave moderna. Aggiornarla, attualizzarla, amplificarne le metafore (se ce ne sono) e dimostrare che quel canovaccio, se sfruttato a dovere, ha ancora qualcosa da dire. Pochi, pochissimi riescono a centrare il nocciolo della questione, ma quando ci riescono il film si rivela una bella sorpresa. E in questo senso La bambola assassina, versione 2019, è una vera goduria.

Scordatevi la storia di Charles Lee Ray e del rito voodoo che trasferisce la sua anima in un Tipo Bello; le origini del nuovo Chucky sono molto più realistiche; molto più “alla Black Mirror”: un dipendente scontento e sottopagato di una fabbrica vietnamita decide di manomettere l’I.A. di un bambolotto, dotandolo di fatto di una sorta di libero arbitrio. Il pupazzo arriverà tra le braccia di un bambino americano, Andy, che vive con la madre, giovane e abbandonata, in un quartiere non proprio borghese.

Questa nuova avventura di Chucky non stonerebbe affatto nella programmazione di Notte Horror.

Fin qui l'aggiornamento 2019 è simile all'originale del 1988, anche se questa nuova versione è ben più disagiata (vedi anche il portiere maniaco che semina telecamere ovunque per spiare i condomini... geniale).

Sono passati più di 30 anni dall’esordio di Chucky sul grande schermo. Oggi siamo nel 2019, il mondo è cambiato, così come la tecnologia e anche i giocattoli.

Chucky ora è una bambola di ultima generazione, connessa a tutti i dispositivi wi-fi della casa e in grado di controllare pressoché ogni cosa, dai telefoni alle auto (e qui parte una bellissima scena che strizza l’occhio, nemmeno troppo velata, alla Tesla).

Se c’è una cosa che non è mai mancata all’intera saga sono le idee. Strampalate, assurde, trash, a volte sfruttate male; eppure c’è sempre, in ogni film, una buona dose d’ingegno. E questo remake, nonostante l’estromissione dello storico creatore di Chucky, Don Mancini (sceneggiatore di tutti e 7 i film precedenti), non è da meno. A partire dalla geniale campagna marketing che ne ha anticipato l’uscita, in cui Chucky martirizza tutti i protagonisti di Toy Story 4, film uscito praticamente in contemporanea, sino a sbeffeggiare la famosissima Hai un amico in me: è bellissimo sentirla cantare in "versione Chucky" sui titoli di coda dalla voce inquietante di Mark Hamill – sì, Luke Skywalker è la nuova voce della bambola, sostituendo lo storico Brad Dourif; ma ricordatevi che ha prestato la voce anche alla versione animata di un altro personaggio molto inquietante: il Joker – e resta la voglia di rivedere il film in versione originale per cogliere le sfumature che un po’ si saranno perse nel doppiaggio.

Buona (e per una volta non fastidiosa) anche l’idea di virare tutto verso l’horror per ragazzi, dato che i protagonisti sono un gruppo di dodicenni. Per una volta non c’è l’effetto nostalgico alla Stranger Things ad appiattire il tutto, anzi è un ottimo escamotage per attrarre in sala sia il pubblico più giovane, sia i nostalgici trenta/quarantenni che conoscono a menadito la saga di Chucky. Una sorta di compromesso necessario per riuscire a parlare a due generazioni di fan. Sebbene molte svolte narrative siano prevedibili, specie verso il finale, questa nuova versione de La bambola assassina si rivela più che godibile: ci sono omicidi ingegnosi, una buona dose di sangue, un pugno di personaggi ben scritti e diverse trovate sfiziose sparse qua e là. E poi è estate... cosa c’è di più estivo che sedersi al fresco in un cinema e godersi un’ora e mezza di horror vecchio stile? Alla fine questa nuova avventura di Chucky non stonerebbe affatto nella programmazione di Notte Horror.

di Marco Filipazzi
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