Ricerca avanzata
Film Serie TV

film

Al cinema Prossimamente Tutti i film Recensioni Film Recensioni Film Utenti

serie TV

Tutte le serie Recensioni serie

articoli

News Approfondimenti Editoriali
facebook twitter google plus
Per vedere il tuo commento pubblicato immediatamente effettua l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata
Per scrivere la tua recensione per questo film devi effettuare l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata
Per seguire questo utente devi effettuare l'accesso

Username
Password


Registrati Password dimenticata

Rapina a Stoccolma Recensione


Rapina a Stoccolma Recensione

Recensione Silenzio in sala
Recensioni utenti

Il 23 agosto 1973 la città di Stoccolma si ritrovò al centro di un clamoroso fatto di cronaca: Jan-Erik Ollson, un uomo evaso dal carcere, tentò una rapina nella sede della Sveriges Kredit Bank prendendo in ostaggio tre donne e un uomo, tutti dipendenti della banca. Il rapimento durò cinque giorni e, in quell’occasione, la polizia acconsentì alle varie richieste di Ollson, fra le quali vi erano quelle di liberare un altro detenuto, che venne condotto alla banca, e di ottenere una macchina con la quale tentare la fuga.

VOTA
il tuo voto
/5
Esprimi il tuo voto su questo film:

.
.
.
.
.
Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

Ma per diretto ordine del Primo ministro svedese – che al tempo era lo sfortunato Olof Palme, ucciso qualche anno dopo in un agguato criminale - non venne consentito ai rapinatori di fuggire con i sequestrati, i quali vennero liberati dopo la resa dei banditi. Un episodio che balzò all’onore della cronaca in Svezia e che fece scalpore in quanto i sequestrati maturarono una sorta di dipendenza psicologica nei confronti dei loro carcerieri denominata, proprio a seguito di tale vicenda, “Sindrome di Stoccolma”. Infatti i quattro, sin dal secondo giorno del sequestro, instaurarono una sorta di alleanza e attrazione verso i sequestratori, non dettata da motivi di opportunismo, bensì dal fatto che avevano iniziato a ritenerli migliori della polizia, mostrandosi fra l’altro riconoscenti per alcuni gesti di Ollson come, ad esempio, quello di fornire una giacca a una delle donne per riscaldarla o tranquillizzarla dopo un brutto sogno. Addirittura, una volta liberati, in vari colloqui con psicologi, i quattro manifestarono profonda gratitudine verso i sequestratori che avevano «ridato loro la vita».

Questo fatto venne raccontato dal giornalista statunitense Daniel Lang in un articolo apparso sul New Yorker qualche mese dopo. E proprio l’articolo di Lang sta alla base di Rapina a Stoccolma, il film del regista canadese Robert Budreau, con Ethan Hawke nella parte di Lars Nystrom, il sequestratore, e Noomi Rapace in quella di Bianca Lind, la donna che, fra i sequestrati, maturò maggiormente sentimenti di gratitudine e affetto nei confronti del suo carceriere. La vicenda, con minime variazioni rispetto alla realtà – sono stati modificati i nomi dei protagonisti, la durata del sequestro e il numero dei sequestrati – è narrata con mano sicura da Budreau, che ambienta il film per lo più in ambienti chiusi (sequestratori e sequestrati rimasero per tutto il tempo segregati nel caveau della banca).

Il film ha l’andamento e la struttura del thriller; è infarcito, però, di dialoghi spesso surreali che donano un tocco di comicità che non stona e, al contrario, permette di rendere ancora più stupefacente una vicenda che mostra forti caratteri di peculiarità. A partire dal protagonista Lars, il quale viene raffigurato come un personaggio intriso di una certa cultura americana alla Easy Rider, passando, ovviamente, attraverso la strabiliante reazione psicologica dei prigionieri.

Il film ha l’andamento e la struttura del thriller; è infarcito, però, di dialoghi spesso surreali che donano un tocco di comicità che non stona e, al contrario, permette di rendere ancora più stupefacente una vicenda che mostra forti caratteri di peculiarità.

Ma, se dal punto di vista dell’azione il film di Budreau – autore anche della sceneggiatura - regge, non altrettanto si può dire del lato psicologico della vicenda. Nella scena iniziale osserviamo Bianca ricordare la sua drammatica avventura, che ci verrà poi raccontata in un lungo flash-back che durerà per tutta la durata della pellicola e che si chiuderà nel finale: la donna, osservando la propria famiglia giocare spensierata su una spiaggia, andrà con la mente a quei momenti che la hanno profondamente turbata. Purtroppo Budreau non ha saputo evidenziare sufficientemente il profondo tormento psicologico dei personaggi, rinunciando ad affrontare la complessità del trauma accusato dai sequestrati, in quella che viene considerata una fra le sindromi psicologiche più complesse e inspiegabili. Per questo motivo, alla fine della visione, si esce dalla sala con una leggera sensazione di incompiutezza, pur avendo trascorso un’ora e mezza piacevole e divertente.

di Marcello Perucca
Sei d'accordo con questa recensione?
No
20 No
Condividi:
Nessun utente ha ancora scritto la sua recensione per questo film.
Sii il primo.

Scrivi la tua recensione per questo film DI' LA TUA
Lascia un commento a questa recensione.

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
COMMENTA
Lascia un commento in risposta a .

Per evitare lo spam i commenti anonimi sono soggetti a moderazione e verranno pubblicati solo dopo essere stati controllati. Per commentare immediatamente effettua il login.

Login Registrati
RISPONDI
Spiega il motivo della segnalazione:
Spam
Insulti
Altro, specificare:
SEGNALA

Commenti

Non ci sono commenti per questa recensione COMMENTA
REGISTRATI LOGIN

TROVA CINEMA


Città

Includi provincia

Tutti i film
Film specifico

REGISTRATI

LOGIN

Password dimenticata?

oppure

Entra con Facebook
Silenzioinsala.com utilizza i cookies per personalizzare e migliorare l'esperienza degli utenti.
Leggi la dichiarazione sulla privacy per saperne di più.
Sono d'accordo