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Il Corvo Recensione


Il Corvo Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Nel 1994 Alex Proyas non poteva prevederlo, ma avrebbe diretto un film dannato; nell'accezione più malinconica e imprevedibile del termine. Tratto dall'omonima graphic novel - ideata, scritta e disegnata da James O'Barr - Il Corvo è l'ultimo film di Brandon Lee, cui, ironia della sorte, lo ritrae nei panni di un non-morto alla ricerca dei suoi assassini.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Col senno di poi, le analogie tra l'attore ed il personaggio da lui interpretato, Eric Drevan, sono a dir poco inquietanti e scavano talmente a fondo nella psicologia dell'uomo dietro la stilizzata maschera da clown, da far pensare ad un legame divino, un matrimonio oscuro.

La vendetta per l'uccisione brutale della sua adorata Shelly porta Eric a ritornare nel mondo dei vivi grazie all'aiuto un corvo, simbolicamente opposto al mito greco Caronte, per rivendicare i torti subiti e uccidere, poco alla volta, gli assassini che un anno prima avevano stroncato la vita dei due amanti. In questo contesto l'inferno è una società distopica, deviata da uomini maligni e incesti, e il cui motto "fuoco e fiamme" ne definisce le malsane e pirotecniche caratteristiche. Il regista australiano non condisce la pellicola di colpi di scena o innovativi movimenti di macchina; si limita a rappresentare i contrasti di una dark society alla deriva, sfruttando una graffiante colonna sonora alternative rock (The Cure, Nine Inch Nails, Pantera) e una fotografia che gioca sui contrasti netti per evidenziarne gli squallori. Così, in poche sequenze volte alla creazione del mito, il corvo prende forma; comunicando nella nostra lingua con le calde e indistinguibili corde vocali di Luca Ward.

L'ossessione per la vendetta, la violenza come linguaggio universale e la morte come ponte per la vita, sono solo alcuni sfoghi trasversali che riflettono un'indistinguibile perversione concettuale appartenente agli anni '90. Il film, la cui sceneggiatura rimanda più volte all'omonima graphic novel - allegerita da citazionismi letterari e filosofia narrativa - termina con la dedica a Brendon ed Eliza, la coppia che avrebbe dovuto sposarsi al termine delle riprese. Ma come accaduto col padre Bruce Lee, Brandon morì in circostante misteriose durante un ciak: una pistola sparò un proiettile rimasto in canna e lo uccise sul colpo. Sullo sfondo di questa tragica fatalità l'opera guadagnò parecchia visibilità, tanto da ottenere l'appellativo di cult antecedente alla sua uscita.

L'ossessione per la vendetta, la violenza come linguaggio universale e la morte come ponte per la vita, sono solo alcuni sfoghi trasversali che riflettono un'indistinguibile perversione concettuale appartenente agli anni '90.

A prescindere dall'impatto che la tragedia ebbe sugli incassi del film, Il Corvo rimane un poetico e indimenticabile ricordo della dark generation e rappresenta l'ultima, toccante e memorabile interpretazione del compianto Brandon Lee.

di Vito Sugameli
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