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Martin Eden Recensione


Martin Eden Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Presentato in concorso alla 76° Mostra del Cinema di Venezia, Martin Eden è la rivisitazione in chiave italiana del romanzo omonimo di Jack London. Il film si apre con le immagini di repertorio di Errico Malatesta, padre del volontarismo etico, a sottolineare il desiderio di parlare, in ipertesto, dei grandi del pensiero libertario.

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Ma è sopratutto la storia di Martin Eden (Luca Marinelli), giovane marinaio che per un caso salva Arturo (Giustiniano Alpi), giovane rampollo delle borghesia napoletana, da una rissa. Ciò gli permette di entrare in contatto con questo nuovo mondo e sopratutto con i libri e con la sorella di Arturo, Elena (Jessica Cressy), della quale Martin s'innamorerà perdutamente. Assuefatto alla lettura, il protagonista trova una nuova ragione di vita e decide di divenire scrittore, nonostante la mancanza di educazione. La povertà e la mancanza di un lavoro sicuro porteranno la famiglia di Elena ad allontanarla da lui.

Il romanzo di London, ambientato in California a inizio 1900, è un manifesto all'Individualismo. Martin si trova più volte ad avere a che fare con il socialismo imperante, ma sempre per rivendicare la sua posizione d'individualista. Martin Eden è, però, anche una storia sulla perseveranza e sull'ostinazione a credere nelle proprie volontà nonostante sacrifici e momenti bui. Una vita vissuta intensamente che, allo stesso modo, cesserà, tornando alle radici, tornando al mare.

Una storia che affascina e che continua, nonostante il romanzo di London sia del 1909, a essere attuale per la sua intensità e tematica

È la storia di un uomo che cerca il riscatto nella cultura, talmente tanto da fare terra bruciata intorno a lui e ritirarsi in una vita solitaria e senza sentimenti. Il successo come prigione, che lo rende schiavo del sistema e lo porta a negare il rapporto con la realtà e con le persone che gli stanno attorno. La lotta di classe, all'inizio vero e proprio tema prevaricante della scrittura di Martin, diviene un mero espediente per la fama, e porta il protagonista a perdere completamente contatto con il popolo. Una parabola ascendente di un personaggio che vuole essere negativo, ma nel quale tutti possiamo ritrovarci.

La riscrittura da parte di Maurizio Braucci e Pietro Marcello è riuscita benissimo.

I borghesi in questo caso sono i napoletani Orsini, tra le più importanti e antiche famiglie d'Italia e di Roma, che si insediarono anche nel Regno di Napoli; Elena è la Ruth Morse del romanzo, mentre il fratello Arthur viene semplicemente tradotto in Arturo. La datazione viene spostata di una decade, per avvicinarsi agli anni '20 e non è più Swilburne, ma Baudelaire che illuminerà la via di Martin. La fotografia vuole ricordare le pellicole d'epoca, con uno stile molto drammatico e un pathos sentito, sia per l'uso del Super 16 e l'aspect ratio che ne consegue. Una colonna sonora drammatica e demodè fa il resto.

Martin Eden riprende i grandi del cinema italiano, dal neorealismo di Roberto Rossellini, nella rappresentazione della povertà e della vita del popolo, sino a Federico Fellini, nei personaggi grotteschi che popolano le strade che Martin attraversa. E i pensieri di Martin sono resi concreti da immagini di repertorio (alcune anche provenienti da girati dei film precedenti di Pietro Marcello), suddivise in tre varianti di colore: il giallo, per i ricordi d'infanzia di Martin; il rosso, che rappresenta il futuro; il blu, per i momenti più intimi e onirici. Martin Eden è un film più che riuscito, una storia che affascina e che continua, nonostante il romanzo di London sia del 1909, a essere attuale per la sua intensità e tematica.

di Samantha Ruboni
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