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Recensione Silenzio in sala
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Gabriele Salvatores è un regista poliedrico, che non si è mai tirato indietro di fronte a nuove sfide e ai generi più disparati. Non lo ha spaventato la fantascienza e neppure la frequente trasposizione di libri e romanzi, anche quando narrativamente e psicologicamente complessi.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
Voto utenti: 3/5

Eppure alcune tematiche, nel suo cinema, sono ricorrenti: una di queste è il viaggio, inteso come percorso fisico di mutamento interiore, e l’adolescenza, quell’età difficilissima da capire e raccontare, che è anch’essa un viaggio verso la trasformazione di se stessi. Tutto il mio folle amore è un film che unisce le materie più care al regista: si tratta di un road movie che ha per protagonista un ragazzo di sedici anni, liberamente ispirato al romanzo Se ti abbraccio non aver paura dello scrittore Fulvio Ervas. A sua volta il libro racconta la storia vera di Andrea e Franco Antonello, padre e figlio autistico che hanno viaggiato in moto dagli Stati Uniti al Sud America.

Willi (Claudio Santamaria) è un cantante melodico sulla quarantina, di bell’aspetto e di discreto talento, che ha costruito la sua vita attorno a tournée verso improbabili destinazioni e sul fascino suscitato nel genere femminile, senza riuscire mai a mettere un soldo da parte, in perenne fuga da se stesso. Ma arriva il giorno in cui decide di conoscere quel figlio avuto sedici anni prima, quando abbandonò la fidanzata del tempo, Elena (Valeria Golino), incinta. La donna ha un nuovo compagno, Mario (Diego Abatantuono), premuroso e presente, che l’ha aiutata a crescere Vincent (Giulio Pranno), un figlio molto diverso da quello che Willi si aspetta di trovare. Infatti Vincent è un ragazzo che soffre di un disturbo dello spettro autistico, che gli rende difficile controllare le sue emozioni e reazioni e anche comunicarle agli altri verbalmente. La meravigliosa scena iniziale nella quale Vincent corre all’impazzata inseguendo i cavalli, ci dice tutto di lui: la sua voglia di vivere, la gioia e l’energia dei suoi anni e anche la sua innocente dolcezza.

Un viaggio che arriva a destinazione, raggiungendo il cuore dello spettatore.

Ma la diversità può essere un impegno molto pesante da sostenere e, quando Willy si riaffaccia nella vita di Elena, la donna alza un muro di difesa e di rancore. Il ragazzo, eccitato ed emozionato, vuole però conoscere il padre e si nasconderà nella sua automobile per seguirlo durante un viaggio.

Forse l’unico modo per gettare un ponte tra “normalità” e diversità è quello dei sentimenti: ed è il sentimento d’amore, quello puro e assoluto che ha un genitore verso il figlio, e che lega, indistintamente, i tre protagonisti adulti della storia, a rendere possibile quasi ogni cosa. Tutto il mio folle amore è una commedia tenera, dai ritmi azzeccati, che strappa molti sorrisi.

Solo il finale enigmatico, che cerca di uscire dalla linearità della trama, lascia più di qualche dubbio. Grazie ad attori straordinariamente nella parte, in particolare Claudio Santamaria, genitore spaesato, che canta con interpretazione degna di un vero professionista le canzoni del film e l’incredibile Giulio Pranno, di un’intensità e tenerezza commoventi, Tutto il mio folle amore è un viaggio che arriva a destinazione, raggiungendo il cuore dello spettatore.

di Emanuela Di Matteo
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