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El Camino Recensione


El Camino Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Prequel, sequel, reboot, spin-off: qualsiasi prodotto derivato da un film o da una serie tv di successo molto spesso presenta un comune difetto, ossia l'avere nulla da dire. Sono solo appendici vuote a un discorso già concluso da tempo, il tentativo dei produttori di lucrare su qualcosa che ormai ha esaurito il proprio potenziale.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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Per questo, oltre a una notevole dose di hype, l’annuncio di El Camino è stato accompaganto anche da tanto, tantissimo scetticismo da parte dei fan. Perché avrebbe potuto essere la sola nota stonata di una performance da standing ovation. Per di più se si considera il fatto che arriva “fuori tempo massimo” a 6 anni (anzi, 5 anni e 11 mesi!) di distanza dalla messa in onda di FeLiNa. Ma d’altra parte, come ha detto qualcun’altro, in Vince Gilligan we trust!

Per parlare in modo coerente di El Camino dobbiamo però fare prima un passo indietro, tornando al 2013. Tornando alla 5x14 Ozymandias. Tornando ai nazisti dell’Arizona che sparano ad Hank, rubano i soldi di Heisenberg, rapiscono Pinkman dopo che Walt gli ha sputato in faccia, con tutta la rabbia e il disprezzo che aveva in corpo, che è stato lui a lasciare morire Jane. Torniamo alle grida di Skyler e Walter jr, al rapimento e all’abbandono in un autocisterna dei pompieri della piccola Holly e alla sparizione di Walt grazie all’Uomo degli aspirapolveri.

Gilligan ha semplicemente scelto di realizzare un film di 2 ore anziché due episodi da 50 minuti ciascuno: l’unica cosa che gli si può rimproverare è il fatto di aver aspettato 6 anni prima di raccontarcelo.

A tutti gli effetti quello era il finale di Breaking Bad. I successivi due episodi altro non sono che un epilogo necessario a chiudere le (poche) storyline rimaste in sospeso. Saul Goodman, Badger e Skinny Pete, Gratchen ed Elliott, la famiglia White, Zio Jack, Todd e i nazisti. E poi, ovviamente, Jesse.

Quei due episodi erano l’epilogo della storia di Walter White. I personaggi a cui dice addio non cessano di esistere in assoluto, semplicemente giungono al capolinea della loro relazione con Walt. Era lui che stava cercando redenzione e perdono prima dell’inevitabile fine. In questo senso, rapportandolo alla storia di Walt, l’addio a Jesse ha perfettamente senso: Walter lo libera, gli da l’occasione di vendicarsi di Todd e poi i due si dicono addio, concedendosi il reciproco perdono senza proferireparola. L’epilogo di Jesse, mentre sfreccia sghignazzando verso il proprio destino incerto, è perfettamente sensato... ma poco appagante per il personaggio.

D’altra parte Breaking Bad non è mai stato solo la storia di Walter. Non da quando Gilligan stesso ha accantonato i suoi piani di uccidere Pinkman sul finire della prima stagione, rendendosi conto che era un personaggio troppo importante per lo sviluppo della storia. In sostanza El Camino altro non è che l’epilogo di Jesse Pinkman, esattamente come Granite State e FeLiNa lo erano per Walter White. Gilligan ha semplicemente scelto di realizzare un film di 2 ore anziché due episodi da 50 minuti ciascuno. L’unica cosa che gli si può rimproverare è il fatto di aver aspettato 6 anni prima di raccontarcelo.

El Camino riparte proprio da quella risata isterica e liberatoria che si trasforma in smarrimento quando Jesse si rende conto di non avere soldi, di non avere una casa, di non avere più nessuno a cui appoggiarsi. Tutto ciò mentre è braccato da DEA e polizia. Si tratta del racconto della sua fuga, di una corsa contro il rempo per sfuggire da tutto e tutti, ricco di tensioni, compi di scena e un’atmosfera da western metropolitano a dir poco azzeccata! E mentre Jesse cerca disperatamente di salvarsi per l’ennesima volta, in parallelo compie un viaggio psicologico a suon di flashback che lo porterà a riappacificarsi con il suo passato, usandolo come base per costruirsi una nuova vita. Ci saranno volti famosi della serie? Certo che sì, tanti, e alcuni sono autentiche sorprese, eppure la scrittura di Gilligan (come sempre) rende tutto così coerente e fluido da non insinuare mai nello spettatore il dubbio che l’operazione sia mero fan-service. Non scivola mai nel pacchiano, nell’autocitazione, nel compiacimento gratuito. La conclusione della travagliata storia di Jesse Pinkman e, proprio come accaduto con Walt, inevitabilmente dovrà chiudere delle questioni in sospeso e dire addio a una serie di personaggi più o meno importanti.

Lentamente, attraverso questi flashback, vengono chiuse parentesi via via più grandi; si parte dai personaggi più marginali per poi stringere il cerchio, finché tutte le questioni rimaste in sospeso non vengono appianate. Non è un caso che l’inquadratura finale sia la medesima che ha chiuso Breaking Bad, con Jesse alla guida di un auto. Ma è pieno giorno, lui è un ragazzo di belle speranze, rasato alla perfezione, e sul suo volto ha un sorriso compiaciuto, quello di chi ha finalmente trovato la tranquillità che così a lungo ha rincorso.

di Marco Filipazzi
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