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Piccole Donne Recensione


Piccole Donne Recensione

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C’è sempre un motivo se un romanzo viene trasposto al cinema. E non è difficile capire la ragione che ha portato Greta Gerwig alla guida di questo nuovo progetto legato a Piccole Donne: il romanzo di Louisa May Alcott è, già sulla carta, un’opera "diretta" da una donna.

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Una vicenda autobiografica, moderna come l’ambiente in cui Louisa era cresciuta (suo padre, Amos Bronson Alcott, era inserito in tutti i più rilevanti circoli intellettuali del Massachussets), dotata di uno stile profondamente cinematografico, concepita come un franchise. Se si aggiunge la perfezione descrittiva, la naturalezza dei dialoghi e la spontaneità dei personaggi, è ovvio che dal 1918 questo romanzo piaccia parecchio agli sceneggiatori: quello di Greta Gerwig è l’ottavo adattamento se si considerano film, anime e serie tv.

La nuova versione di Piccole Donne viene annunciata nel 2013. Nel marzo 2015 la produttrice Amy Pascal assume la sceneggiatrice Sarah Polley ma nell’agosto 2016 Greta Gerwig viene incaricata di rivedere lo script. Nel giugno 2018, alla luce del successo di Lady Bird, Gerwig è ufficializzata anche come regista. Non c’era nessuna, forse, con un curriculum più adatto del suo per traghettare il popolare romanzo di Louisa May Alcott nel secondo decennio del Duemila. Ma dal momento in cui la Gerwig prende questa storia tra le braccia, succede una cosa strana: Greta si immedesima così tanto con Louisa (e con le sue protagoniste) che la riscrittura diventa totale.

A qualcuno "la versione di Greta" piacerà tantissimo: basta solo non farsi spezzare il cuore quando il taglio di capelli di Jo e il pianoforte di Beth vengono liquidati in poche immagini, per fare spazio a minuti interi di contrattazioni economiche tra uomini e donne.

E così Piccole Donne - che dal 1918 le autrici e gli autori del cinema trattano come una specie di tema ricorrente, un po’ come Canto di Natale di Dickens - invece di essere riletto, finisce per essere riscritto. Greta Gerwig usa questo romanzo come suo personale blocco degli appunti, trattando bene solo i personaggi che le piacciono, rimontando la storia, modificando i tempi della narrazione e piegando l’intera vicenda a un discorso sul femminile perfettamente coerente con la sua filmografia ma per nulla affezionato all'originale.

Per onestà, bisogna ammettere che tutto ciò che a Greta piace... nel film ha una resa ottima. Saoirse Ronan, già sua musa in Lady Bird, è una Josephine March energica e grintosa, forse una delle migliori.

Incredibile anche quanto sia perfetta Meryl Streep come zia March: perchè nessuno le aveva ancora assegnato questa parte? Altre scelte di cast sono più discutibili. Come il Laurie di Timothée Chalamet e, soprattutto, il Frederich di Louis Garrel: nel romanzo il professore tedesco che fa innamorare Jo non è né giovane né bello, ma un uomo più grande di lei, colto e intelligente, che per la prima volta la tratta come una scrittrice. Non era forse una storia d'amore più interessante da raccontare? Va detto che, più in generale, le trame romantiche non sono la parte più riuscita del film (compreso l’agghiacciante triangolo tra Jo, Laurie e Amy). Fastidiosi anche i monologhi, con i personaggi che parlano in macchina, e i flashback: c’era un motivo se la storia era concepita in quel certo ordine, un ordine dove il matrimonio di Meg assume un significato e la vicenda di Beth un altro.

Agli occhi di chi ama perdutamente la storia delle sorelle March, non si può perdonare a Greta Gerwig di aver ignorato le due caratteristiche principali del romanzo (che persino trasposizioni più ingenue e meno elaborate come quella di Gillian Anderson del 1994 mantenevano): il calore e l'intimità. Viene sacrificato il mondo femminile, piccolo e specifico di Louisa May Alcott - una bolla progressista nel cuore del Massachussets - per un discorso più grande e importante, che comunque non arriva a essere altrettanto universale. A qualcuno "la versione di Greta" piacerà tantissimo: basta solo non farsi spezzare il cuore quando il taglio di capelli di Jo e il pianoforte di Beth vengono liquidati in poche immagini, per fare spazio a minuti interi di contrattazioni economiche tra uomini e donne.

di Aurora Tamigio
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