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1917 Recensione


1917 Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Sam Mendes ci porta nel cuore della Prima Guerra Mondiale, dentro alle trincee, tra i luoghi bombardati, diventati rifugio dei pochi sopravvissuti. E lo fa affidandoci a due compagni di viaggio, Schofield (George Mackay) e Blake (Dean-Charles Chapman), due commilitoni ignari dell’incarico cui saranno affidati: attraversare la Terra di Nessuno verso Ècoust e consegnare una lettera al colonnello MacKenzie (Benedict Cumberbatch) per salvare centinaia di compagni che altrimenti cadrebbero in una trappola dei tedeschi, tra i quali si trova anche il fratello di Blake.

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Ma tutto ciò entro l’alba del giorno dopo.

Il tempo è il quarto protagonista del film: scandito dalla luce naturale usata per le riprese (per lo più con cielo coperto, per dare maggiore senso di continuità e anche una luce omogenea) e dal "ticchettio", dato dalle musiche di Thomas Newman, collaboratore di Mendes da quasi vent’anni. La musica diviene così vera e propria accompagnatrice dei personaggi, una musica neutrale che si astiene da ogni commento e dà ritmo a tutta la vicenda. I due protagonisti, ritratto perfetto di due tipici soldati che si potevano trovare nelle trincee dell’epoca, rispecchiano anche due caratteri e due modi diversi di vivere la guerra: Schofield è quello più esperto, già veterano a 20 anni, il più diffidente della spedizione e allo stesso tempo prudente e riservato; Blake, giovane e al fronte da meno tempo, rispecchia l’entusiasmo e mantiene una certa tenerezza. Tra i due si instaura un rapporto di amicizia profonda.

Quella del film è una vicenda di finzione che, però, ha radici nella storia. La fonte prima della storia è la vicenda avvenuta nel 1917 a Siegfriedstellung (dove i tedeschi ripiegarono), conosciuta come “linea di Hindenburg”. Ma un ruolo fondamentale per lo script hanno avuto anche i numerosi racconti del nonno di Sam Mendes e il frutto delle ricerche fatte all’Imperial War Museum. La sceneggiatura è stata tuttavia terminata solo con la fine delle riprese: ogni giorno i dialoghi venivano cambiati e adattati.

Il tempo è il quarto protagonista del film: scandito dalla luce naturale usata per le riprese e dal "ticchettio" delle musiche di [Thomas Newman].

Il film è girato come una sorta di piano sequenza: le riprese, lunghe, sono successivamente state montate in maniera impercettibile, unendo una sequenza all’altra attraverso i movimenti di personaggi che varcano soglie, silhouette, elementi in primo piano e oggetti di scena. C’è uno schema definito di ogni sequenza e, inoltre, sul set erano presenti il supervisore al copione, gli effetti speciali e il montatore. Così è stato possibile dare l’illusione di un girato senza stacchi, per permettere una completa immersione nel film.

Un lavoro impeccabile anche quello svolto sugli attori: da segnalare la performance di George Mackay e il cameo di Colin Firth (un integerrimo Generale Erinmore). Ma soprattutto la partecipazione di Andrew Scott: con la sua interpretazione del tenente Leslie, in pochi minuti è riuscito a ritrarre un uomo che combatte anche una battaglia interiore, che ha a cuore i suoi uomini, che è stanco della guerra e sfinito dalla malattia.

Riesce a dirci tutto ciò con pochi accorgimenti, come il tremore della mano e il sarcasmo (in una scena che strizza l’occhio al suo personaggio nella serie tv cult Fleabag). Un film che è già un classico, che vanta un team di premi Oscar - tra cui fotografia e montaggio, oltre allo stesso Mendes per la regia – e è destinato a essere protagonista dei prossimi Academy Award.

di Samantha Ruboni
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