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Guns Akimbo Recensione


Guns Akimbo Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Alcuni attori recitano (spesso in giovane età) un ruolo talmente ingombrante da rimanerci invischiati per sempre. Quel personaggio si radica tanto in profondità nell'immaginario comune che il pubblico identifica persona e personaggio come un tutt'uno, senza distinzioni, affossando così la carriera dell'attore.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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Il caso più emblematico è quello di Mark Hamill, che non si è mai veramente liberato dei panni di Luke Skywalker e che dopo Guerre Stellari, dal 1983 in poi, ha fatto solamente qualche comparsata nerd e prestato qua e là la voce come doppiatore (anche se va ammesso che il suo Joker animato non ha nulla da invidiare a quelli "fisici"di Jack Nicholson, Heath Ledger o Joaquin Phoenix).

Oppure ci sono attori che, dopo un contratto che gli ha tenuti a lungo incollati allo stesso personaggio, fanno di tutto per allontanarsi da quello stereotipo. È il caso Daniel Radcliffe che, dopo essere stato Harry Potter per 10 anni e 8 film, imprimendosi a fuoco nell'immaginario di almeno due generazioni, ha fatto letteralmente di tutto per scrollarsi di dosso quei panni, accettando i ruoli più bizzarri ed estremi. Si è fatto perseguitare dai fantasmi in The woman in black, si è fatto crescere le corna in Horns, è stato l'assistente del Dr. Frankenstein, un cadavere scoreggione e inaspettatamente saggio in Swiss Army Man, agente dell'FBI sotto copertura tra fanatici neonazisti. E ora si è fatto imbullonare due pistole alle mani per partecipare a un videogioco in live-action trasmesso in diretta streaming sul web! Perché Guns Akimbo è proprio questo, un videogioco uscito dal dark-web che costringe le persone a uccidersi l'una con l'altra.

Così Radcliffe si sveglia una mattina con le pistole fissate alle mani e 24 ore di tempo per uccidere la sua avversaria, l'imbattuta Nix.

La macchina da presa non sta ferma un momento, ipertrofica e videoclippara, alternando movimenti tipici dei videogiochi a ribaltamenti sottosopra, quasi come se Howden volesse realizzare la sua personale versione di Crank.

A darle il volto è Samara Weaving (nipote di Hugo Weaving), anche lei attrice avvezza a ruoli bizzarri (La Babysitter, Mayhem, Ash vs Evil dead) che riesce a dare credibilità a un personaggio che sulla carta è un puro concentrato di stereotipi e cliché. Ed è soprattutto grazie alla chimica tra i due attori che la narrazione funziona! Guns Akimbo è impostato seguendo una grafica e una logica da videogioco; inizia con uno stile (visivo e narrativo) alla Scott Pilgrim vs The World, ma scivola rapidamente in un deathmatch senza esclusione di colpi.

A dirigere tutto troviamo Jason Lei Howden, che 4 anni fa era stato autore e regista del delirante (e divertentissimo) Deathgasm, fusione cinematografica tra l'immaginario metal e l'horror demenziale in stile La Casa. Guns Akimbo si accoda un po' a quello stile: non inventa nulla, ma riesce a riciclare benissimo un certo tipo d'immaginario.

Pesca a piene mani dal new-cyberpunk (l'incipit ha suggestioni che ricordano Black Mirror e Dark Web, anche se uno dei film con cui ha più in comune, almeno a livello di trama, è Nerve), unendoci fumetti e videogiochi (i cattivi sono talmente caricaturali e sopra le righe che sembrano uscirti da uno di questi due mondi); condendo il tutto con una regia che ha sempre un occhio di riguardo per l'action (è questo il vero fulcro narrativo del film) e abbondanti dosi di violenza cartoonesca, splatter piacevolmente gratuito e comicità trash. La macchina da presa non sta ferma un momento, ipertrofica e videoclippara, alternando movimenti tipici dei videogiochi a ribaltamenti sottosopra, quasi come se Howden volesse realizzare la sua personale versione di Crank. Insomma, Guns Akimbo non rivoluzionerà nessun genere né ribalterà alcun cliché, ma date le sue strambe premesse regala allo spettatore esattamente ciò che si aspetta: una rilettura meno seria di classici action degli anni '10, da Dredd - Il giudice dell'apocalisse a John Wick. Un mix perfetto di azione e violenza gratuita, il che è comunque un ottimo risultato!

di Marco Filipazzi
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