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Underwater Recensione


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Non ci sono abbastanza film con mostri marini: è un dato di fatto che questo sottogenere sia molto limitato e che negli anni è stato esplorato solo da una manciata di titoli se confrontato al simile (poi ci torniamo) "mostri nello spazio". Il più illustre è senza dubbio The Abyss di James Cameron, seguono una manciata di b-movie più o meno ad alto budget come Deep Rising di Sommers, Leviathan, Creatura dagli abissi.

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Voto Silenzio in Sala: 2.5/5
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È strano, alla fine i parametri sono sostanzialmente gli stessi dettati da Alien: un gruppo di persone isolate (sott'acqua anziché in qualche base spaziale o astronave) devono fronteggiare una minaccia sconosciuta, intrappolati in uno spazio limitato e senza la possibilità di uscire.
Il canovaccio di base è sempre simile e le variazioni sul tema sono molto ridotte, ma d'altra parte quanti film sugli squali hanno fatto con il medesimo, ridottissimo spazio di manovra? Underwater si colloca a pieno titolo nella categoria, ma restando più dalle parti del b-movie ad alto budget che da quelle dei film che hanno qualcosa da dire (a parte un vago messaggio ecologista, appiccicato solamente per giustificare in parte l'operazione). Non annoia, ha buoni effetti speciali e una trovata finale che farà saltare sulla poltrona i fan di Lovecraft invocando la misericordia di Cthulhu, ma a parte questo non ha molto da aggiungere.

Underwater è ambientato in una stazione che si trova a 6.5 miglia sott'acqua, comandata da una multinazionale che sta trivellando il fondo dell'oceano per... non si capisce il motivo. Una parte della stazione collassa di botto nei primi 5 minuti del film e i sopravvissuti devono raggiungere le capsule di salvataggio che si trovano in un'altra base, prima che finisca la loro riserva di ossigeno. A condire il tutto, degli strani mostri marini che molto devono all'immaginazione di H.R. Giger, giusto per rimarcare l'ispirazione di Alien.

Semplice, pulito e lineare.

Semplice, pulito e lineare. Senza colpi di scena, senza un approfondimento dei personaggi che vada oltre lo stereotipo.

Senza colpi di scena, senza un approfondimento dei personaggi che vada oltre lo stereotipo. Kirsten Stewart è un un'ingegnere informatico con una brutta storia d'amore alle spalle. Vincent Cassel è il capitano burbero ma dal cuore d'oro, con un segreto inconfessabile nascosto nel suo passato. T.J.

Miller, ovviamente, il buffone della compagnia, che spara battutacce a raffica. E la sceneggiatura davvero non si spinge mai oltre questi input per approfondirli. Prendendolo per un b-movie (perché di fatto questo è) Underwater riesce a imbroccare alcune buone sequenze di tensione (non che con gli spazi angusti e bui sia difficile), anche se i mostri si vedono poco e male. Peccato. Anche il finale, che è il vero piatto forte del film e la sola cosa che prova a mettere su schermo qualcosa di vagamente originale, a conti fatti risulta un po' piatto e frustrante. Cioè, è vero che a 7 miglia sott'acqua è buio presto, però qualcosa in più in termini di visibilità ci si poteva inventare.

Inoltre, come se il parallelismo con Alien non fosse abbastanza evidente (davvero, a tratti è anche più sfacciato di Life!) la Stewart affronta tutto il film alternando tutte subacquee dal design davvero troppo simile a quello dell'equipaggio della Nostromo (queste sono più corazzate) e slip e reggiseno (ma neri, non bianchi come quelli di Ripley). Un film da Notte Horror, piacevole durante i suoi 90 minuti, ma che rimane lì. Una buona occasione mancata per i mostri marini al cinema.

di Marco Filipazzi
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