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Love Recensione


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Se qualcosa può andare storto, lo farà (If anything can go wrong, it will): è questa La Legge di Murphy, la stessa che aleggia attorno a Love, film di Gaspar Noè del 2015. Murphy (Carl Glusman) è anche il nome del protagonista del film.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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Lo troviamo, fin dal principio, fossilizzato in una noiosa domenica mattina passata con una famiglia che non ha mai voluto, dettata dal caso di un profilattico rotto. È per una telefonata che Murphy torna al passato, alla vera storia d'amore che ha avuto, all'unica donna che abbia mai amato: Elettra (Aomi Muyock). Da qui vediamo Murphy ciondolare per casa in preda a flashback della sua storia di passione, sudore, sangue e sperma. Come in Irreversible i flashback non seguono una logica temporale, facendoci così conoscere la storia dalla fine, dalla devastazione, dai limiti superati, dai tradimenti. Una spirale di autodistruzione causata da un amore così intenso da diventare dipendenza pura e alienazione. Una voglia sempre più grande di sperimentare, che va ben oltre il limite. Una passione che toglie il fiato e si avvicina sempre più alla realtà, sia nelle lunghe sequenze di sesso senza censure, sia nell'attenzione dei dialoghi sempre più vuoti e senza senso, parole ormai buone solo a colmare i silenzi.

Una sceneggiatura di appena 7 pagine si trasforma in uno dei film più complessi e profondi di Noè sulla difficoltà delle relazioni e sull'idealizzazione del partner che ci scegliamo



Ma Love non è solo un film erotico: è in grado di raccontare l'amore, le relazioni, senza fronzoli e romanticismi, in maniera reale, senza patine e censure. Una relazione tossica fatta di fantasie conturbanti che diventano realtà sempre più al limite. Dalla felicità iniziale, alla venerazione dell'amata e del suo corpo, sino all'andare oltre il limite, alla disperazione. E la disperazione porta l'amore a essere fonte di dolore e disagio.

Un sentimento di necessità e desiderio, che ci destabilizza e si impossessa di noi. È come una droga, non ne abbiamo mai abbastanza e ne vogliamo sempre più. Talmente tanto, da spingerci verso pratiche sempre più estreme per cercare di ottenere ciò che vogliamo. Love è anche un'analisi di tutte le fantasie più intime, che i due protagonisti spingono per far divenire tangibili: il rapporto a tre, il rapporto con un trans, l'orgia. Uno scambio di corpi e di fluidi che porta alla gelosia, ma anche al desiderio di ciò che non possiamo avere, che diviene sempre più vicino e palpabile e si concretizza in tradimenti, gravidanze e vite che nessuno voleva.

La fotografia - come nello stile di Noè – è fatta di colori forti e invadenti, scelti con un motivo preciso. Domina il rosso, che avvolge gli amanti tra le lenzuola e nei loro abbracci sotto la doccia, un rosso invadente che non fa parte solo delle superfici, ma che colora anche i protagonisti facendoli diventare un tutt'uno. È la passione, la violenza, la distruzione. La relazione con Elettra è identificata nel giallo uovo, brillante proprio come appare Elettra a Murphy quando si conoscono. Poi c’è il verde, il colore di Omi, innocuo proprio come lei e insipido come la storia con Murphy. Gaspar Noè dirige questo viaggio tra ricordi e rimpianti. Quello che racconta non ha nulla a che fare con una soluzione o una morale: la volontà del regista è di esporre i fatti così come sono, ispirandosi in parte alla sua biografia (lo sapevate? Murphy indossa abiti che appartengono a Gaspar Noè). E una sceneggiatura di appena 7 pagine si trasforma in uno dei film più complessi e profondi di Noè sulla difficoltà delle relazioni e sull'idealizzazione del partner che ci scegliamo, sulle fantasie e desideri e sulla loro realtà.

di Samantha Ruboni
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