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Recensione Silenzio in sala
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Sono gli anni '90: è estate, gli amici sono tutti in vacanza e voi siete rimasti intrappolati a casa. La morsa umida della città unita a sciami di zanzare inferocite non vi lascano scampo.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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Sul divano cambiate posizione ogni 15 secondi nella vana speranza di trovare un po' di fresco, mentre il palinsesto tv (siamo in un'era geologica in cui lo streaming è pura fantascienza) non offre praticamente nulla. Perciò passate in rassegna canali su canali, andando alla deriva su reti regionali, emittenti locali, tv private, finché delle immagini catturano la vostra attenzione. «Ma questi sono I guerrieri della notte pensate mentre sullo schermo sciama una gang in pattini e vestiti variopinti. C'è anche un tizio con i capelli lunghi e un gilet di pelle indossato a torso nudo ma, per quanto lo ricordi vagamente, non è Michael Beck. Somiglia più a una copia truffaldina, una versione coatta, una taroccata! E, mano a mano che le scene si susseguono, capite che non è solo il protagonista a essere un'imitazione, ma l'intero film! A tutti gli effetti quello è I guerrieri della notte, ma trapiantato sull'incipit di 1997: Fuga da New York. Non è girato tutto di notte, ma sotto la sferzante luce del sole. Eppure quella sullo schermo è Manhattan, o almeno una remota periferia dato che la famosa skyline si vede sempre e solo lontanissima sullo sfondo.

Come molti altri titoli simili, anche 1990: I guerrieri del Bronx resta inedito, destinato all'inevitabile destino del dimenticatoio: eppure fa parte del nostro cinema, della nostra storia, del nostro patrimonio culturale. Film del genere non dovrebbero essere dimenticati, perché ci ricordano cosa siamo (stati) in grado di realizzare.

Tutto nel film appare posticcio, un po' raffazzonato, realizzato in povertà... ma nel complesso funziona! Le scene d'azione sono tante, le uccisioni divertenti e c'è un'aurea nostalgica da vecchio film western, con tanto di sparatorie, battute al vetriolo e sguardi trucidi. E mentre realizzate tutte queste cose, il film va avanti, catturandovi sempre più con la sua efficace semplicità. Il film che state vedendo è 1990: I guerrieri del Bronx e quello che si sta tenendo è il vostro primo incontro con il cinema di genere italiano.



Anna, la figlia ereditiera della Manhattan Corporation (interpretata da Stefania Girolami, figlia del regista) fugge per sottrarsi al proprio futuro, rifugiandosi nel posto peggiore al mondo: il Bronx. La ragazza viene subito attaccata da una delle tante brande che dominano il territorio, ma viene salvata dal capo dei Riders: Trash! E mentre l'azienda di famiglia invia un mercenario, noto con il nome de Lo Sterminatore, per recuperare la ragazza e mettere le gang una contro l'altra, Trash deve attraversare il Bronx per avvertire il Re Ogre (Fred Williamson con inseparabile sigaro d'ordinanza) del pericolo. Il viaggio non sarà facile e Trash si troverà ad affrontare numerose bande rivali che vogliono la sua pelle e quella della ragazza.

Questo bizzarro film è uno dei capisaldi del nostro cinema passato, pilastro del postatomico italiano, realizzato da autentici pezzi da 90 dell'epoca. La sceneggiatura, uno strano ibrido dei film di John Carpenter e Walter Hill (ma molto meno politicizzata) è firmata da Dardano Sacchetti. Un nome storico per il nostro genere, collaboratore di lungo corso di Lucio Fulci (ha scritto quasi tutti i suoi horror), ma anche molti polizieschi di Umberto Lenzi e alcune pellicole di Lamberto Bava. Alla macchina da presa c’è Enzo G. Castellari, un nome enorme, il re dell'action nostrano, che qui attinge a tutta la propria esperienza sia di regista, sia di stuntman per confezionare un film che possa rivaleggiare con gli ispiratori americani. E nonostante i limiti di budget, ci riesce!

Affida la parte del protagonista a un perfetto sconosciuto, un ragazzo appena diciottenne conosciuto per caso in palestra (Castellari è sempre stato un boxer): Marco Di Gregorio, alias Mark Gregory. A lui affianca fidati collaboratori del calibro di Fred Williamson, Vic Morrow, Christopher Connelly e George Eastman: una parata di caratteristi che è facilissimo trovare in decine di altre produzioni italiane a cavallo tra i '70 e gli '80. Castellari gira tutto il film tra una cartiera abbandonata appena fuori Roma e l'autentico Bronx newyorkese, utilizzando la magia del montaggio per mischiare i vari scenari. Infarcisce ogni scena con trovate, idee e soprattutto azione, creando una serie di gang che, seppur debitrici a I guerrieri della notte, hanno comunque note di originalità. A quasi 40 anni dalla sua uscita, il film appare sicuramente datato, ma è innegabile il senso del ritmo e le trovate pirotecniche che i nostri connazionali sono riusciti a realizzare con i pochissimi mezzi a loro disposizione. È un peccato che film così siano difficilmente reperibili e che nessun distributore abbia voglia di editarlo in blu-ray o anche solo in DVD. Come molti altri titoli simili, anche 1990: I guerrieri del Bronx resta inedito, destinato all'inevitabile destino del dimenticatoio. Eppure fa parte del nostro cinema, della nostra storia, del nostro patrimonio culturale. Film del genere non dovrebbero essere dimenticati, perché ci ricordano cosa siamo (stati) in grado di realizzare. E ne abbiamo un disperato bisogno, oggi più che mai.

di Marco Filipazzi
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