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Bloodshot Recensione


Bloodshot Recensione

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Parliamo di Mark Vincent Sinclair III: con tutte le limitazioni che oggettivamente ha, non si può volere male a un attore così. Uno che ha praticamente esordito sotto l'ala protettrice di Steven Spielberg in Salvate il soldato Ryan per poi essere co-protagonista al fianco di Giovanni Ribisi in quella bomba di 1 km da Wall Street.

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Poi la svolta: qualcuno (nella persona di Rob Cohen) decide che Mark ha tutto il potenziale per diventare la nuova icona dell'action anni 2000. E per dimostrarlo lo consacra con la doppietta di Fast and Furious e xXx. Avete capito ora chi è Mark Sinclair? Stiamo parlando di colui che è noto con lo pseudonimo di Vin Diesel, la cui figura è oggi ancorata tanto alla saga di Fast and Furious, quanto alle sue proverbiali canottiere! D'altra parte Dominic Toretto è la sua redenzione, il personaggio che lo ha salvato quando stava annegando in un mare di commedie per famiglie come Missione tata e Prova a incastrarmi, riportandolo ai fasti iniziali. Ma è anche la sua maledizione, perché ormai lui è Dominic Toretto. Nonostante gli sforzi, personaggio e attore sono diventati un tutt'uno per il pubblico. Non che Vin provi così disperatamente a scostarsi dalla sua comfort-zone o a stravolgere la propria figura... insomma, non è il Daniel Redcliffe della situazione che accetta i ruoli più stravaganti pur di togliersi di dosso la cicatrice di Harry Potter.

A confortare, durante la visione, c'è Vin Diesel: a lui, eroe di una generazione, non si riesce proprio a volere male perché alla fine sembra essere l'unico del cast a credere davvero nel progetto.



Prendiamo Bloodshot ad esempio, suo ultimo film, che ha saltato la distribuzione in sala per arrivare direttamente in streaming. Tratto da un fumetto della Valiant Comics, casa editrice indipendente che ha avuto il suo apice di successo negli anni '90, è scritto con la stessa cura approssimativa dei cinecomics di quel decennio. La storia è quella di Ray Garrison (Vin Diesel), un soldato che viene rapito insieme alla moglie; i due vengono torturati e lei è uccisa davanti ai suoi occhi. Quindi Ray si sveglia in un laboratorio iper hi-tech e scopre di essere stato potenziato grazie a delle nanotecnologie che ne incrementano la forza e gli permettono di rigenerarsi.

Inizialmente privo di memoria, appena riesce a ricordare qualcosa si mette alla caccia dell'assassino di sua moglie in cerca di una sanguinaria vendetta.

Già sulla carta Vin interpreta l'ennesima variazione sul tema Toretto, un anti-eroe in bilico tra il voler fare la cosa giusta e l'incapacità di andare fino in fondo, quasi come se avesse paura di diventar buono. Una metamorfosi ostacolata dai propri interessi personali, che prevalgono a causa del desiderio di vendetta nei confronti di coloro che gli hanno commesso ingiustizie e soprusi. A questo aggiungete anche che per tutto il film Vin Diesel indossa solo e unicamente canottiere. Ah e che nel film compare anche il personaggio di un hacker nero simpaticone (definirlo un cliché ambulante sarebbe un complimento) che ricorda non poco quello di Ludacris in F&F e un finale in cui Eiza González diventa improvvisamente Michelle Rodriguez (con tanto di canottiera anche lei!) e parte insieme al nostro eroe verso il tramonto.

Insomma, se già il film non brillava per originalità, questo sovrapporsi rischia di affossarlo ancor di più. Ma facciamo finta di non conoscere la saga di F&F e il personaggio di Toretto. Bloodshot regge bene per tutta la prima parte (sì, anche la scena in cui uno psicotico ammazza la moglie di Vin con in sottofondo Psycho Killer dei Talking Heads: per quanto pacchiana alla fine ha una sua motivazione logica) al punto di essere, se non originale, almeno interessante fino alla rivelazione/colpo di scena di metà film che onestamente è davvero spiazzante! Nella campagna marketing avevano usato la formula Memento+Robocop=Bloodshot e per certi versi è davvero così. Poi però il film è come se si sedesse, innestando il pilota automatico e lasciando fare tutto alla CGI, in un’escalation di scene sempre più distruttive (e poco originali), verso un telefonatissimo finale.

Va detto che le scene d'azione sono girate decorosamente (la migliore è quella in galleria, ma anche lì aleggia pesantissimo lo spettro di F&F) cosa di cui va dato atto a David S.F. Wilson, qui al suo esordio in regia dopo una lunga gavetta come effettista tra videogiochi (Mass Effect e vari Star Wars) e film (Avengers: Age of Ultron). Il risultato è un film riuscito a metà, la cui sceneggiatura ricorda quella di un action anni '90 (il che non è necessariamente un male) e che nella sua parte più fracassona non riesce a inventare praticamente nulla con il risultato di annoiare più che di divertire. Certo, parte della colpa va al sempre puritano (e malefico tarlo dei film d'azione) PG-13, che non concede pressoché nulla sul lato visivo più violento. Insomma, l'epitaffio definitivo di un film che non ha avuto il coraggio di andar fino in fondo, preferendo restare a galleggiare in un limbo di mediocrità. In tutto ciò, a confortare durante la visione, c'è Vin Diesel. A lui comunque, eroe di una generazione, non si riesce proprio a volere male perché alla fine sembra essere l'unico del cast a credere davvero nel progetto. Però come supereroe lo preferiamo nei panni di Groot, almeno lì non indossa la canottiera!

di Marco Filipazzi
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