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Sapete qual è un sottogenere che non esiste più? L'horror per ragazzi. Se pensiamo agli anni '80 e '90, ci sono un sacco di film che hanno come protagonisti dei pre-adolescenti (quindi in un età pre-carne da macello per gli slasher) che hanno a che fare con forze oscure e spaventose.

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Voto Silenzio in Sala: 3.5/5
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Dei film non totalmente innocui, che solitamente celavano un messaggio di "superare/affrontare le proprie paure" e, soprattutto, che erano in grado di spaventare. Ovvio, era un terrore proporzionato all'età, ma il senso di disagio e la voglia di coprirsi gli occhi con le mani era innegabile. In qualche modo quei film riuscivano a forgiare caratteri, ad aprire gli occhi su un mondo (l'horror) al quale avresti potuto o meno appassionarti in seguito.

Erano i vari Gremlins, Non aprite quel cancello, Scuola di mostri, Chi ha paura delle streghe? ma anche la serie tv Storie Incredibili prodotta da Steven Spielberg. Pensate che persino la castissima e puritana Disney produsse ben due film che possono essere considerati horror a pieno titolo: Qualcosa di sinistro sta per accadere e Gli occhi del parco. E se ve lo state chiedendo, no non fanno parte del catalogo Disney+, segno che questi prodotti sono ora considerati sbagli da nascondere al pubblico contemporaneo, troppo sensibile per storie del genere.

Oggi qualche tentativo in questo genere viene ancora fatto: negli ultimi anni ci sono stati i due Piccoli Brividi con Jack Black e Il mistero della casa del tempo diretto da un asso dell'horror moderno come Eli Roth. Ma sono mosche bianche, in larga misura persino pavide, che di horror hanno qualche spunto, ma mancano quasi del tutto del "senso di pericolo" tipico di questo genere. Insomma, pochi e nemmeno tanto buoni.

Scary stories to tell in the dark non sarà una pietra angolare del genere né lo rivoluzionerà in alcun modo, ma resta merce rarissima nel panorama horror moderno.

Almeno finché lo scorso Halloween non è arrivato al cinema Scary stories to tell in the dark che ha rappresentato un ritorno alle origini per questo sottogenere.

Innanzitutto i nomi coinvolti. Produce Guillermo Del Toro, che non ha bisogno di presentazioni. Dirige il norvegese André Øvredal, lo stesso di quelle due bombe di Troll Hunter e The autopsy of Jane Doe. Il tutto è tratto dalla raccolta, a opera di Alvin Schwartz, che riunisce canzoni, ballate, racconti orali, leggende metropolitane e del folklore popolare americano, il cui unico filo conduttore è proprio la necessità che intimoriscano chi le ascolta.

Il film ha l'astuzia di non replicare la struttura slegata del romanzo, ma di costruire una storia fluida nella quale innesta alcuni dei racconti più emblematici e terrorizzanti.

Quattro amici si apprestano a festeggare "l'ultimo Halloween" della loro infanzia visitando la classica casa infestata del loro paese sperduto nella periferia americana. Si dice che lì si aggiri ancora lo spirito di una ragazzina, Sarah Bellows. Il gruppo di amici troverà proprio il diario su cui la ragazza era solita scrivere storie del terrore: per i protagonisti però quelle storie diventeranno presto reali.

Due i pregi principali del film. Sul piano narrativo, sebbene Scary stories to tell in the dark duri quasi due ore, le scene di terrore (quelle che riprendono i vari racconti estrapolati dal romanzo) sono quelle costruite meglio, in cui la tensione va ad affilarsi come la lama di un coltello. Per tornare al discorso d'apertura, è ciò che manca ai (pochi) altri film horror per ragazzi del nuovo millennio, ovvero il coraggio di non trattare i giovani spettatori con i guanti di velluto per non traumatizzarli. Il discorso di Øvredal invece sembra dire "la paura c'è. È un sentimento reale. E prima o poi ci dovrete fare i conti, quindi tanto vale iniziare da qui!". Il secondo è il piano visivo, dove la CGI viene ridotta al minimo in favore di lattice e protesi. Una strategia che, anche in questo caso, va controcorrente rispetto ai titoli sopra citati, e che riesce a rendere gli "orrori" molto più reali e tangibili. L'azione è vera, i ragazzi interagiscono e si spaventano veramente davanti a questa parata di orrori e, per un film del genere, non c'è cosa migliore.

Scary stories to tell in the dark non sarà una pietra angolare del genere né lo rivoluzionerà in alcun modo, ma resta merce rarissima nel panorama horror moderno. Un film che sa parlare tanto agli adulti quanto ragazzini. Anzi è proprio a loro che è diretto, grazie anche a una morale spietata e per nulla buonista: le conseguenze delle proprie azioni si pagano, spesso anche a caro prezzo e in modo irreversibile. Ma soprattutto (finalmente!) è un film che sa spaventare e non ha paura di farlo nel modo più classico ed efficace possibile: mettendo in scena orrori senza mezze misure!

di Marco Filipazzi
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