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The Lighthouse Recensione


The Lighthouse Recensione

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Il secondo lungometraggio del regista Robert Eggers, dopo il meraviglioso The Witch (opera prima sorprendente, vincitrice al Sundance Festival del 2015) era molto atteso. Ambientato su un faro, in una sperduta isola del New England, con quasi esclusivi protagonisti gli intensi e versatili Robert Pattinson e Willem Dafoe: era prevedibile che la critica si dividesse, plaudendo a un altro capolavoro o liquidando questa seconda pellicola, giudicandola deludente rispetto a The Witch.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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The Lighthouse ha moltissimo in comune con l’opera precedente – uomini che si confrontano con forze primigenie e selvagge della Natura, soli a lottare con le proprie forze e demoni interiori, fra illusioni e ambiguità – ma decide di intraprendere una strada meno narrativa e molto più simbolica, delirante, onirica. Infatti poco e nulla si sa sulle identità dei protagonisti: Defoe, un austero e ambiguo guardiano del faro e Pattinson, il suo inserviente in prova, ragazzo semplice ma con un passato da cui vuole allontanarsi. E ancora meno si saprà in seguito, tra scambi di nome ed identità, sospetti crescenti e rivelazioni. In The Lighthouse, non solo l’immagine è preponderante, evocativa e magistrale, come era stato per The Witch (il regista è un ex scenografo e costumista), ma è la parola a diventare protagonista.

Una parola antica, arcaica, poetica, mista di dialetto e letteratura, che diventa canzone, filastrocca, ritornello infernale per evocare demoni. Infatti ciò che è da subito chiaro in quella sperduta isola, è che la Natura non va offesa e contrariata, perché è molto più potente degli uomini. L’uccisione di un gabbiano, che si era mostrato aggressivo nei confronti del giovane, provocherà un cambio di vento e la nave attesa per riportare i due uomini sulla terraferma, non potrà giungere a salvarli. Sui due, isolati e costretti a una convivenza forzata e a un’intimità sconcertante, si abbatte la furia del mare, ma non meno furiosa è la tempesta che si scatena nei loro animi.

Un horror denso di fascino ambiguo, carismatico - estrema prova attoriale per i bravissimi Defoe e Pattinson - che non si può dimenticare, perché bisbiglia all’orecchio dell’inconscio e alle paure più ancestrali.

Defoe si reca spesso nella stanza del faro, proibita al suo aiutante, dove consuma pratiche misteriose di natura mistica ed erotica con creature tentacolari. Pattinson, che ha già avuto modo di subire la fascinazione erotica e al contempo spaventosa delle sirene – viste, immaginate, sognate, reali – ambisce ad avere accesso a quella stanza, in modo sempre più irresistibile e potente. Arriveranno ad uccidere, per quella luce, che è la luce della conoscenza, della rivelazione? Ma quale sarà il sacrificio richiesto in cambio? Prometeo, Le banshee, le arpie divoratrici di carne umana, Nettuno stesso, vengono scongiurati ed evocati in quella landa desolata, e tra lo scorrere di fiumi – letteralmente – di alcool, consumato per noia e artificioso desiderio di comunanza e divertimento – il senso del tempo scompare. Quanto ne è passato? Sei mesi, due anni, poche settimane?

The Lighthouse è un horror denso di fascino ambiguo, carismatico, estrema prova attoriale per i bravissimi Defoe e Pattinson, che non si può dimenticare, perché bisbiglia all’orecchio dell’inconscio e alle paure più ancestrali.

Proprio perché parla attraverso simboli, immagini e parole magiche, il cui suono è di per sé il messaggio, non può essere immediatamente apprezzato e metabolizzato, e rischia d passare per film auto compiaciuto, di maniera. Non è così. Robert Eggers si conferma uno dei registi del terrore più abili ed efficaci nell’indagare la natura dell’uomo e la sua piccolezza rispetto alle forze infernali che lo circondano e che in esso albergano.

di Emanuela Di Matteo
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