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Irréversible Recensione


Irréversible Recensione

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Ci sono film in grado di mettere in soggezione lo spettatore. Di intimorirlo ancora prima che questo si sieda in sala o prema il tasto play, accomodato sul divano di casa.

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Non stiamo parlando di horror (lì ci si aspetta di avere paura!) ma di film drammatici, che a fine visione lasciano lo spettatore a pezzi e con il cuore lacero. Chi non si è sentito morire durante la sequenza della bambina con il cappotto rosso alla fine di Schindler's List? Chi non ha provato un mancamento al chiudersi del cerchio de La donna che canta? Irréversible di Gaspar Noé è un film shock. Presentato a Cannes nel 2002, si è imposto da subito come "film scandalo" per la violenza carnale, rappresentata in modo particolarmente spietato sullo schermo. Dal 2002 a Cannes, e non solo, sono passati altri film e registi scandalosi, ma nessuno ha avuto su chi scrive la stessa eco di Irréversible.

Lo scorso 25 Aprile Irréversible è approdato nel catalogo di Amazon Prime Video, diciotto anni dopo aver fatto scandalo a Cannes. Se ve lo state chiedendo, non è invecchiato di un solo giorno: è attuale e agghiacciante ora come allora. Forse anche di più! Un incubo lungo una notte, un viaggio allucinante che Gaspar Noé scompone e ci racconta "al contrario", come già aveva fatto Christopher Nolan con Memento un paio di anni prima.

La Divina Commedia di Dante è una delle chiavi di lettura del film, una salita dall'Inferno al Paradiso, con il personaggio della Bellucci come serafico cherubino a cui verranno spezzate le ali.

Solo che lì questo tipo di montaggio serviva ad accentuare il lato thriller della storia, mentre Noé lo usa per acuire la drammaticità della vicenda in un’escalation sempre più dura e struggente. La storia, se non fosse per il montaggio, sarebbe quasi banale per la sua linearità e perfettamente in linea con gli archetipi del rape&revenge, anche se non per questo meno dura. Anzi, l’anno scorso alla Mostra del cinema di Venezia è stato presentato Irréversible – Inversion Intégrale, ovvero il film rimontato seguendo l'ordine cronologico degli eventi: la potenza del messaggio, anche visto così, rimane invariata.

Dopo una festa a casa di amici una ragazza (Monica Bellucci) attraversa da sola un sottopassaggio: qui viene aggredita, stuprata e picchiata. Il suo fidanzato (Vincent Cassel), accecato dalla rabbia, andrà in cerca dell'aggressore per vendicarsi.

Come detto il film inizia dalla fine, con l'uccisione del carnefice scovato nelle viscere di un nightclub che tanto assomiglia a una bolgia infernale. La Divina Commedia di Dante è una delle chiavi di lettura del film, una salita dall'Inferno al Paradiso, con il personaggio della Bellucci come serafico cherubino a cui verranno spezzate le ali. Il nightclub è quindi il punto più basso da cui iniziare la salita. L'omicidio si compie spietato in un turbinio di violenza, chiaro/scuri e fotografia rossa che riflette la rabbia e l'odio del protagonista in quel momento, in grado di rievocare anche passione e amore, elementi positivi che emergeranno lentamente nel corso della storia. Il tutto centrifugato da una regia instabile, nervosa, che riflette lo stato d'animo del protagonista, accecato dall'odio, frustrato, confuso, bramoso di vendetta.

Mano a mano che la storia prosegue (anzi, si riavvolge) le inquadrature si faranno sempre più stabili, pacate, "normali" fino a raggiungere lo zenit nella scena dello stupro: dieci minuti in piano-sequenza, con la camera appoggiata a terra, fissa e immobile, a ritrarre la violenza in tutto il suo deprecabile orrore. Una scena resa con un realismo quasi insostenibile, come se fosse un documentario (anzi, uno shockumentary) al punto da insinuare nello spettatore il dubbio che la Bellucci non sia stata stuprata veramente durante le riprese. Una scena brutale come poche altre volte può capitare di vedere in un film, figuriamoci a un Festival. Eppure, per quanto assurdo possa sembrare, lo stupro non è la cosa peggiore che Noé mette in scena. La storia si riavvolge ancora, e quella donna vittima di violenza assume forma, dimensione. Diventa reale attraverso le sue relazioni, le passioni, gli amori, le speranze, gonfiandosi sempre di più mentre lo stupro si allontana (come minutaggio nel film) eppure diventa sempre più incombente (nella linearità della storia) sino a giungere a un finale cinico, spietato, annichilente, che getta lo stupro sotto una nuova e (se possibile) più terribile luce.

di Marco Filipazzi
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