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È il 1971 e solo in due sale, a Detroit e Atlanta, esce Sweet Sweetback's Baadasssss Song. Ed è un vero tripudio di pubblico.

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Per contestualizzare questo evento cinematografico è necessario ricordare che Detroit nel 1967 aveva vissuto una rivolta tra le più distruttive della storia degli Stati Uniti, causata dall’arresto di ottantadue afroamericani alla United Community League for Civic Action. La rivolta dura dal 23 al 27 luglio e porta alla morte di trentatré afroamericani (ventiquattro dei quali uccisi dalla polizia) ed al ferimento di 1189 persone. Tra le vittime ci fu anche una bambina di quattro anni, colpita al petto dalla mitragliatrice della polizia. Nessun poliziotto è mai stato condannato. Atlanta, invece, è la città natia di Martin Luther King, la stessa città in cui viene arrestato nel 1960.

In tutti gli Stati Uniti è un momento di forte rinnovamento, in tema di diritti civili, e di altrettanti avvenimenti che riguardano gli afroamericani. Gli anni di Martin Luther King, assassinato nel 1968 a Memphis; di Malcolm X e delle Black Panther; dell’assassinio nel 1964 di James Earl Chaney, Andrew Goodman e Michael Schwerner per mano del Ku Kux Klan; della rivolta di Watts nel 1965, scatenata dalla continua e perpetuata violenza della polizia verso la comunità afroamericana. Tutto questo, insieme ad altre decine e decine di esempi, porta ai crescenti conflitti tra la polizia e la popolazione afroamericana.

Si gettano le basi per un cinema indipendente, politico, rivoluzionario e in netta controtendenza con quello della Hollywood del passato che, per i ruoli degli afroamericani, tingeva il volto di attori bianchi.

In questo clima si contestualizza Sweet Sweetback's Baadasssss Song di Melvin Van Peebles, considerato il primo film del genere Blaxploitation. La storia è quella di Sweetback, un orfano che viene cresciuto in un bordello: diventato adulto, inizia la carriera da gigolò ma viene arrestato e picchiato in seguito all’accusa, infondata, di aver assassinato un uomo. Riesce a scappare e da quel momento in poi incomincia la sua fuga.

Il film inizia con una frase sullo schermo: «Questo film è dedicato a tutti i fratelli e le sorelle che ne hanno abbastanza dell'uomo bianco». È subito chiaro l’obiettivo principale del film: utilizzare la rabbia e la frustrazione dell’afroamericano, per metterlo - per la prima volta - in una posizione di potere in un film.

Si gettano le basi per un cinema indipendente, politico, rivoluzionario e in netta controtendenza con quello della Hollywood del passato che, per i ruoli degli afroamericani, tingeva il volto di attori bianchi.

Melvin Van Peebles esercita sul suo film un controllo totale, tanto che due storie curiose ne esaltano l’autenticità: si dice che la troupe girasse armata sul set di Los Angeles, per evitare qualche brutto incontro, e che Van Peebles stesso (che interpreta il protagonista) abbia contratto la gonorrea in uno dei veri rapporti sessuali che vengono mostrati nel film.

La morte di George Floyd ha portato nuovamente alla ribalta la condizione in cui versa un paese (gli Stati Uniti, che si autodefiniscono civili) ed è il seguito di una serie di abusi che dura da anni: la nuova destra di Trump è l’emblema di tutto quello che non funziona negli USA. È incredibile pensare come Sweet Sweetback's Baadasssss Song, un film del 1971, possa essere ancora così attuale. E la riflessione si fa più grottesca se si pensa che l’obiettivo di Van Peebles fosse quello di fermare il tempo a un Medioevo culturale, rendendo vano un movimento che avanza. Come se non fosse cambiato nulla da Martin Luther King e da Malcolm X. A vederlo oggi, nel 2020, si rabbrividisce pensando a quanto poco sia cambiato, perlomeno in determinati ambiti.

di Alfredo De Vincenzo
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