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Shutter Island Recensione


Shutter Island Recensione

Recensione Silenzio in sala
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Direttamente dalla Berlinale arriva in Italia, distribuito da Medusa, Shutter Island, il nuovo e attesissimo thriller psicologico firmato dal maestro Martin Scorsese. Siamo nel 1954, l’isteria collettiva è alle stelle di fronte al terrore nucleare e l’agente federale Teddy Daniels (Leonardo Di Caprio), veterano della seconda guerra mondiale, viene chiamato assieme ad un suo collega (Mark Ruffalo) a risolvere un enigmatico caso nell’impenetrabile ospedale psichiatrico di Ashecliffe.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
Voto utenti: 3/5

L’inquietante manicomio criminale si trova su un’isola in mezzo all’oceano, Shutter Island, un posto cupo e battuto costantemente dal vento, dove nulla è come appare. I due federali si troveranno dunque a condurre, in un clima tetro e ansiogeno, le indagini sull’oscura scomparsa di Rachel Solando, una maniaca depressiva pluriomicida che è misteriosamente riuscita a fuggire dal blindatissimo ospedale-fortezza. L’accoglienza nei confronti dei poliziotti non sarà delle migliori: pazienti psicotici e medici scostanti ostacoleranno inspiegabilmente le indagini, rivelando, tra le righe, un terrificante e agghiacciante retroscena sulla vera natura dell’isola. Sarà Teddy a prendere in mano la situazione, muovendosi tra le ombre dell’ospedale e tra i suoi cupi ricordi, convinto che dietro alla facciata dell’istituto si nascondano ben più terrorizzanti verità…

Dopo Gangs of New York, The Aviator e il fortunato The Departed, l’accoppiata vincente Di Caprio-Scorsese torna sul grande schermo per raccontare un intenso dramma psicologico; un thriller avvincente che con un climax teso sulla corda della suspense catapulta lo spettatore nei meandri della psiche umana, nel sottile e intangibile limes tra follia e normalità. Attraverso un egregio e mirato uso del flashback, Scorsese gioca con il tempo, proiettando chi ne fruisce all'interno della mente del suo protagonista, nelle sue paure e nelle sue allucinazioni. Le gotiche scenografie di Dante Ferretti diventano valore aggiunto all’interno di un’economia narrativa che punta all’ossessione, tra nazisti e lobotomie cerebrali, riprendendo figurativamente gli stilemi di quei film degli anni ’40 e ’50 che il grande regista aveva vissuto da spettatore. La suspense rimane alta grazie a diversi colpi di scena e al ricorso ad effetti speciali volti fondamentalmente a ricostruire situazioni climatiche perennemente avverse, che incorniciano le azioni del tenace protagonista, impersonato da un grande Di Caprio, capace di convincere sempre più il pubblico delle sue immense doti attoriali (senza nulla togliere alle buone performance di Mark Ruffalo, Ben Kingsley e Michelle Williams).

L’accoglienza nei confronti dei poliziotti non sarà delle migliori: pazienti psicotici e medici scostanti ostacoleranno inspiegabilmente le indagini, rivelando, tra le righe, un terrificante e agghiacciante retroscena sulla vera natura dell’isola



Malgrado tutti gli ottimi elementi di cui si è detto fino ad ora però, l’ultima fatica di Scorsese non presenta quei tratti di novità, quella sorta di scintilla che ha fatto entrare dirompentemente molte delle sue precedenti opere nella storia della settima arte: Shutter Island è quello che qualsiasi film del suo genere avrebbe potuto essere se fosse stato diretto dal grande regista, ma non è permeato di quella forza artistica che ha permesso a film come Casinò, Taxi Driver o anche The Departed di spiccare il volo e diventare quei capolavori che hanno incoronato “il vecchio Martin” uno dei massimi registi dei nostri tempi. Per essere chiari: Scorsese non delude, ma di certo, non fa neanche gridare al capolavoro

di Chiara Napoleoni
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