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Recensione Silenzio in sala
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Nel 1819 lo scrittore americano Washington Irving pubblicò la raccolta The Sketch Book of Geoffrey Crayon, in cui il pubblico poté leggere per la prima volta il racconto La leggenda della valle addormentata. Nel 1999 uscì nelle sale un adattamento cinematografico (il primo se si esclude il cartone della Disney del 1949) intitolato Sleepy Hollow.

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Voto Silenzio in Sala: 3.0/5
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Al timone dell’operazione troviamo Tim Burton che, unito alla storia gotica che si addiceva perfettamente al suo stile visionario e dark, alla brama di rivalsa dopo il mezzo flop commerciale di Mars Attacks! e alla voglia di girare finalmente un horror dopo essersi misurato con altri generi più “contaminati” (Beetlejuice era più simile a una commedia nera ed Edward Scissorheands una favola gotica), queste sarebbero già garanzie sufficienti per suscitare curiosità. Dopo aver accarezzato l'idea di girare il film in stop-motion (tecnica già sperimentata da Burton nel cortometraggio Vincent e perfezionata in uno dei suoi capolavori assoluti, Nightmare before Christmas, del 1993, diretto da Henry Selick) la produzione ripiegò infine su una più classica, ma non per questo meno visionaria, messinscena.

La storia, magistralmente narrata da Burton sulla solida sceneggiatura di A.K. Walker (già autore di Se7en), ha echi dello Sherlock Holmes di Sir Arthur Conan Doyle. Siamo nel 1799. Iachobon Crane, poliziotto dai metodi bizzarri e poco ortodossi (interpretato da un Johnny Depp in splendida forma, qui alla sua terza collaborazione con il regista) viene mandato a indagare sui misteriosi omicidi che avvengono a Sleepy Hollow. Quattro omicidi, avvenuti tutti dopo l'imbrunire. I corpi, ritrovati all'alba, sono decapitati e le teste sembrano essersi volatilizzate.

La storia, magistralmente narrata da Burton sulla solida sceneggiatura di [A

Lo scientifico Crane, mano a mano che viene risucchiato in questo turbine di indagini, sarà costretto ad abbandonare i suoi criteri scientifici per abbracciare le superstiziosi leggende paesane che narrano di un iracondo cavaliere senza testa che, bramoso di vendetta, decapita le sue vittime.

Il cast di contorno è di tutto rispetto: da Christina Ricci in vesti di dark lady, all'inquietante Christopher Walken, nei panni di un Cavaliere senza Testa senza nemmeno una battuta ma dall’aspetto orrorifico. Gustosi anche i cammei di Lisa Marie, ex-moglie del regista, e Christopher Lee, qui alla sua prima collaborazione con Burton, nella parte del terribile giudice nell'incipit del film. La pellicola è zeppa di richiami agli horror con cui lo stesso Burton è cresciuto. Oltre ai classici della Hammer, si trovano strizzate d'occhio in particolare ai maestri italiani Mario Bava e Riccardo Freda, i cui film in bianco e nero hanno influenzato profondamente il regista.

Non manca nemmeno l'autocitazionismo, con la sequenza di apertura in cui compare un macabro spaventapasseri diretto discendente del Jack Skeletron di Nightmare before Christmas.

Le scenografie sono monumentali al punto che Rick Heinrichs e Peter Young sono stati premiati con l’Oscar nel 2000, mentre costumi e la fotografia hanno ottenuto una nomination. Basti pensare che l'intero villaggio di Sleepy Hollow, dopo innumerevoli sopralluoghi in cittadine “già esistenti” nella zona nord dello stato di New York e nella Hudson Valley, è stato letteralmente creato da zero. La maggior parte degli scenografi avevano già collaborato con Burton alla creazione del suo Batman, ma hanno dichiarato che, passeggiando per i set di Sleepy Hollow era come “passeggiare nella testa di Tim Burton”. Tutto è gotico: il villaggio, le case, i boschi, persino le attrezzature usate da Crane, per non parlare dell'Albero dei Morti e del Cavaliere senza Testa. Sleepy Hollow è un ottimo film d'intrattenimento, estremamente godibile, con interpreti magnifici e una narrazione serrata. Insomma, se Burton aveva voglia di rivalsa dopo Mars Attacks!, è riuscito pienamente nel suo intento.

di Marco Filipazzi
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