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Recensione SIlenzio in sala
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Maltese - Il romanzo del Commissario nasce dall’esigenza di dare continuità ai fasti de Il Commissario Montalbano in Rai: la rete ammiraglia della tivù pubblica punta sulla serialità per tenere incollati i telespettatori al video, ma l’avvento dello streaming e di piattaforme web come Netflix non rende le cose facili in fatto di competitività. Quindi, in Viale Mazzini hanno deciso di adeguarsi ai tempi: una modernizzazione che intende procedere per gradi e che prevede la produzione di serie altamente accattivanti. Come Rocco Schiavone, direttamente dal best seller di Antonio Manzini, o La mafia uccide solo d'estate di Pif; due serie che, insieme a I bastardi di Pizzofalcone, sembravano aver indirizzato il pubblico verso un cambiamento in meglio nell’offerta di palinsesto. Maltese - Il romanzo del Commissario doveva essere proprio la punta di diamante di questa metamorfosi: quella perla in grado di dimostrare che la Rai, quando vuole, osa e lo fa bene. In barba allo streaming e alle nuove frontiere americane. I prodotti di casa nostra sono come una partita della Nazionale: appassionano sempre. Con queste premesse, è stata annunciata la mini serie con Kim Rossi Stuart, Roberto Nobile, Enrico Lo Verso e Valeria Solarino: nomi celebri che fanno da garanzia di successo.

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Non è cosa semplice mettere in scena quattro episodi che parlano di mafia, ambientati alla fine degli anni Settanta, senza cadere nel banale. Proprio per non risultare scontati, Palomar e Rai Fiction, insieme al regista Gianluca Maria Tavarelli, hanno deciso di ambientare l’intera vicenda a Trapani e non a Palermo: così da evitare il sentore dello stereotipo. La storia si presenta bene, o meglio, non malissimo: ci troviamo immediatamente dinnanzi a colpi di scena, in primis l’uccisione del commissario Gianni Peralta, amico d’infanzia di Maltese. Da qui l’intreccio narrativo prende pieghe inaspettate: passato e presente di Dario Maltese (protagonista assoluto) si sovrappongono fino a collimare vertiginosamente. Un susseguirsi di volta faccia, duplici prospettive, omicidi e amori turbolenti.

La serie con Kim Rossi Stuart nasce dall’esigenza di dare continuità in Rai ai fasti de Il Commissario Montalbano.

Qualcosa di incompiuto
Ci sono tutti gli ingredienti, sulla carta, per una fiction godibile. Peccato che tanto lavoro non renda come dovrebbe: subito dopo un'ottima prima puntata, assistiamo a tre episodi di una lentezza inaspettata e disarmante che rendono la vicenda un po’ asfittica e prevedibile. Anche quando si vuole ricorrere alla suspense, gli equilibri e le trame sono immediatamente individuabili e riconducibili. Si fa fatica a decollare dal punto di vista del coinvolgimento, tant’è che nemmeno il lato sentimentale prevale sull’action (già parecchio scarno): amori vissuti in maniera troppo repentina e scontata, storie familiari lasciate a metà. Forse la parola più giusta per definire questo prodotto è proprio incompiutezza: ci sono gli spunti giusti su cui lavorare e approfondire, ma manca ancora quel quid in più che renda credibile ogni elemento nel suo insieme.

Una serie che vive di istinti
L’ultima puntata lascia intendere che potrebbe esserci una seconda stagione, con un finale che sembra tutto tranne che lieto. Ci sarà tanto da fare per Maltese a Trapani, una città che «vive di istinti». Chissà se l'istinto degli sceneggiatori è di consegnarci un prodotto architettato meglio per l’anno prossimo. Va detto che lo share sembra premiare la banda di Tavarelli che, comunque, in questo azzardo confeziona una fotografia da manuale (merito di Marco Pieroni) e una ricostruzione storica puntuale: macchine, costumi, persino le locandine sui muri nel corso di ogni scena, sono state selezionate con criterio. Non basta questo, però, per definirla una serie indimenticabile.

Momenti cult

- La scomparsa di Peralta e il cambio di programma di Dario Maltese nella prima puntata;
- la presentazione della squadra di uomini che affianca il commissario;
- i panorami trapanesi da cartolina.

di Andrea Desideri
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Rosetta | 21:23 17/05/17

La lentezza del racconto è la chiave migliore di lettura. Ti permette di valutare il prodotto, i paesaggi bellissimi. I personaggi azzeccati. Forse il linguaggio lascia a desiderare in quanto per rendere bene doveva riflettere il parlato trapanese. Sarebbe stato perfetto nel contesto dello sceneggiato televisivo.

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Vito302 | 23:52 18/05/17

Valutare negativamente la serie per un colpo di scena telefonato o per la prevedibilità della vicenda mi sembra ingiusto. Dovremmo smettere di andare al cinema o collegarci a Netflix e guardare solo documentari. Dal mio punto di vista la suspance è ben bilanciata sulla vita del protagonista e sul suo passato; la caccia all'uomo è un pretesto per rivelare gli effetti della mafia quando nessuno aveva il coraggio di chiamarla per nome, contrapposta alla bellezza del territorio. Fotografia e ricostruzione storica al top, almeno su questo aspetto siamo d'accordo. Aggiungerei anche regia e sceneggiatura alla lista. Se fossi un nerd direi che Maltese sta a Montalbano come la DC sta alla Marvel: sono complementari ma al tempo stesso differenti. Uno si prende molto sul serio, è più riflessivo e "dark", l'altro più autoironico e celebrativo, ma entrambi parlano la stessa lingua e affrontano (quasi) i medesimi temi. Nel romanzo del commissario non esiste un vero cattivo, persona fisica sulla quale accanirsi; anche per questa ragione ho trovato il finale veritiero, in forte controtendenza rispetto al genere che prevede la solita resa dei conti. Contrariamente alla tua analisi, ho trovato la sceneggiatura efficace e ricca di spunti interessanti. Maltese parla di Mafia senza riferimento a fatti o personale reali ma gli echi alla realtà arrivano con forza dissonante. Maltese è chiaramente metafora di un'epoca, uno sceneggiato televisivo - dal taglio cinematografico - che attraverso la fiction racconta il territorio e i protagonisti che nei decenni scorsi l'hanno abitato, con grande lucidità e sensibilità. Tecnicamente mi ha impressionato; i 4 episodi li ho letteralmente divorati su RaiPlay, altro che lenti e banali. Spero vivamente in una seconda stagione.

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