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Recensione Silenzio in sala
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Continua la parabola allegorica romeriana sulla società contemporanea: dopo La notte dei morti viventi e Zombi (originariamente L'alba dei morti viventi) il regista newyorkese prosegue e conclude (almeno temporaneamente) la sua saga nel 1985 con Il giorno degli zombi. Anche questo episodio rimane sciolto e indipendente rispetto agli altri lungometraggi della saga, a parte l'ovvio incipit comune: un virus non meglio identificato riporta in vita i morti, trasformandoli in creature lente e goffe, spinte da un primordiale appetito di carne viva.

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La razza umana è agli sgoccioli, e i sopravvissuti, per lo più militari e scienziati, sono costretti a vivere di espedienti, trovando rifugio nei posti più disparati: villini borghesi sperduti nella brughiera, centri commerciali trasformati in roccaforti, bunker militari che si diramano tentacolari sottoterra. Come in una rivisitazione in chiave zombie de Il signore delle mosche, i conflitti interni al gruppo faranno in modo che le due fazioni, militari da una parte e scienziati dall'altra, si allontaneranno sempre di più, ognuna con la pretesa di volersi imporre sull'altra, fino dimenticare la vera minaccia contro cui combattere.

Nonostante all'epoca in cui la pellicola entrò in produzione George A. Romero avesse già conseguito l'etichetta di regista di culto, le difficoltà per varare il nuovo progetto non mancarono. Originariamente la sceneggiatura era molto più articolata e con numerose scene splatter (Il giorno degli zombi è sicuramente il più gore della saga): Romero, infatti, fu costretto a scegliere tra un budget di 7 milioni e l'obbligo imposto dalla produzione di dover girare un “film per tutti”, oppure un budget di 3 milioni e una maggiore libertà creativa. Scelse la seconda via, e le idee tagliate da questo episodio vennero recuperate nel 2005, per l'episodio iniziale della “seconda trilogia”: La terra dei morti viventi.

Il giorno degli zombi, oltre a dare pane per i denti degli appassionati (gli effetti speciali sono sempre del fedele Tom Savini) contiene anche un sottotesto critico. Se La notte affrontava argomenti “scomodi”, come il razzismo (tema molto caro al regista e presente in ogni pellicola), e Zombie era un analitico esame alla società consumistica, questa pellicola si concentra sull'inadeguatezza di governi e istituzioni nel far fronte alle emergenze. Medici e militari incapaci di trovare un accordo pur essendo, non solo nella stessa barca alla deriva, ma soprattutto gli ultimi esponenti di un’umanità che sta scrivendo l’epitaffio sulla propria lapide.

Nonostante all'epoca in cui la pellicola entrò in produzione [George A

I primi sono troppo accecati dalle loro teorie astratte, fantascientifiche e inconcludenti (il Dottor Frankenstein, ovvero Richard Liberty, è un personaggio a dir poco memorabile) mentre i secondi sono esaltati gerarchi e dittatori con folli manie (e pretese) di comando. Pare che Romero voglia dirci (o almeno farci intendere) che gli unici a concludere veramente qualcosa sono le minoranze emancipate della società: neri (anche in questo capitolo un ruolo fondamentale è ricoperto da un attore di colore, Terry Alexandre) e donne (il cui potere viene sempre sottovalutato dalle autorità). La pellicola, purtroppo, non fu accolta bene dalla critica, che l'ha confinato nel ghetto dei film di genere, né dal pubblico, che a metà degli anni '80 stava abituandosi a un horror più cartoonesco e adolescenziale (vedi i vari Nightmare e Re-Animator, prototipi del moderno filone dei teen-horror). Ma ad oggi, Il giorno degli zombi rappresenta una delle pietre miliari del genere, tappa obbligatoria per ogni cultore.

di Marco Filipazzi
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