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Recensione Silenzio in sala
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Giulia non esce la sera perché non può. Perché deve tornare in carcere dove sta scontando la propria pena per aver ucciso un uomo.

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Voto Silenzio in Sala: 2.0/5
Voto utenti: 3/5

La pena per aver abbandonato il marito e la figlia la sconta invece ogni giorno, in ogni momento. Guido Montani (Valerio Mastandrea) è uno scrittore al punto di svolta: ha un libro candidato ad un prestigioso premio, ha una bella moglie e una bella figlia e si sta apprestando a traslocare in una casa più comoda e confortevole in città. Eppure, sembra che tutto ciò gli scivoli senza entusiasmo; conduca la sua vita senza che i cambiamenti lo stravolgano o lo rendano protagonista della sua esistenza. È evidentemente depresso ma è troppo timoroso e schivo per ammetterlo con sé stesso. Scrive senza che sia una passione a spingerlo ma solo la sua agente Attilia (Piera Degli Esposti) che lo stimola. Vive più nei propri racconti che si palesano al suo fianco come vite parallele che nella realtà dove si muove come se lui stesso fosse guidato dal volere della penna di uno scrittore. Finchè Guido comincia ad andare in piscina per non perdere la retta annuale pagata per la figlia Costanza.

Eppure, sembra che tutto ciò gli scivoli senza entusiasmo; conduca la sua vita senza che i cambiamenti lo stravolgano o lo rendano protagonista della sua esistenza

Lì incontra Giulia (Valeria Golino) e il film si apre a tre livelli uniti tra loro grazie all’esperienza di Guido, più spettatore che protagonista delle storie.

Nell’uno lo scrittore prosegue la sua vita fatta di momenti di solitudine nei quali ne approfitta per scrivere e momenti noiosi e poco stimolanti con la moglie e il mondo letterario a cui si deve prostrare per ricevere il premio. Nel secondo si narra il suo rapporto con la figlia, l’unica persona a lui veramente cara ed a cui tenta di muoversi per imporsi, e Filippo, il fidanzatino, dai quali impara la semplicità e l’onestà dei gesti e delle parole. Infine c’è Giulia con la quale intratterà dei rapporti sempre più forti ed intensi e tenterà di entrare nella sua vita precaria per risolverla.

La sincerità e la voglia di confrontarsi anche sbagliando muove entrambi da quella soglia di invisibilità nella quale si erano adagiati e li sprona ad uscire da quella piscina per affrontare i problemi e gli spettri del passato. È il momento in cui gli occhi spauriti ed assenti di Giulia riprendono vita e il viso apatico di Guido si colora di tinte più accese. Ma la vita non è semplice ed i labirinti del cervello umano sono ancora più difficili da interpretare e quindi le risposte alle loro domande comporteranno esiti e conseguenze diverse sia per Giulia che per Guido.

Un ottimo cast regala a Giulia non esce la sera la giusta intensità e caratura: Valerio Mastandrea è bravo a lasciare che Guido non si emozioni, a non caricare il suo personaggio di dubbi ed incertezze ed a regalare alla platea qualche risata per alleggerire il clima drammatico. Valeria Golino interpreta Giulia e le sue paure spalancando gli occhi e caratterizzando il vuoto della protagonista con quell’azzurro che si confonde nell’acqua della piscina; è sicuramente la nota più positiva del film. Il regista Giuseppe Piccioni usa i toni drammatici lasciando, però, lo spettatore nel limbo e nella speranza di credere che i colori vivaci prendano il dominio sul cupo. Invece, la storia vira inevitabilmente verso il drammatico dando al film un finale comune e scontato e mettendo la parola “fine” ad una storia che meritava altri esiti stilistici e di contenuto.

di Lorenzo Costantini
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