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Recensione Silenzio in sala
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Alla sua seconda opera da regista, Mel Gibson ha probabilmente realizzato il suo film più amato, da critica e pubblico. A due anni di distanza dall'interessante esordio de L'uomo senza volto, l'attore americano (ma cresciuto in Australia) ha mostrato ampiamente le sue grandi doti anche dietro la macchina da presa, con la trasposizione dal libro omonimo di Randall Wallace.

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Voto Silenzio in Sala: 4.0/5
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Ecco così che vide la luce Braveheart - Cuore impavido, vincitore di ben cinque Oscar, tra cui i più importanti, miglior film e miglior regia. Una pellicola assunta a vero e proprio simbolo di una nazione, la Scozia, nella quale è ambientata, e della sua lotta contro la secolare dominazione inglese. Allo stesso tempo è divenuta per tutto il mondo la storia di un uomo in lotta per la libertà, e per cui facilmente fruibile da qualsiasi strato sociale. Nonostante diverse imprecisioni storiche, e un morboso gusto per la violenza più sanguinaria (caratteristica che accompagnerà da qui in poi la carriera di Gibson regista), Braveheart - Cuore impavido è diventato un classico del genere epico.

Scozia, seconda metà del XIII secolo. Dopo la morte del re, i nobili vengono convocati per un incontro dal re d'Inghilterra Edoardo I, detto il Plantageneto: la trappola nella quale cadono però li fa andare incontro al massacro. Un gruppo di contadini, scoperto l'orrido inganno, organizza un attacco alla frontiera inglese; tra questi, il padre e il fratello del piccolo William Wallace, nella battaglia perdono la vita. Il giovane William riceve la visita dello zio Argyle (Brian Cox), che lo prende con sé, istruendolo e insegnandogli l'arte della spada.

Monumentale, epico, violento: Braveheart è la summa di tutti i punti cardine del kolossal in costume.

Diversi anni dopo, ormai uomo, William (Mel Gibson) fa ritorno nel villaggio natale, e ritrova Murron (Catherine McCornack), che aveva incontrato per la prima volta al funerale dei suoi genitori. Tra di loro nasce un forte e profondo amore, ma non è facile vivere ora in Scozia, dominata dal Plantageneto, e dove i nobili inglesi tiranneggiano sulla povera gente, restaurando tra l'altro l'arcaico diritto dello “ius prime noctis”. Murron e William sono così costretti a sposarsi in gran segreto, ma la tragedia è comunque alle porte. Un giorno la ragazza subisce un tentativo di violenza da un vecchio soldato inglese, e viene salvata proprio da William che, costretto a ribellarsi alle truppe di sua maestà, riesce a scampare alla cattura.

La stessa sorte non tocca alla donna, brutalmente uccisa in pubblica piazza. William non ha più nessuna ragione per vivere, e così si getta con corpo e anima contro i crudeli invasori, trovando anche l'aiuto degli abitanti del villaggio: è l'inizio di una rivolta che si ingrandirà sempre di più, fino a trasformare gli scozzesi in un vero e proprio esercito pronto a sfidare l'Inghilterra. Nel frattempo, il Plantageneto (Patrick McGoohan) deve vedersela con la forza della principessa francese Isabelle (Sophie Marceau), giusta, idealista e caritatevole, sposata al figlio del sovrano inglese ed erede al trono, il debole ed effeminato Edoardo (Peter Hanly). L'incontro diplomatico tra William e Isabelle sembra poter cambiare le sorti della guerra, ma gli intrighi dei nobili, divisi sulla strada da seguire, porteranno a tragici esiti.

Monumentale, epico, violento: Braveheart - Cuore impavido è la summa di tutti i punti cardine del kolossal in costume. In quasi tre ore Gibson racconta con poesia e durezza una delle pagine di storia più eroiche che si ricordino, pur prendendosi diverse licenze (tra le quali quella dei kilt, all'epoca i clan scozzesi non li portavano). Ciò che conta alla fine, imprecisioni storiche a parte, è che si assiste a un'epopea coinvolgente, ricca di passione, abilmente divisa tra dramma ed esaltante azione. La prima parte è sicuramente rivolta al lato emotivo, quando assistiamo alla nascita di un amore che nemmeno la morte sembra poter dividere. Accompagnati da una struggente ed emozionale colonna sonora, è facile appassionarsi alla vicende del prode Wallace, che conosciamo fin da bambino attraverso il "capitolo" introduttivo. Gibson riprende e aggiorna, con maestria, il sapore dei classici kolossal hollywoodiani degli anni d'oro, infarcita di splendidi paesaggi, battaglie di grandiose proporzioni, un affascinante e spettacolare uso di costumi e scenografie (che riprendono lo stile dei quadri ottocenteschi) e una costante ricerca dell'epica, che traspare sia negli ispirati dialoghi, che nelle maestose scene di massa. Assistiamo alla trasformazione di un uomo comune, con una cultura superiore, dovuta ai viaggi all'estero nell'adolescenza, che vorrebbe vivere una vita tranquilla ma, costretto dagli eventi, diventa il leader di una rivolta e di un ideale chiamato libertà. La battaglia tra Davide (gli scozzesi, minori in numero) e Golia (la potente Inghilterra), dagli esiti incerti fino al colpo di scena finale, mostra come siano la politica e gli interessi a decidere le sorti di una guerra. Il tutto realizzato senza l'uso di tecniche digitali, ma con l'immane uso di oltre tremila comparse, che rendono i passaggi bellici intrisi di autentico splendore. Una violenza brutale, ma necessaria, dove arti amputati e truculente esecuzioni si mostrano senza pietà, escludendo soltanto la tortura finale, non mostrata nella sua sofferenza vivida, ma comunque estremamente evocativa. Nonostante un'eccessiva mitizzazione del racconto, Braveheart - Cuore impavido rimane ad oggi una delle più belle pagine del cinema storico, capace di ammaliare tutti i tipi di pubblico, senza distinzione di età o di idee.

di Maurizio Encari
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