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Recensione Silenzio in sala
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1987: i moderni guerrieri di John Woo alla ricerca di un domani migliore ritornano in azione dopo un anno esatto dai tragici eventi conclusisi nella baia di Hong Kong.

L’ex criminale Ho Sung, appena uscito di galera, ha concluso il suo conflitto etico e generazionale con Kit, il fratello poliziotto che nello scorso capitolo non gli perdonava la morte del padre.

I destini dei due si incrociano di nuovo all’interno della società dello “zio” Lung, un altro gangster pentito che ha dato lavoro a Ho, ma che è comunque sorvegliato da un Kit sotto falsa identità, poiché forse implicato in nuove attività criminose.

Incastrato dal socio con un’accusa di omicidio, gli eventi per Lung precipitano, costringendolo a rifugiarsi in America e facendolo letteralmente impazzire; riportato alla ragione dal cuoco Ken, fratello gemello di Mark Gor (il gangster amico di Ho nel primo film), e unitosi con lui ai fratelli Sung, il gruppo si farà giustizia, a tutti i costi..

Travagliatissimo seguito del cult A Better Tomorrow, il film è stato segretamente girato metà da Woo e metà da Tsui Hark, all’epoca in rotta col regista, dal quale si sarebbe poi separato poco tempo dopo per girare il prequel A Better Tomorrow 3.

E’ molto sottile e palpabile la linea che divide nel film lo stile dei due cineasti, e questo rende la pellicola decisamente irrisolta, con una prima parte tranquilla ma quasi incolore, salvo poi esplodere in un finale che nella sua violenza disperata –tre uomini contro cento- richiama il Peckinpah del Mucchio Selvaggio.

Si è persa l’estetica elegante del primo capitolo, a detta di Woo perché stava rendendo troppo carismatica la figura del criminale per i giovani, e i protagonisti non sono più samurai (termine forse un po’ fuori fase, essendo i samurai giapponesi) con la pistola, ma uomini che vivono spesso sotto le possibilità umane.

Inoltre, l’interpretazione sottotono e a volte quasi ridicola di Chow Yun Fat, insieme al montaggio un po’ sballato, essendo il film originariamente di quasi tre ore, non rendono certamente un’impressione più positiva di questo sequel; certamente un buon film d’azione, ma decisamente sottotono rispetto agli standard di John Woo e del cinema di Hong Kong del periodo.

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di Francesco Massaccesi
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