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E tu vivrai nel terrore - L'Aldilà Recensione di Help1712


E tu vivrai nel terrore - L'Aldilà Recensione di Help1712

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...e tu vivrai nel Terror e! L'Aldilà


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New York, 2002. Peter Parker torna a casa da una gita ai laboratori Oscorp sentendosi poco bene. Sale in camera sua, si toglie la maglia e crolla a terra. E’ pallido; ha i brividi. Mentre si contorce in preda agli spasmi, la testa inizia a sragionare, proiettando visioni davanti ai suoi occhi. Visioni di ragni. Una tarantola appare d’innanzi a lui, allungando le sue zampe pelose.
E’ un flash, una manciata di fotogrammi, eppure quella tarantola è inconfondibile...

Louisiana, 1981. Un architetto che si occupa di restaurare un hotel si reca in biblioteca per consultare delle planimetrie. Mentre si arrampica su di una scala, un tuono improvviso lo spaventa, facendolo cadere a terra. Immobilizzato dal dolore l’uomo viene attaccato da delle tarantole; camminano sul suo corpo, gli strappano le labbra, il naso, la lingua. Una di esse gli passa davanti agli occhi, allungando le zampe pelose prima di cavargli un bulbo oculare. Quell’immagine, quel fotogramma... è il medesimo che Sam Raimi riutilizzerà un ventennio più tardi nel suo Spiderman.

“Bob Murawski ha fatto un montaggio eccezionale con la sequenza del sogno” dichiara Raimi. “Non avevamo i soldi per realizzare ciò che avevo in mente, perciò Bob mise insieme frammenti di sequenze del mio Darkman e di un vecchio film italiano di Lucio Fulci.”
La pallicola in questione non è un film qualunque, ma probabilmente è il capolavoro del regista romano ...e tu vivrai nel terrore! L’Aldilà.

Dopo un ventennio di carriera, con più di 35 film all’attivo, Fulci è frustrato. Ha esordito dirigendo Totò, ha proseguito con alcuni musicarelli con Celentano, ha lanciato al cinema la comicità demenziale di Franco & Ciccio per poi passare a western, gialli e perfino a film per ragazzi. Ha unito il cinema erotico alla commedia e alla denuncia sociale, è arrivato persino a dirigere un dramma in costume, Beatrice Cenci, con Tomas Millian e Adrienne Larussa, eppure nonostante tutti i suoi sforzi (e gli incassi sempre buoni) non riesce a farsi apprezzare dalla critica. Nonostante sia uno dei registi italiani tecnicamente più preparato questa sua perizia non viene mai apprezzata dalla stampa, che si limita a sfornare recensioni fotocopia per i suoi film, definendoli “popolari”, a quell’epoca praticamente sinonimo di “spazzatura”.

Lucio Fulci allora getta la spugna e decide che se deve essere ghettizzato come regista popolare, lo farà lasciando un segno profondo. Si apre così una seconda parte della sua carriera (quella che poi, a tutti gli effetti, lo ha reso famoso nel mondo) ancorata saldamente al cinema orrorifico, violento e splatter.

...e tu vivrai nel terrore! L’Aldilà è il terzo film di questa svolta che arriva in sala, dopo Zombi 2 e Paura nella città dei morti viventi. L’idea di Fulci è quella di rappresenatre l’orrore su pellicola, declinando questa parola in tutte le sue sfaccettature. Il pretesto è un hotel da ristrutturare in Louisiana dove, durante i lavori, viene inavvertitamente spalancata una delle sette porte dell’Inferno.

L’Aldilà è il secondo capitolo della Trilogia della Morte (insieme a Paura nella città dei morti viventi e Quella villa accanto al cimitero), pellicole accumunate da trame esili, quasi scheletriche, ma infarcite di suggestioni surreali e oniriche, che spesso vengono declinate sullo schermo con una messa in scena violenta, feroce e splatter, che non risparmia nulla all’occhio dello spettatore.

Un altro filo conduttore sono i massicci riferimenti alle opere letterarie di Lovecraft e Poe, sparsi nei film come se fossero citazioni tarantiniane, un segnale evidente di quanto Fulci fosse un cultore dell’orrore in ogni sua incarnazione. Nel 1980 quanti potevano vantarsi di conoscere le opere del tenebroso di Providence?

Infine, in tutte e tre le pellicole compare in uno dei ruoli principali l'attrice Katherine MacCall, interpretando però tre personaggi diversi e slegati tra loro.

Come già detto la trama sembra quasi un pretesto per inscenare una sequela di efferatezze disgustose, ma se si riesce a vedere oltre, se si è più lungimiranti e ci si abbandona a immagini e musica che scorrono sullo schermo, allora L’Aldilà apparirà un’opera meravigliosa e monumentale. Un inno all’orrore, come era nelle intenzioni del suo autore. Uno tzunami anarchico che inanella scene all’apparenza sconnesse, ma composte da immagini potenti, di una bellezza tale da trascinare lo spettatore sul fondo del loro gorgo oscuro.

E poi quel finale. La musica profonda, quasi profana con i suoi cori cupi, di Fabio Frizzi. E quella battuta che brilla di un romanticismo crepuscolare ogni volta che viene pronunciata.
«E ora affronterai il mare delle tenebre, e ciò che in esso vi è di esplorabile.»
Uno dei finali più potenti e incisivi della storia del cinema.

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di Help1712
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