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Recensione Silenzio in sala
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Il carisma di un professore rivoluzionario, l’insicurezza di una professoressa stralunata e l’indolenza di una classe romana sono gli ingredienti della serie tv che ha affascinato giovani studenti di tutte le età. L’immagine che traspare ha come protagonisti ragazzi deviati, ignoranti e disinteressati all’ambiente scolastico.

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La scuola, inoltre, appare sotto le vesti di uno strano male: un disagio dal quale ognuno evade senza il consenso di nessun educatore. Il suono della campanella diventa così il vortice che permette di sfuggire a quest’apatia generalizzata. Il ritorno a casa non risulta meno drammatico: le famiglie appaiono infatti più svogliate dei ragazzi stessi ed i loro modi eleganti celano ipocrisia e debolezze.

Antonio Cicerino (Giorgio Tirabassi) è un insegnante di letteratura che, rimasto di recente vedovo, si trasferisce in un prestigioso liceo classico della Capitale insieme alla figlia adolescente Elena (Carolina Benvenga). Catapultato in una classe degenerata si trova a vivere una realtà scolastica che si distacca prepotentemente dalle sue aspettative rivoluzionarie e lungimiranti. A proiettarlo lungo i corridoi di questa nuova vita vi è un corpo docenti piuttosto bizzarro. Durante il percorso, infatti, incontra Enrica Sabatini (Claudia Pandolfi), professoressa di storia dell’arte alquanto demotivata e depressa; Mélanie Desmoulins (Diane Fleri) elegante professoressa di francese innamorata del preside Pera (Gigio Alberti) e il terribile insegnante di greco e latino Gualtiero Cavicchioli (Ivano Marescotti).

Il ritorno a casa non risulta meno drammatico: le famiglie appaiono infatti più svogliate dei ragazzi stessi ed i loro modi eleganti celano ipocrisia e debolezze



Nonostante in questa prima serie de I liceali l’ambiente scolastico – talvolta esasperato – non rifletta sempre la realtà, l’incompatibilità tra l’insegnamento troppo radicale dei professori e l’atteggiamento strafottente dei ragazzi nei loro confronti creano dei contrasti che, pur non essendo veritieri, risultano comunque stimolanti a coloro che si rispecchiano nei ruoli dei personaggi. Tuttavia le microstorie che nascono nei sei episodi sono lo sfogo di un’idea sbagliata della scuola odierna; il messaggio che arriva è infatti il riflesso dell’inefficace compito degli insegnanti e dei pregiudizi dei giovani studenti che non si adattano facilmente alle scelte dei professori. Di conseguenza si presentano come ragazzi sbandati e spropositatamente arroganti nei confronti di chi tiene la potestà. Dietro ai banchi di scuola la vita scorre più lentamente: al disinteresse di molti studenti se ne contrappongono altrettanti che si disperano per un’interrogazione andata male o il litigio con un professore.

I dialoghi, freschi e semplici, hanno come sfondo i testi altrettanto trasparenti del cantautore romano Fabrizio Moro (vincitore del festival di Sanremo nel 2007 nella sezione Giovani) e dei Tiromancino. Le loro melodie si intrecciano perfettamente col contesto e l’orecchiabilità delle canzoni non distoglie l’attenzione dalle fasi più rilevanti delle microstorie. Gli attori hanno una funzione di spicco, sia tra i veterani (Tirabassi e Pandolfi calzano perfettamente i propri ruoli) che tra i giovani. In questa prima stagione de I liceali si respira ancora un’aria di sperimentazione che, seppur priva di riferimenti alla realtà scolastica, racchiude in sé uno spirito nostalgico.

di Roberta Maci
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