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Retribution Recensione stagione 1


Retribution Recensione stagione 1

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A Edimburgo, in Scozia, vengono brutalmente assassinati Grace e Adam, due giovani sposi. Le due famiglie, vicine di casa, si uniscono nel dolore fino a quando l'assassino dei due giovani piomba a casa loro. Inizieranno così ad emergere i segreti di famiglia mentre la polizia continuerà la ricerca del killer.

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Il microcosmo: la famiglia
Retribution è un thriller piuttosto anomalo dove il killer viene mostrato subito, permettendo allo spettatore di comprendere dall'inizio l'intenzione di non focalizzarsi sulla sua ricerca. Il cuore pulsante, e ansiogeno, della storia riguarda invece i familiari delle due vittime.

Non è certo un tema nuovo quello del microcosmo familiare che si sgretola sotto la morsa della verità e in cui i segreti diventano i veri protagonisti. E questa serie tv britannica focalizza tutta l'attenzione su questo punto di vista, isolando i protagonisti nelle highlands scozzesi, ostiche da raggiungere, e da lasciare. Nelle quattro puntate che compongono la serie pian piano il sospetto aleggia sui vari componenti della famiglia e con l'avvicinarsi della verità tutti i segreti verranno svelati.

La prima puntata, che si apre con le immagini su uno schermo di due innamorati al loro matrimonio per poi mostrarli brutalmente assassinati, è di grande impatto.

L'assassino di mio figlio
Retribution è una serie tv che ha grossi pregi ma anche grandi difetti. La prima puntata, che si apre con le immagini su uno schermo di due innamorati al loro matrimonio per poi mostrarli brutalmente assassinati, è di grande impatto. La capacità di permettere allo spettatore di immergersi totalmente nel dolore dei familiari è straordinaria, come lo sono le varie sfaccettature dei personaggi e del loro modo di affrontare il lutto: c'è chi si trascina con lo sguardo perso, chi fa fuoriuscire la rabbia e accusa gli altri, chi cerca di mantenere il controllo. In questo clima, molto denso emotivamente, era difficile aspettarsi poi il colpo di scena del killer che si presenta nelle loro case. Ed anche qui le varie emozioni umane delineano i vari personaggi alle prese con un dilemma etico e morale: cosa faccio se ho davanti l'assassino di mio figlio?

La prima puntata è un pugno nello stomaco perchè dosa tutto minuziosamente, affinchè lo spettatore non propenda per il lato emotivo piuttosto che per la suspense, ma rimanga quasi intontito tra le varie reazioni. I problemi iniziano e poi proseguono dalla secondo fino alla quarta, ed ultima, puntata.

Tutto quello seminato nella première in alcuni momenti sembra disperdersi, specie quando si esce dalle highlands per entrare in città, per la precisione nella stazione di polizia. Il personaggio della detective incaricata del caso è quanto di più sbagliato si potesse fare: inserire un'altra storyline, con altri segreti che mai si intersecano con quelli delle due famiglie, è quantomeno discutibile e assolutamente poco credibile. In quel momento c'è un taglio netto tra ciò che accade nelle highlands e ciò che accade in città: l'impressione è di aver voluto esagerare sfoderando clichè assolutamente evitabili. Anche le indagini sono assolutamente poco plausibili ed i pretesti sono anche forzati. Tuttavia dentro le case delle due famiglie invece continua l'aggregazione e la disgregazione continua, tra segreti pian piano svelati, omissioni di vario genere, sospetti che avanzano ma anche situazioni che impongono l'unione sempre e comunque.

Un motivo in più per vederlo è l'ottima interpretazione di John Lynch - il George Best del film Best- nel ruolo del padre religioso di Grace e quella di Juliet Stevenson - protagonista de Il fantasma innamorato- nel ruolo della madre divorziata di Adam.

Nel complesso Retribution è una serie che in parte tradisce le attese create nella prima puntata, il cui sviluppo non è sempre coerente e che spesso antepone scelte sbagliate. Ma è sicuramente un buon thriller a sfondo familiare per gli amanti del genere, in cui è inevitabile voler arrivare all'ultima puntata per veder svelato il segreto definitivo, quello che risolve tutto.

Momenti cult

- L'atmosfera ansiogena e claustrofobia del microcosmo familiare;
- L'incipit della prima puntata, con le immagini dei due sposini e della loro morte;
- L'entrata in scena del killer;
- John Lynch nei panni del religiosissimo padre di Grace.

di Alfredo De Vincenzo
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